LUPO SERVATO di FERRIÈRES. - Abate e teologo benedettino, n. all'inizio del sec. IX nella provincia ecclesiastica di Sens, m. a Ferrières ca. 1862. Entrato da giovane nell'abbazia di Ferrières (nel Gâtinais), verso l'828 fu mandato a Fulda; ritornato in patria ca. l'836, godette presto il favore dell'imperatrice Giuditta e di Carlo il Calvo, che lo sostituì, come abate di Ferrières, a Odone, coinvolto negli avvenimenti politici che turbarono la dinastia carolingia in quell'epoca.
Ormai partecipe di tutta la vita politico-religiosa del tempo, L. redasse gli atti dei Concili di Verneuil (844), di Parigi (849), di Soissons (853) e dell'Assemblea di Marnes presso Maastricht (847); dovette inoltre condurre truppe nelle battaglie dell'epoca, non dimostrandosi però abile guerriero; meglio riusciva nelle imprese pacifiche: nell'844 fu inviato dal Calvo in Borgogna, come visitatore dei monasteri, nell'849 venne a Roma presso Leone IV, per un fine non meglio conosciuto. Impigliato in tanti affari non dimenticò la sua abbazia, nella quale fece rifiorire gli studi, soprattutto letterari, arricchendone la biblioteca.
Temprà di umanista, predilesse gli autori classici, delle cui citazioni è pieno il suo epistolario (PL 119, 431-610) di grande importanza per la storia e la cultura: vi sono lettere dirette ai più celebri personaggi dell'epoca (Rabano Mauro, Incmario di Reims, Giona d'Orléans, Eginaardo). Lasciò anche due operette agiografiche di scarso valore: Vita s. Maximini episcopi Treviensis (PL 119, 665-680) e la Vita s. Wigberti abbati Fritzlarensis (ibid., 668-694), cui aggiunse due omelie sullo stesso s. Wigberto (ibid., 693-698). Importante per la teologia è il Liber de tribus quaestionibus (ibid., 621-48) con cui prese parte alla controversia sulla predestinazione, provocata da Gote-scalco: però, aderendo sostanzialmente all'agostinismo rigido, si accostò a lui. Come giustificazione del suo atteggiamento unì, in un Collectaneum de tribus quaestionibus (ibid., 647-66), molti testi dei Padri.