MAGNETISMO. - Da remota antichità fu rilevato che alcuni minerali di ferro hanno la singolarità proprietà che loro pezzi avvicinati, a seconda della loro orientazione relativa, possono attirarsi oppure respingersi. I Greci denominarono codesti pezzi «magneti» e «m.» la loro proprietà. In tempi meno remoti fu pure rilevato che i magneti attirano sempre qualsiasi oggetto di ferro, e che pezzi di ferro o meglio di acciaio temperato, quando vengano strovati ad essi, acquistano essi pure più o meno intensamente quella proprietà. Perciò i primi si dissero «magneti naturali» e i secondi «magneti artificiali».
L'osservazione che i magneti opportunamente sospesi tendono ad orientarsi secondo una determinata direzione condusse alla costruzione della bussola, impiegando magneti artificiali in forma di ago, e alla sua utilizzazione nella navigazione. Mentre i Cinesi asseriscono di aver impiegato bussole fino da ca. 1000 anni a. C., in Europa esse si diffusero ampiamente solo nel sec. XIII. Nei secoli immediatamente seguenti la bussola fu impiegata piuttosto empiricamente e il suo funzionamento erroneamente interpretato. C. Colombo, che pur dal 1492, nei dintorni dell'Isola del Ferro, aveva osservato che l'ago della bussola deviava rispetto al meridiano di qualche grado verso occidente, mentre in Europa al contrario deviava verso oriente, e quindi aveva scoperto la declinazione magne-tica variabile da luogo a luogo, pensava ancora con gli scienziati del tempo che il comportamento dell'ago magne-tico fosse determinato da un centro attrattivo del cielo.
Solo G. Gilbert (1540-1603), dopo una notevole serie di osservazioni, giunse all'esatta convinzione che la terra nei fenomeni magnetici interviene come un gigantesco magnete, e ne costruì un modello, la sua terrena, grosso magnete di forma sferica per mezzo del quale riuscì a interpretare sperimentalmente il fatto noto che l'inclinazione degli aghi magnetici si annullasse all'equatore e fosse massima nell'intorno dei poli magnetici, che però supponeva coincidenti coi poli geografici; ciò che gli impedì un'esatta interpretazione della declinazione. I suoi risultati furono pubblicati nel 1600.
Da allora, fino alla fine del secolo successivo, gli studi ulteriori furono rivolti al m. terrestre, alla localizzazione dei suoi poli, alla tecnica degli strumenti; cose senza dubbio di grande interesse pratico, ma di limitato interesse per la conoscenza fisica della natura. Però quando Coulomb, dopo la scoperta della sua notissima legge dell'attrazione e ripulsione delle masse elettriche, giunse alla analoga legge per i poli di lunghi magneti filiformi, non ch'essa dello stesso tipo strettamente newtoniano, si concepì il m. come costituito da masse magnetiche agenti a distanza le une sulle altre come le masse elettriche e le masse materiali; il m. fu allora considerato, come la materia e l'elettricità, uno dei fondamentali costituenti dell'universo, secondo il criterio meccanistico allora imperante.
Ma proprio attraverso nuove scoperte magnetiche, dopo poco più di due decenni, il criterio meccanistico della fisica doveva ricevere la prima grave smentita dalla scoperta di Oested dell'azione della corrente elettrica sui poli magnetici; azione che, per la sua direzione, si trova in netto contrasto con il detto criterio. La susseguente costruzione di elettromagneti, anche costituiti da un semplice conduttore avvolto a elica e percorso da corrente elettrica, mostrò chiaramente che per ottenere i noti effetti magnetici non era affatto necessario ricorrere a ipotetiche masse magnetiche permanenti, ma bastava dell'elettricità in movimento. Fu così che, per iniziativa di Ampère, si passò a interpretare lo stesso m. dei magneti permanenti naturali e artificiali come risultati di innumerevoli microscopici elettromagnetici, costituiti ciascuno da microscopiche correnti elettriche o meglio, con dicitura più moderna, da innumerevoli elettroni rotanti all'interno del materiale del magnete. Così in ultima analisi lo studio del m. venne totalmente assorbito dall'elettrologia.