LEGA CATTOLICA

LEGA CATTOLICA. - Associazione di cattolici, costituitasi in Francia nel 1576 per resistere al protestantesimo e imprimere alla politica dello Stato un indirizzo pienamente cattolico.

L'eresia protestante aperse una larga breccia nella Francia del Cinquecento sottraendo alla Chiesa di Roma ca. un sesto dei credenti. Ad una fase pacifica, quando la pseudo-riforma era ristretta a pochi artigiani dediti al lavoro e non alle armi, seguì un periodo di turbolenze, dopo che ad essa consentirono molti nobili, forniti di armi e di spirito guerriero. Dopo la notte di S. Bartolomeo, i calvinisti, decimati ma non distrutti, composero una lega armata, l'Unione calvinista, che nella sola linguadoca poteva dare 20.000 soldati. Essa frazionò la Francia in varie circoscrizioni militari, con i loro capi locali tendenti a forme dittatorie e tiranniche. Ne era supremo comandante Enrico di Navarra. L'Unione cercò pure aiuti stranieri: nel 1560 aveva offerto Le Havre ad Elisabetta: nel 1575 marcò su Parigi con un'avanguardia tedesca di 20.000 uomini. Fu questa la quinta guerra di religione, che strappò ad Enrico III la paix de Monsieur (maggio 1575), che dava libertà di culto ai calvinisti, fuori di Parigi, otto piazzeforti e tribunali speciali.

In questa torbida atmosfera, per ridare alla Francia l'unità politica e religiosa, per salvare la monarchia dalla servitù straniera, sorse, nel 1576, la grande L. c., modellata militarmente ed economicamente sulla Unione calvinista. Essa aprì il secondo periodo delle guerre di religione, dal 1576 al 1580, regnante Enrico III. Capo delle forze cattoliche fu il duca Enrico di Guisa, aspirante alla corona.

La L. c. esordì fra la popolazione di Péronne, assai devota a Roma: si estese alle altre città della Piccardia, e in breve attrasse nella propria orbita tutti i cattolici di Francia. Le società locali si saldarono federalmente con impegno reciproco di provvedere al mantenimento delle truppe e alle spese di guerra. La L. c. fu riconosciuta da Enrico III che ne divenne il capo (genn. 1577) mettendosi innanzi al duca di Guisa.

La L. c. ben presto ebbe anche finalità politiche e sociali, proponendosi di « restituire alle province del Regno i diritti, le franchige, e le libertà antiche quali erano al tempo del re Clodovec »: affermazione di un regime aristocratico parlamentare, contro l'assolutismo monarchico dei Valois. Ma la prevalenza rimase al motivo religioso, come anima della grande lotta. E questa si delinea così negli Stati generali che Enrico III dovette convocare per la paix de Monsieur: essi deliberarono che una sola religione fosse tollerata e che i pastori protestanti fossero espulsi dal regno. I calvinisti ripresero le armi. La L. c. sostenne con esito favorevole la sesta e la settima guerra: i dissidenti, battuti, consentirono

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LEGA, MICHELE - Ritratto.
(fot. Felisi)
ad una politica di rinuncia. Dopo 4 anni di calma, la situazione ritornò grave per la morte del duca di Angio, fratello del re. Erede presuntivo della corona divenne un calvinista, Enrico di Borbone, re di Navarra. La L. c. fu riorganizzata sopra basi più solide: Enrico di Guisa guadagnò alla Francia cattolica l'appoggio di Filippo II, avverso all'idea di una monarchia riformata, al di là dei Pirenei. E con lui negoziò l'alleanza di Joinville (31 dic. 1584): lotta contro i riformati in Francia e nei Paesi Bassi, esclusione dal trono francese di principi eretici, cessione alla Spagna di Cambrai e della Navarra. Pertanto, all'erede calvinista il Guisa contrappose un erede cattolico, lo zio di Enrico di Navarra, il card. Carlo di Borbone. L'operato della L. c. generò grave scontento. Un'altra lega sorse in Parigi, pure di cattolici, ma con elementi offerti dalla borghesia e dal popolo minuto. A sua immagine, altre si formarono fuori Parigi. Allora i Guisa e i vecchi leghisti, con il manifesto di Péronne (30 marzo 1585), riconobbero le necessità del terzo stato, chiedendo la riduzione delle imposte, in gran parte gravanti su di esso, e la convocazione degli Stati generali in forma regolare. In realtà si diffondeva uno spirito repubblicano che favoriva lo scisma religioso. Il re, dopo avere esitato fra gli ugonotti e i leghisti, si decise per questi ultimi e con il Trattato di Nemours (7 luglio 1585) prese impegno di estirpare l'eresia e concesse ai leghisti nove piazzeforti. Caddero così le condizioni della paix de Monsieur; donde l'ottava ed ultima guerra di religione dal 1585 al 1593. Il conflitto si allargò: la Francia divenne un campo di battaglia fra i maggiori eserciti d'Europa: Filippo II era con i leghisti, Elisabetta, il re di Danimarca, e l'elettore Palatino con Enrico di Navarra. Enrico di Guisa, favorito dagli eventi militari, prendeva posizioni minacciose per la corona: lo stesso re doveva riconoscerlo luogotenente generale del regno. Le lotte di religione presero aspetto di una contesa dinastica, fra i tre Enrichi. Il re, sempre più insospettito, fece trucidare il Guisa (30 dic. 1588). Fu la rottura fra la L. c. e la monarchia. Parigi insorse e offerse ai cattolici l'aiuto delle masse. La L. c. si tramutò in un'associazione popolare: costituì il Consiglio dei Sedici, vero comitato rivoluzionario che dichiarò Enrico III simoniaco, eresiarca, assassino, nemico della patria (7 genn. 1589) e per ciò decaduto dal trono; proclamò re il card. Carlo di Borbone e accettò i rinforzi spagnoli condotti da Alessandro Farnese. Enrico III si gettò nelle braccia degli ugonotti e di Enrico di Navarra. Allora l'Unione calvinista prese le difese della monarchia; le stava di fronte la L. c., per i diritti del popolo. I due Enrichi, collegati i propri eserciti, assediarono Parigi; un frate domenicano trafisse Enrico III: moriva così l'ultimo dei Valois (1º ag. 1589). Rimase sul campo della lotta dinastica Enrico di Navarra, che Enrico III, prima di spirare, aveva riconosciuto legittimo erede; egli IV (v.). I suoi fedeli lo proclamarono re di Francia. Combatté 4 anni per conquistare Parigi. Nel marzo 1590 mise in rotta ad Ivry la L. c. e bloccò la capitale. Gli furono buoni alleati la carestia, la fame, il desiderio di pace, e insieme la sua dichiarazione di voler conservare la Chiesa cattolica, fatta sin dal 4 ag. 1589. L'abiura del suo vecchio calvinismo (25 luglio 1593) fece cadere l'accusa di eresia e accrebbe la sua popolarità. Il 22 marzo 1594 entrava in Parigi. La L. c. aveva assolto il suo compito.

BIBL.: H. de L'Epinois, La ligue et les papes, Parigi 1886; F. Rocquain, La France et Rome pendant les guerres de religion, ivi 1924; M. de Boüard, Sixte V. Henri IV et la Ligue; la légation du card. Gaetani en France, in Revue des questions historiques, 116 (1932), pp. 59-140.

#### LEGA DELLE NAZIONI: V. SOCIETÀ DELLE NAZIONI.

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“LEGA CATTOLICA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 622. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/lega-cattolica.