MAGNI, VALERIANO (da MILANO). - Cappuccino, n. a Milano il 15 ott. 1586, m. a Salisburgo il 29 luglio 1661.
Accolto nell'Ordine da s. Lorenzo da Brindisi (v.) a Praga il 25 marzo 1602, si acquistò subito fama con la predicazione. Insegnò filosofia a Vienna e a Praga; compose libri e opuscoli filosofici con intenti innovatori, ispirandosi alla corrente agostiniano-bonaventuriana contro l'aristotelismo, ch'egli ritenne contrario alla dottrina cristiana, insufficiente e manchevole nello studio oggettivo della natura.
Suo principio è la conoscenza di Dio e del mondo mediante l'illuminazione divina: De luce mentium et eius imagine (Roma 1642, completato nella 2ª ed., Vienna 1646; Bologna 1886); Principia et specimen philosophiae (Colonia 1652 e 1662). Inoltre: Opus philosophicum (Leitomischl 1660).
Nel 1616 fu messo a capo della missione cappuccina in Polonia, richiesta da Sigismondo III; lavorò per la successione del figlio Ladislao (1632), che per motivi religiosi persusse a sposare Cecilia Renata, figlia dell'Imperatore (1637). Negozì a Parigi per Ferdinando III d'Austria e Massimiliano di Baviera nella questione dei Grigioni (1623); a Pinerolo e nella Dieta di Ratisbona (1630) per la successione di Mantova; fu intermediario tra il generale Wallenstein, Urbano VIII (1632) e l'Imperatore (1634). Ministro provinciale d'Austria, Boemia, Moravia (1624-26), nel 1626 dalla S. Congregazione di Propaganda Fide fu posto a fianco dell'arcivescovo di Praga, card. E. Harrach, per la restaurazione religiosa in Boemia; dal 1643 fu nominato missionario apostolico nella Sassonia Elettorale, Assia, Brandeburgo e Danzica. Ebbero risonanza le sue dispute e controversie con i protestanti: nel De acatholicorum credendi regula iudicium (1628); Iudicium de acatholicorum et catholicorum regula credendi (Vienna 1641); Echo absurditatum Ulrici de Neufeld Blesa (Cracovia 1646). Per incarico della S. Congregazione di Propaganda Fide condusse all'abiura (Epifania 1652) il langravio Ernesto di Hessen-Rheinfels e la consorte. In tale imprese s'inseri il contraddittorio con i protestanti nel castello di Rheinfels (14-24 dic. 1651), che si trascinò in una serie di scritti tra il M. e gli avversari. Gli si opposero anche il langravio e i Gesuiti e tale divergenza, incominciata già con la questione dell'Università di Praga, lo portò a malaugurate pubblicazioni in propria difesa: Apologia (s. d. e luogo; probab. 1655). Per ordine superiore il nunzio di Vienna lo fece mettere in carcere (1ª febbr. 1661). Amici e ammiratori ne ottennero la liberazione; fu accolto festosamente a Salisburgo, dove morì rasserenato e placato con tutti.
s. V. in DThC. IX, coll. 1553-65; K. Spiegel, Die Prager Universitätsunion (1618-54), in Mitteilungen des Vereines f. Geschichte der Deutschen in Böhmen, 62 (1924), pp. 5-94; R. Bizzarri, Tre cappuccini precursori del Rosmini, in Rassegna nazionale, 46 (1924), pp. 3-9; Augustin de Corniero, Capuchinos precursores del p. Bartolomeo Barberis, in Collectanea Franciscana, 3 (1933), pp. 67-80, 209-28, 347-83, 518-70; Giustino da Novara, La regola prossima della fede nell'apologetica di V. M., Casale Monferrato 1937; German Abgotspon von Staldenried, P. V. M. Sein Leben in allgemeinen, seine apostolische Tätigkeit in Böhmen im besonderen, Olten 1939; Melchior a Pobladura, Historia generalis Ordinis Min. Capucinorum, I, parte 2°, Roma 1948, pp. 376-81; II, ivi 1928, (v. indice). Ilarino da Milano