MALARIA

MALARIA. - Con il termine generico di m. s'indica un gruppo di infezioni dell'uomo e degli animali causate da protozoi del genere Plasmodium.

SOMMARIO: I. Aspetti storici e sociali. - II. Distribuzione geografica. - III. Epidemiologia e patologia. - IV. Lotta antimalarica.

I. ASPETTI STORICI E SOCIALI

La m., sin dalle epoche più remote, ha sempre costituito un grave ostacolo al progresso umano sia rispetto alla popolazione, sia rispetto alla economia e all'agricoltura.

Nel sec. IV a. C., lo spopolamento del Lazio e della Etruria, causato dalla m., era pervenuto a compromettere grandemente la forza militare di Roma. Attenuatasi durante il periodo imperiale, la m. divenne più tardi il miglior alleato di Roma contro le invasioni barbariche e la successiva invadenza imperiale. Ostrogni ed Unni furono decimati dalla m. alle porte di Roma, e sorte simile ebbero fra il 964 e il 1167 gli eserciti germanici. Nei tempi moderni, alcune guerre napoleoniche furono influenzate dalla m. Nella prima guerra mondiale, sul solo fronte del Piave, dall'apr. all'ag. 1918, furono accertati 22.671 casi di m., e molto ebbero a soffrire per la stessa causa le truppe di altre nazioni, specialmente nei paesi balcanici e in Africa. Nella seconda guerra mondiale, la m. non ha mancato di sconvolgere i piani militari, come causa di depressione del morale delle truppe. In molte zone, specialmente durante le prime fasi della guerra, vi sono stati più uomini annientati dalla m. che dalle azioni nemiche. Lo sviluppo agricolo di molte regioni è stato per lungo tempo impedito dalla m. L'Italia può dirsi ormai redenta da questo flagello, ma poco più

di mezzo secolo fa le condizioni a questo riguardo erano tali da indurre G. B. Grassi a scrivere che l'unità d'Italia era stata raggiunta materialmente, ma che in realtà vi erano ancora due Italie: l'una prospera, l'Italia non malarica, l'altra decadente, l'Italia malarica. Le imprese coloniali hanno sempre trovato nella m. uno degli ostacoli più gravi. L'apertura del canale di Panama ha trovato una delle sue maggiori difficoltà, oltre che nella febbre gialla, nella m. All'epoca della colonizzazione francese in Algeria, la mortalità per m. aveva raggiunto cifre tali che si propose, nel 1835, l'abbandono della colonia.

Ancora ai nostri giorni, estese aree del continente africano, dell'India, dell'America tropicale e molte isole del Pacifico non possono essere sfruttate a causa della m., ancora imperante allo stato endemico, la quale falcia annualmente milioni di vite umane, mantiene in uno stato di indubbiamento organico generale e d'inerzia psichica le popolazioni, abbassa il rendimento lavorativo degli individui ed ostacola la penetrazione della fede.

