MALESPINI, CELIO

Image from page 1134
Image from page 1134

MALESPINI, CELIO. - Letterato, n. a Venezia nel 1531, m. ivi ca. il 1610. Discendente, se non falsò anche questo, dai M. di Lunigiana. Noto avventuriero, tentò la fortuna in vari modi e luoghi, anche come soldato di ventura; poi, per usare un verbo a lui caro, scavalcò a Venezia e mise la mano sulla stampa che allora lusingava i suoi pari, come settant'anni prima aveva illuso i sapienti.

Aiutato da un suo singolare istinto di falsario, mandò fuori libri di tutti i colori, ma senza la fantasia, qualche volta geniale e perfino onesta, d'un Dolci, d'un Doni, d'un Ruscelli o d'un Sansovino. Eppure la sua disonestà fu anche benefica alla poesia, quando dal manicomio di Ferrara gli vennero a mano certe ottave che erano i primi canti della Gerusalemme Liberata. Li pubblicò indegnamente con il titolo Goffredo (Venezia 1579). Ma di lì venne l'edizione quasi completa dell'Ingegneri e una più onesta edizione sua. Scrisse anche duecento Novelle (ivi 1609), le più, naturalmente, rubate, ma tutte giovedì alla conoscenza del costume, e tutte impresse del suo «candido» cinismo.

BIBL.: Edizioni: Novelle scelte, con pref. e a cura di E. Allodoli, Lanciano 1915. Studi: G. E. Saltini, Di C. M., ultimo novelliere italiano in prosa del sec. XVI, in Atti della Società Colombaria di Firenze, 5 (1907), pp. 181-226; L. di Francia, Novellistica, II, Milano s. d., pp. 154-68.