LORSCH

LORSCH. - Celebre abbazia benedettina, passata poi per breve tempo ai Cistercensi e quindi ai Premostratensi, nella diocesi di Magonza, non lontano da Worms, oggi distrutta.

L'atto di fondazione reca la data del 12 luglio 764, anno in cui il conte Cancor e sua madre Williswinda fecero erigere nella loro proprietà, su un isolotto, oggi scomparso, del fiume Weschnitz, una chiesa con annesso monastero, dedicandola a s. Pietro. Il governo fu affidato a Chrodegang (altrove Ruthgang o Adalang), arcivescovo di Metz, che vi condusse dall'abbazia di Gorze, da lui fondata, alcuni benedettini, e ottenne da papa Paolo I la traslazione nel nuovo monastero del corpo di s. Nazario, martire sotto Diocleziano, a cui fu da allora intitolata l'abbazia (12 luglio 765). L'anno successivo l'arcivescovo cedette il governo al fratello Gundeland. Il rapido sviluppo della comunità, cui fin dal 772 furono concesse immunità e la protezione regia, consigliò lo spostamento della sede e del governo abbaziale a L., il che avvenne nel 774; la sede primitiva rimase priorato di L. fino al sec. XII (l'ultima menzione è del 1179), con il nome di Altenmünster. Ad onta di una prima riforma, introdotta verso la fine del sec. XI da Adalberone vescovo di Augusta, il monastero ebbe un periodo di decadenza sotto il governo di abati commendatari (ca. 890-974), l'ultimo dei quali, Bruno il Grande, poi arcivescovo di Colonia, portandovi la riforma di Gorze, dischiuse un'epoca di grande splendore per L., sia dal punto di vista religioso, sia da quello culturale, mentre si venivano pure estendendo i domini temporali, che comprendevano territori in Olanda, nelle Ardenne, in Alsazia, in Lorena, senza contare le prepositure (almeno 10) dipendenti dall'abbazia. Sulla fine del sec. XI cominciò il declino, cui non furono estranee le ripercussioni della lotta per le investiture e la tendenza degli arcivescovi di Magonza ad annettere alla loro sede territori sempre più vasti. Neppure l'introduzione della riforma di Hirsau, modellata su quella di Cluny, riuscì a risollevere la sorte di L., che

nel 1226 vedeva deposto da Gregorio IX l'ultimo abate benedettino. Attraverso l'influenza di Federico II, l'arcivescovo di Magonza Sigfrido II ottenne nel 1229 la sottomissione dell'abbazia e l'esilio dei Benedettini, cui subentrarono i Cistercensi. Ma nel 1248 Sigfrido III, ottenuto il consenso del papa Innocenzo IV, sostituì anche questi ultimi con i Premostratensi chiamati dall'abbazia di Allerheiligen (Ognissanti) nel Baden. In seguito alle contese fra il vescovato di Magonza e il Palatinato, L. fu ceduta in pegno nel 1461 al conte palatino; nel 1555, dopo la pace di Augusta, questo principe, di fede luterana, allontanò anche i Premostratensi e vi mise come preposito un monaco ammogliato, Giovanni Carpentario; nel 1563 il convento fu trasformato in casa religiosa per protestanti. La guerra dei Trent'anni recò gravi danni anche agli edifici conventuali di L.: nel 1621 le truppe spagnole li cinsero d'assedio e li incendiarono, e quando nel 1623 L. tornò in potere dell'arcivescovo di Magonza non era ormai in grado di risollevarsi, né i Premostratensi, ad onta di molteplici tentativi, riuscirono a tornarvi. Nel 1803 il territorio di L. fu compreso nel granducato di Hessen: dell'abbazia non rimase che il portico, adibito a cappella.

Il complesso monumentale degli edifici conventuali subì nel corso dei secoli varie traversie. La chiesa originaria di S. Nazario, consacrata il 1° sett. 774 alla presenza di Carlomagno, eletto re nel maggio di quello stesso anno, fu preda di un incendio il 21 marzo 1090. La nuova chiesa fu consacrata nel 1130. Durante il sec. XII si ebbero molti lavori di ampliamento, e nel secolo successivo i Premostratensi ricostruirono il coro e introdussero alcuni restauri, che dettero luogo a una terza consacrazione nel 1266. Dopo l'assedio e l'incendio del 1621 cominciò lo stato di abbandono, cui sopravvisse il solo portico o Königshalle, ritenuto il più antico monumento dell'architettura religiosa franca (altri però pensano che sia posteriore all'incendio del 1090; cf. M. R. de Lasteyrie, Architecture religieuse en France à l'époque romane, Parigi 1912, pp. 167-71). Gli scavi compiuti nel 1927-28 rivelarono una cripta adibita a cappella sepolcrale (forse dell'876) con le tombe di Ludovico il Tedesco, Ludovico III il Giovane e Cunegonda, moglie di Corrado I.

Anche dell'antica biblioteca del monastero molto è andato perduto; il prezioso e cospicuo patrimonio librario fu trasportato nel sec. XVI presso la Biblioteca Palatina di Heidelberg, e nel 1632 il conte Ottheinrich lo cedette, ormai decurtato, al Pontefice. I codici superstiti sono ora presso la Biblioteca Vaticana, nel fondo Palatino: a testimoniare l'antico splendore rimangono alcuni antichi cataloghi (cod. Vat. Palat. lat. 1877, ff. 1-34, 44-79; Palat. lat. 57, quaderno aggiunto al principio). La valva posteriore di un dittico d'avorio che ricopriva un evangelario di L. è ora al Museo Sacro Vaticano (l'altra valva al Victoria and Albert Museum di Londra). Fra i manoscritti provenienti da L. non tutti possono identificarsi come prodotti in quel centro scrittorio: è dimostrato però che esso era molto attivo già all'inizio del sec. IX, sotto il governo dell'abate Adelungo, allorché vigeva un tipo di precarolina germanica in cui sono evidenti in-

flussi merovingici accanto a segni di derivazione insulare. La scrittura di L. non ha tuttavia caratteristiche peculiari molto spiccate che rivelino un indirizzo di scuola assurto a forme canonizzate.

BIBL.: Fonti: Annales Laureshamenenses, in MGH. Scriptores, I, pp. 22-39 (dall'803 al 926: fino al 785 sono in comune con gli Annales Moselliani, con il Fragmentum Chesniianum, e parzialmente con gli Annales Nazariani [ibid., pp. 23-31, 40-44]; Annales Laurissenses maiores (dal 741 al 788) con l'aggiunta degli Annales Einhardi (dal 789 all'820), ibid., pp. 134-218 (pubblicati nuovamente da F. Kurze, Hannover 1895); Annales Laurissenses
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“LORSCH.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 940. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/lorsch.