II. DISTRIBUZIONE GEOGRAFICA

La distribuzione geografica della m. umana è strettamente legata a quella delle zanzare del genere Anopheles, che ne operano la trasmissione. Presentemente la m. si estende dal 32° di lat. sud (Argentina) sin al 60° di lat. nord (Russia). Estese zone di m. endemica si trovano fra il 45° di lat. nord e il 30° di lat. sud, nell'America centrale, nella parte più settentrionale dell'America meridionale, nell'Africa centrale, nell'Europa sud-orientale, nella Mesopotamia, nella Persia, in India, nel Ceylon, in Cina, nell'Indocina, nel Siam, nella Malesia, nelle Filippine e in molte altre isole del Pacifico. Una vasta zona libera da m. si estende nel centro e nel sud dell'Oceano Pacifico includendo le Isole Caroline, Marshall, Ellice, Samoa, Figi, Marquessa, la Nuova Caledonia e la Nuova Islanda. E notevole il fatto che le Isole Figi e la Nuova Caledonia siano libere da m., mentre le vicine Nuove Ebridi sono intensamente malariche. La diffusione della m. in rapporto all'altitudine è legata all'influenza esercitata da questo fattore sulla vita degli anofeli. Le specie anofeliche che possono vivere ad altezze considerevoli sul livello del mare sono relativamente poche. In linea generale la m. si riscontra ad altezze considerevoli più nelle regioni tropicali che in quelle temperate, ma i limiti di diffusione dal punto di vista della altitudine sono assai ampi. Dall'area più depressa del globo rappresentata dalla valle del Mar Morto, a 400 m. sotto il livello del mare, si giunge a quote elevate come El Tungo presso Quito nell'Equatore (2460 m.) e sembra che a Quito stessa (2850 m.) si siano verificati casi di m. autoctona. In Bolivia la m. endemica è comune a 2500-2600 m. di altezza e si riscontra sino a 2770 m. nella regione di Cochabamba. Anche nelle Ande la m. raggiunge altezze considerevoli. In Africa la m. è presente nella catena dell'Atlante sino a 2500 m., in regioni coperte dalla neve per più della metà dell'anno. Casi autoctoni sono stati segnalati in Etiopia, ad Addis Abeba (2450 m.), a Londiani, nel Kenia (2600 m.). Nell'Imalaia la m. giunge ai 2300 m. di altezza. In Europa raramente si è riscontrata al di sopra dei 1000 m.

III. EPIDEMIOLOGIA E PATOLOGIA

La lotta contro la m. è stata per lungo tempo lotta contro un nemico sconosciuto, finché Laveran nel 1880 scoprì per primo la presenza di protozoi del genere Plasmodium nel sangue di persone colpite da m. ed al parassita diede il nome di Oscillaria malariae. A Golgi, Marchiafava e Celli si deve la scoperta di differenti specie di parassiti malarici causa di diversi tipi di infezione malarica (terzana, quartana, perniciosi) e del loro sviluppo nei globuli rossi. Nel 1898 G. B. Grassi riuscì a provare, insieme ai suoi collaboratori Bignami e Bastianelli, che la m. umana è trasmessa esclusivamente dalle zanzare del genere Anopheles e che contro di esse si doveva dirigere la lotta contro l'insorgere e il diffondersi della malattia.

I parassiti causa della m. umana appartengono al genere Plasmodium della famiglia dei Plasmodidi. I Plasmodidi possono definirsi come parassiti delle cellule sanguigne e di altre cellule dell'organismo nel cui ciclo vitale si ha una fase asessuata (schizogonia), che si compie in un ospite vertebrato, e una fase sessuata (anfigonia), che si svolge in un insetto vettore. Alcune specie di Plasmodidi causano oltre la m. umana, quella delle scimmie, dei pipistrelli, degli uccelli, dei rettili e anche di anfibi. Quelle specifiche dell'uomo sono il Plasmodium vivax, il P. malariae, il P. falciparum (immaculatum-) causa rispettivamente della terzana benigna, della quartana e della terzana maligna o estivo-autunnale.

L'infezione malarica si manifesta nell'uomo con i vari tipi febbrili, con tumore di milza e anemia. Nel corso dell'estivo-autunnale, più raramente nell'infezione terzanaria e nella quartanaria, si possono verificare accessi emoglobinurici con emissione di urina contenente albumina ed emoglobina: ciò è frequente nei paesi tropicali. In tutte le specie di m. si verificano recidive con ricomparsa dei sintomi clinici e dei parassiti che potevano essere scomparsi dal sangue.

Dalle recidive si distinguono le recrudescenze, termine spesso usato per attacchi che sopravvengono entro i due mesi dall'infezione primaria, mentre con quello di ricorrenze si indicano gli attacchi che sopravvengono dopo un intervallo di 7-8 mesi. In seguito ad un numero più o meno grande di recidive, ma anche per infezioni ripetute, si delinea il quadro della malaria cronica caratterizzata dal tumore di milza, da alterazioni del fegato, dei reni, del midollo osseo e che culmina con la cachessia accompagnata da estremo decadimento di forze e da anemia intensa.

