LENTINI, DOMENICO. - Sacerdote, n. a Lauria il 20 nov. 1770, m. ivi il 24 febbr. 1828. A 20 anni entrò nel Seminario di Policastro ove studiò teologia. Ordinato di dicono il 28 ott. 1793, tornò al paese per insegnare ai figli del popolo, pur non trascurando di completare gli studi teologici. Sacerdote l'8 giugno 1794, continuò nell'insegnamento, trascorrendo tutta la vita nel triplice fecondo apostolato della scuola, della predicazione e del confessionale. È stata introdotta la causa della sua beatificazione.
BIBL. G. B. Pisani, Prediche del servo di Dio D. L., precedute da alcuni cenni biografici, Roma 1894; C. Sica. Il ven. D. L., Grottaferrata 1930. Silverio Mattei
sero meritatamente celebre e lo fanno considerare una delle glorie più belle della scuola napoletana, della quale fu tra i più illustri fondatori. Otto oratori e numerosa musica sacra, oltre pezzi per strumenti vari, sono composizioni mirabili per elevarezza di forma e sentimento religioso, benché risentano dell'epoca in cui furono composte. Molti suoi lavori sono manoscritti nelle biblioteche d'Italia e d'Europa, altri sono stampati in numerose edizioni moderne.
LEODEGARIO (LÉGER), vescovo di AUTUN, sant. o. Di nobiltà franca, n. verso il 616, m. presso Arras il 3 ott. 679. Fu educato alla corte di Clotario III, poi presso suo zio Didone, vescovo di Poitiers, che l'ordinò diacon (636), lo fece arcidiacono di Poitiers (ca. 653) e gli confidò, con il titolo di abate, il monastero di St-Maixent nel Poitou. Chiamato alla corte (656), fu consigliere di s. Bathilde, reggente durante la minorità di Clotario III. Vescovo di Autun nel 663, riunì nella sua città episcopale un concilio che si occupò in particolare della disciplina monastica (670).
Affezionato ai poveri, fondò a Autun la «Matricula», usizione di carità ch'egli dotò dei suoi propri beni. Alla morte di Clotario III (673), contribuì efficacemente alla elezione di Childerico II d'Austrasia al trono di Neustria, contro il prefetto del Palazzo Ebroino. Consigliere di Childerico, nel 675 cadde in disgrazia in seguito a calunniose accuse e fu esiliato a Luxeuil. Rientrato a Autun dopo l'assassinio di Childerico (sett. 675), ben presto assediato dalle truppe d'Ebroino, volle risparmiare il suo popolo e si diede al nemico (676). Gli bruciarono gli occhi con ferro arroventato, gli tagliarono la lingua e le labbra. Condannato da un sinodo agli ordini d'Ebroino, morì decapitato nella foresta di Sarcing, presso Arras. I suoi resti furono trasferiti nel 684 al monastero di St-Maixent. È onorato come martire. Culto propagato in Francia e nel Belgio. Festa il 2 ott.