LISZT, FRANZ

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LISZT, FRANZ. - Musicista, n. a Raiding (Ungheria) il 22 ott. 1811, m. a Bayreuth il 31 luglio 1886. Mostrò precocissime attitudini per il pianoforte, nello studio del quale ebbe maestro, a Vienna, Carlo Czerny; trasferitosi nel 1823 a Parigi, ebbe inizio e rapido sviluppo la sua carriera di virtuoso, che in breve lo portò a successi trionfali.

Il soggiorno a Weimar (1847-61) è specialmente contraddistinto dalla produzione delle maggiori opere sinoniche che, insieme con quelle pianistiche e strumentali, hanno conseguito la più ampia notorietà: le due sinfonie Faust e Dante, numerosi poemi sinfonici (Ce qu'on entend sur la montagne da V. BALL, HUGO, Tasso, Les préludes da Lamartine, Orpheus, Prometheus, Mazeppa, ecc.), i dodici

Studi di esecuzione trascendentale, le raccolte intitolate Années de pèlerinage, sei studi da Paganini, due concerti per pianoforte e orchestra, una sonata, rapsodie, ecc. L’ultimo periodo creativo coincide con il soggiorno di Roma (1861-70), durante il quale fu scritta la maggior parte delle opere religiose; nel 1866 il L. ricevette da Pio IX la dignità ed il titolo di abate. Oltre a composizioni di minor importanza, sono da ricordare la Missa solemnis per la consacrazione della Chiesa di Gran (1855), la Messa ungherese per l’incoronazione (1866-67), la Missa choralis a 4 voci (1862), il Requiem (1868) ed i sei Salmi. Le due opere religiose di maggiore significato sono forse i due oratori La leggenda di s. Elisabetta (1861-62) ed il Christus (1859-66), entrambi per soli, coro ed orchestra (un terzo oratorio, Stanislaus [1872-83], è incompiuto).

Com’è naturale, anche nelle musiche d’ispirazione religiosa, la personalità di L. si manifesta nei suoi aspetti più tipici: l’esuberanza e la grandiosità del temperamento prevalgono nel complesso delle varie opere, anche in quelle di carattere liturgico. L’interpretazione dei testi sacri è fortemente individualistica, ma in alcuni momenti riesce ad espressioni originali ed intense, come, p. es., nell’Hosanna della Messa ungherese. Il pathos tipico dell’artista, è sensibile nei due oratori, nei quali l’elemento descrittivo viene largamente sviluppato. Nella Leggenda di s. Elisabetta parve così evidente il carattere drammatico da giustificare una realizzazione scenica; ma la struttura dell’oratorio non è unitaria. Anche più complesso appare il Christus, opera di ampie proporzioni, in cui la personalità l’istanza mostra un maggiore approfondimento del sentimento religioso, senza rinunciare al più ricco spiegamento di tutti gli elementi vocali e strumentali.

BIBL.: Fra la numerosa e varia bibli. su L. cf. : L. Raman, F. L. als Künstler und Mensch, 3 voll., Lipsia 1858-04 (fondamentale), nonché i numerosi volumi dell’epistolario. Sulla musica religiosa, E. Scgmitz, L. Kirchenmusik, Langensalza 1911. Luigi Ronga