L'epidemiologia della m. è legata a fattori numerosi e variabili. In linea generale il persistere della m. in una data località è necessariamente collegato a fattori interdipendenti e cioè: a) alla presenza di portatori di gametociti esposti alla puntura di anofeli suscettibili ai parassiti malarici; b) alla presenza di anofeli vettori abbastanza numerosi e associati in grado sufficiente con l'uomo; c) alle condizioni ambientali, particolarmente di temperatura e di umidità, adatte alla sopravvivenza del parassita malarico nell'anofele; d) alla presenza di individui sani esposti alla puntura di anofeli infetti. Per conseguenza l'infezione malarica in una data località può assumere aspetti diversi a seconda delle variazioni che si possono verificare in uno o più dei fattori suddetti.

IV. LOTTA ANTIMALARICA

Per questa lotta, di capitale importanza fu la scoperta che l'Anopheles maculipennis, vettore principale della m. in Europa, non era una specie omogenea, ma un gruppo di specie e di razze

e cioè: l'A. maculipennis maculipennis, la forma tipica del gruppo e che fu indicata con la semplice denominazione typicus, l'A. messeae, l'A. melanoon melanoon, l'A. melanoon subalpinus, l'A. labranchiae labranchiae; l'A. labranchiae var. atroparvus e l'A. elutus (sin. sacharovi). Si vide che queste specie e razze erano biologicamente diverse e quindi non ugualmente trasmettitrici della m. Fu possibile quindi spiegare la regressione della m. che si era verificata in alcune regioni, il fenomeno, rimasto per lunghi anni inesplicabile,

dell'anofelismo senza m., e furono additate nuove basi per la lotta antimalarica. Là dove prevalevano l'A. maculipennis tipico, che non punge l'uomo, l'A. messeae, l'A. melanoon melanoon, l'A. labranchiae var. atroparvus, che possono pungere l'uomo solo in particolari condizioni, la m. era assente o non permaneva allo stato intensivo o era lievemente endemica. Ma dove prevalevano l'A. elutus (sacharovi) e l'A. labranchiae labranchiae, specie strettamente associate all'uomo e che

si nutrivano quindi ripetutamente di sangue umano, la m. era sempre allo stato endemico più o meno grave. La prevalenza dell'una o l'altra specie o razza del gruppo maculipennis era legata soprattutto ai caratteri delle raccolte idriche dove si svolgeva la vita larvale. L'A. elutus (sacharovi), e l'A. labranchiae labranchiae tollerando un certo grado di salinità delle acque, prevalevano nelle regioni ricche di acque salse dove la m. raggiungeva, per conseguenza, la maggior intensità.

La bonifica integrale risanava le zone malariche anche senza indurre una notevole riduzione nel numero degli anofeli, che poteva anche aumentare, e ciò perché nelle terre prosciugate e restituite all'agricoltura la percentuale dei cloruri nell'acqua andava diminuendo gradualmente in seguito ai lavori colturali ed all'irrigazione. Gli ambienti idrici diventavano così propizi allo sviluppo delle specie e delle razze del gruppo maculipennis, poco adatte a trasmettere la m. e che finivano col prendere il sopravvento sulle due più pericolose, il labranchiae e l'elutus. La regressione della m. nell'Agro Romano e Pontino fu quindi dovuta, oltre che ad altri fattori (migliorate condizioni economiche ed igieniche dei lavoratori, misure profilattiche, nuovi mezzi terapeutici), alla graduale scomparsa del vettore malarico principale, il labranchiae, in seguito alla bonifica integrale. Con tale bonifica nell'Agro Pontino non era risolto il problema malarico in Italia, specie per l'Italia meridionale e le isole dove l'A. labranchiae prevaleva sulle altre specie del gruppo maculipennis, sia nelle acque dolci che nelle acque salse. Per di più la seconda guerra mondiale distrusse quanto l'opera dell'uomo aveva fatto nell'Agro redento. Causa le inondazioni provocate a scopo bellico lungo il litorale tirrenico, molte aree tornarono allo stato paludoso, l'acqua delle zone inondate tornò a presentare un certo grado di salinità in seguito al diffondersi del cloruro di sodio dal terreno sottostante, ricomparve il nefasto A. labranchiae, raggiungendo i soborghi di Roma e la m. divampò nuovamente.

