LEDÖCHOWSKA, MARIA THERESIA

LEDÖCHOWSKA, Maria THERESIA. - N. A. Loosdorf (Austria) il 29 apr. 1863, m. a Roma il 6 luglio 1922. Di eccezionale intelligenza, fu versata nelle lettere e nelle arti. Chiamata alla corte di Toscana (1885), vi restò cinque anni. Nel 1890, dopo l'appello del card. Lavigerie «alle donne cristiane», abbandonò la corte dedicandosi alla lotta contro lo schiavismo e soccorrendo le missioni africane. Attivissima, sviluppò geniale propaganda per formare l'opinione pubblica sul problema dell'Africa, percorrendo i tempi e lanciando arditamente appelli in tutto il mondo.

Fu antesignana della stampa indigena, fondando (1888) una rivista missionaria Eco dell'Africa, pubblicandola in varie lingue. In seguito aggiunse un supplemento per la gioventù: Il fanciullo negro per le varie nazioni; ambedue escono ancora in una diecina di lingue. Impiantò tipografie poliglotte - totalmente affidate alle Suore di S. Pietro Claver - dalle quali uscirono milioni di opuscoli e volumi in 140 lingue e dialetti dell'Africa; promosse e sussidio l'impianto di tipografie in terra di missione. Adunate attorno a sé colte e generose collaboratrici perfezionò con l'esperienza la sua iniziativa dando vita ad una congregazione religiosa missionaria (1894) di particolare struttura: il «Sodalizio di S. Pietro Claver», di cui fu superiora generale nella loro edizione del S. Cuore di Gesù agonizzante.

Entrata nel convento delle Orsoline di Cracovia (1886) e fattavi la professione (1889), fu destinata all'insegnamento. Dal 1904 fu superiora del convento di Cracovia, e, viste alcune situazioni di fatto che male si accordavano con la clausura papale, ottenne dalla Congregazione dei Religiosi il cambio dei voti solenni in voti semplici corrispondenti alla semicolatura. Istituì il primo pensionato universitario per signorine a Cracovia e fondò tra le studentesse l'Associazione delle Figlie di Maria.

Invitata da mons. Budkiewicz, parroco della chiesa di S. Caterina a Pietroburgo, ad assumere la direzione di un internato per giovani studentesse polacche esuli, partì in abito secolare, autorizzata dal cardinale arcivescovo e incoraggiata da Pio X. Superò gravissime opposizioni ripristinando l'ordine e la disciplina nell'educando, conciliandosi l'animo dei connazionali. Rincludì nel 1911 l'intolleranza del governo contro i cattolici di rito latino, ella si trasferì in Finlandia a Merentähti (Sortava), dove aveva una casa e un internato per le bambine polacche deboli di salute, curando i poveri pescatori finnici, traducendo nella loro lingua il catechismo. Iniziatasi la guerra mondiale 1914-18 esulò a Stoccolma dove aprì un pensionato estivo e poi una scuola di lingue a Djursholm, fondò il giornalino Solglinnstar per i cattolici svedesi, finché, scoppiata la Rivoluzione bolscevica, accettò, nel 1917, la fondazione di un orfanotrofio per i figli dei lavoratori polacchi emigrati, in Danimarca ad Aalborg. Nel 1919, terminata la guerra, ritornò a Cracovia nel convento d'origine, da cui però nel 1920 per un insieme provvidenziale di circostanze si distaccò, fondando un nuovo ramo di Orsoline con il fine principale dell'educazione morale e intellettuale delle giovani di classi meno abbienti e la cura dei poveri, vecchi e bambini. Ne è in corso il processo di beatificazione.

BIBL.: S. Dal Pozzo, Una donna polacca da Pietroburgo a Roma, Brescia 1949; A. Lanz, Articoli per il processo informativo della serva di Dio madre O. L., Roma 1949.