MALESPINI, CELIO. - Letterato, n. a Venezia nel 1531, m. ivi ca. il 1610. Discendente, se non falsò anche questo, dai M. di Lunigiana. Noto avventuriero, tentò la fortuna in vari modi e luoghi, anche come soldato di ventura; poi, per usare un verbo a lui caro, scavalcò a Venezia e mise la mano sulla stampa che allora lusingava i suoi pari, come settant'anni prima aveva illuso i sapienti.
Aiutato da un suo singolare istinto di falsario, mandò fuori libri di tutti i colori, ma senza la fantasia, qualche volta geniale e perfino onesta, d'un Dolci, d'un Doni, d'un Ruscelli o d'un Sansovino. Eppure la sua disonestà fu anche benefica alla poesia, quando dal manicomio di Ferrara gli vennero a mano certe ottave che erano i primi canti della Gerusalemme Liberata. Li pubblicò indegnamente con il titolo Goffredo (Venezia 1579). Ma di lì venne l'edizione quasi completa dell'Ingegneri e una più onesta edizione sua. Scrisse anche duecento Novelle (ivi 1609), le più, naturalmente, rubate, ma tutte giovedì alla conoscenza del costume, e tutte impresse del suo «candido» cinismo.