La scoperta del D.D.T. (p-p²-diclorodifeniltricloroetano) e della sua lunga azione residua permise di avere ragione sulla m. che dilagava minacciosa in Italia. La campagna antianofelica condotta nell'Agro Pontino tra il 1945 e il 1947, e che consiste nel trattamento degli abitati con il D.D.T., ebbe per risultato la scomparsa dell'A. labranchiae e parallelamente la scomparsa della m. E insieme con gli anofeli scomparvero anche altri pericolosi insetti domestici (mosche, pulci, cimici, pidocchi, ecc.) subdoli propagatori di germi patogeni per l'uomo. Con il D.D.T. la lotta antimalarica è entrata in una nuova fase per la rapidità e per l'indipendenza da altri mezzi ausiliari, come la bonifica integrale, non sempre attuabili.

La Sardegna e altre regioni d'Italia hanno seguito presto l'Agro Pontino nella redenzione della m. che presto sarà, per l'Italia, un triste ricordo del passato.

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(fot. Istituto Superiore di Sanità) MALARIA - Anopheles gambiae (♀).
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(da R. P. Strong, Stitt's diagnosis, prevention and treatment of tropical diseases, Londra 1913, p. 37) MALARIA - Anopheles (♀) del gruppo maculipennis.
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MALARIA - Studi di sviluppo dei generi Anopheles, Culex, Aedes. Si noti la diversa posizione assunta dalle larve dei tre generi rispetto alla superficie dell'acqua. A destra: diversi aspetti dei palpi nei maschi (♂) e nelle femmine (♀) dei tre generi.
(da R. P. Strong, Stitt's diagnosis, prevention and treatment of tropical diseases, Londra 1915, p. 21)
Importanti successi nella lotta antimalarica a mezzo del D.D.T. vengono segnalati da tutte le parti del mondo. In Grecia, la regione d'Europa più colpita dalla m., questa malattia non costituisce più un serio problema per le autorità sanitarie. Nell'Argentina, nella Bolivia, nel Brasile, nel Perù, nel Venezuela, nell'India la curva dei casi di m. e della relativa mortalità è in discesa. Anche per il continente africano si è sulla buona via.

BIRL.: G. B. Grassi, Studi di uno zoologo sulla m., in Atti della R. Acc. dei Lincei (Mem. Classe scienze fis. matem. e natur., 5ª serie), 1900, p. 3; A. Celli, La m., Torino 1934; L. La Face, Le malattie trasmesse dagli arropodi e i recenti sviluppi della entomologia medica, in Rend. Ist. Sup. di Sanità, 5 (1942), pp. 335-341; R. R. Strong, Stitt's diagnosis, prevention and treatment of tropical diseases, Londra 1945; A. Masirolli, E. Mosna, M. Alessandrini, La lotta antianofetica nell'Agro Pontino. Rapporto per gli anni 1945-47, in Rend. dell'Ist. Sup. di Sanità, 11 (1948, III), pp. 759-90; G. Gramiccia, Sulle recenti scoperte relative ad alcune forme di sviluppo degli sprozoiti di Plasmodium cynomolgi e di Plasmodium vivax, ibid., 11 (1948, IV), pp. 841-57; M. P. Boyd, Malariology, Filadelfia e Londra 1949; E. J. Pampana, Lutte antipaludique par les insecticides à action permanente. Résultats des grandes campagnes, in Bull. Org. Mond. de la Santé, 3 (1951), pp. 557-618. Lidia La Face

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“MALARIA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 1124. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/malaria.