MALANKARESI. - La parola è per sé sinonima con malabaresi, ma viene adoperata per significare i cattolici di rito siro-occidentale della costa malabarica per distinguerli da malabaresi (v.). Ambedue sono della stessa origine. M. si chiamano quei fedeli che dal 1930 si sono convertiti dal monofisismo alla Chiesa cattolica.
I monofisiti o giacobiti dell'India derivano da uno scisma che ebbe luogo nel 1653 fra i malabaresi. In quell'anno quasi tutti i cattolici orientali dell'India, scontenti del severo regime dei vescovi latini gesuiti, si staccarono temporaneamente dalla Chiesa cattolica. Quelli che sotto la guida dell'arcidiacono Tommaso de Campo si ostinarono nella separazione passarono all'ubbidienza del patriarca giacobita di Antiochia. L'arcidiacono chiese aiuto a lui e questi inviò nel 1665 un vescovo giacobita. Tommaso fu consacrato vescovo e dovette anatematizzare Nestorio e accettare il monofisismo severiano. I suoi aderenti passarono anche al rito del patriarca antiocheno, cioè a quello siro-occidentale. Una parte dei giacobiti dell'India si riunì con gli anglicani nel principio del sec. XIX. La loro netta separazione dai propri correligionari si fece nel 1837. Agli inizi del sec. XX un'altra divisione colpì i giacobiti dell'India. Ca. la metà si sottrasse nel 1909 all'ubbidienza del patriarca antiocheno per dichiararsi indipendente e diede in seguito al proprio metropolita il titolo di katholikà. Da quest'ultimo gruppo provengono i cattolici m. Per uscire dall'isolamento causato dalla rottura con Antiochia cominciarono delle trattative con Roma che si conclusero nel 1930. Due vescovi si convertirono: Mâr Ivanios vescovo di Betania e Mâr Teofilos vescovo di Tiruvalla. Fino alla fine del 1931 già 35 sacerdoti, 19 religiosi, 6 seminaristi, 39 suore e 4700 fedeli erano passati alla Chiesa cattolica. L'11 giugno 1932 Pio XI con la cost. Christo Pastorum Principi eresse una provincia ecclesiastica immediatamente sottomessa alla S. Sede. Mâr Ivanios fu nominato metropolita di Trivandrum e Mâr Teofilos suo suffraganeo come vescovo di Tiruvalla. Nel 1937 un altro vescovo, Mâr Severios, si fece cattolico.
La Chiesa malankarese ebbe un rapido sviluppo. Essa conta oggi già 58.537 fedeli, 113 sacerdoti, 34 religiosi (Confraternita dell'imitazione di Cristo di Betania), 291 chiese e cappelle. Esistono due congregazioni di suore: quella di Betania per l'educazione della gioventù femminile con 18 membri e quella delle Figlie di Maria per l'insegnamento del catechismo ai poveri con 18 suore e 24 novizie.
Vi sono 66 scuole, e un piccolo seminario di S. Luigi per la formazione del clero. I teologi studiano nei seminari interrituali; 12 carmelitani e 8 francescani collaborano con il clero indigeno. I giacobiti sono tuttora ca. 300.000 e 100.000 «riformati», gruppo che ebbe origine nella seconda metà del secolo scorso.
IL RITO MALANKARESE. - Non è altro che il rito dei siro-occidentali accettato in India dai malabaresi distaccati dall'unione con Roma. Nel 1665 Tommaso Parambil ricevette l'ordinazione episcopale da Mâr Gregorios, arcivescovo siro giacobita di Gerusalemme.

Particolari su quel cambiamento di rito non sono stati trasmessi. La lingua siriana rimase la lingua principale, ma l'arabo cedette il posto al malayalam come lingua secondaria.
Si conoscono le edizioni seguenti: Messale (con 5 anafore, Pampakuda 1886); Rituale (ivi, circa lo stesso tempo); Ufficio feriale (Kottayam 1898); Ufficio festivo (ivi 1920); Settimana Santa, Quaresima, Rogazioni del digiuno di Niniue (Pampakuda 1931, 1932, 1933); Messale (con 16 anafore, ivi 1931).
Nel 1930 Mâr Ivanios con un suo gruppo si riunì a Roma e conservò il suo rito. I protesta occasione Roma per la prima volta riconosceva la legittimità dell'aggiunta: « Qui crucifixus es pro nobis » al canto del Trisagio. Fu pubblicato un Messale a Pampakuda (a anafore) nel 1934. In questi ultimi anni i cattolici subirono un doppio influsso rituale, quello proveniente dai latini e quello, non meno forte, dei malabaresi già assai latinizzati.
BIBLI: G. B. Howard, The christians of st. Thomas and their liturgies, Oxford 1864 (nell'appendice, versione della Messa e di sei anafore). Alfonso Raes