MAISTRE, FRANÇOIS-XAVIER de. - Scrittore savoiardo, fratello di Giuseppe, n. a Chambéry l’8 nov. 1763 da nobile famiglia di magistrati di tradizioni legittimiste e profondamente cattoliche, m. a Strelnia (presso Pietroburgo) il 13 giugno 1852. Trascorse la gioventù parte in Savoia e parte in Piemonte. In seguito all’invasione dello Stato di Sardegna da parte dell’esercito rivoluzionario francese lasciò la patria, come molti altri ufficiali, e si stabilì in Russia. Combatté nella Georgia con-

tro le popolazioni insorte, prese parte alla campagna del 1812 contro Napoleone e dopo la battaglia di Lipsia lasciò la carriera militare con il grado di generale. Sposò nel 1813 la principessa Sophie Zagriatsky. Nel 1826 tornò in Savoia, e in seguito soggiornò a lungo in Italia, dove perdette gli ultimi due figli rimastigli. Nel 1839, dopo un viaggio in Francia, tornò in Russia, dove morì.
Notevole la varietà d’aspetti delle sue opere, nelle quali è il fondo comune di uno spontaneo e commossato realismo. Il Voyage autour de ma chambre (composto quando de M. si trovava a Torino durante quaranta giorni di arresti di rigore e pubblicato a Losanna nel 1795), è una graziosa fantasia dove il gusto settecentesco si unisce all’ispirazione romantica, mentre nell’Expédition nocturne autour de ma chambre (in Oeuvres complètes de X. de M., Parigi 1825) l’elemento romantico viene accentuato da un lirismo malinconico. Le lépreux de la cité d’Aoste (pubblicato con una nuova ed. del Voyage nel 1811 a Pietroburgo), si ispira ad un’alta concezione cristiana (de M. visse ad Aosta dal 1793 al 1797). In Russia compose due novelle: Les prisonniers du Caucase e La jeune siberienne (ambedue pubblicate nella ed. già citata delle Oeuvres complètes de X. de M.). La prima, che si svolge in un’atmosfera di guerra con scene intensamente drammatiche, con ogni probabilità, ispirato il Prigioniero al Caucaso di Tolstoi. La seconda è il racconto, disadorno e commovente, dell’autentica storia di una giovinetta russa che, con il solo aiuto della sua fede in Dio, si reca a Mosca a piedi dalla Siberia per chiedere allo Zar la grazia per il padre innocente. Queste due ultime opere, insieme ai frammenti di altri tre rac-
MAISTRE FRANÇOIS-XAVIER - MAISTRE JOSEPH
1872
sabaudo: si rivela allora come grande pubblicista, e infine come «filosofo della Provvidenza», con le Considérations sur la France (1796), che ebbero un'eco europea.
Era, tutt'insieme, il programma di una restaurazione monarchica non violenta, e l'approfondimento delle sue riflessioni escatologiche, storico-religiose: la rivoluzione non è un «avvenimento», è un'«epoca», ed è un segno negativo, ma visibile, dell'opera di Dio nel mondo. Finché Dio vuole, «essa guida gli uomini» (I, 4). Ma qui affiora, accanto alla dottrina storicistica del Burke, ed alla tesi del Mallet du Pan sulla «forza delle cose», un primo germe del panteismo storico dei romantici, che sfocia nell'adorazione della necessità storica, divinizzata. C'è inoltre più che un germe del «nazionalismo» contro-livulazionario, ma figlio della rivoluzione. Fin dal 1795 il de M. aveva affrontato i temi essenziali di questa, e di tutte le sue opere, nell'incompiuto Etude sur la souveraineté, e nei Fragments sur la France: vi appare il primo elogio dei Gesuiti, e l'esaltazione della «missione» delle nazioni, delle «anime dei popoli».
Negli anni travagliati fra il 1797 e il 1802 il de M. si trova prima a Torino, poi fuggiasco a Venezia, infine in Sardegna, l'estremo rifugio dei Savoia, reggente della Gran cancelleria. Ma dal 1803 al 1817 serve il suo Re a Pietroburgo, e intrattiene con la sua corte una celebre corrispondenza, che verrà pubblicata fra il 1858 e il 1860 da A. Blanc, per mostrare che il cattolico de M. aveva divinato e spiegato la necessità di una politica nazionale per casa Savoia. Importante, ma quasi vana, l'azione politico-religiosa del de M. presso lo zar Alessandro I, specie in favore dei Gesuiti: più efficace il suo apostolato religioso nel mondo aristocratico, che provoca significative conversioni, fra cui quella di M. me Swetchine. Scrive nel 1809 un Essai sur le principe générateur des constitutions politiques, e poi passa dal problema della sovranità temporale a quello della sovranità spirituale, abbozzando il Du Pape, la cui stesura è poi stimolata dall'affermarsi del vago universalismo interconfessionale ed antipapale, della Santata Alleanza nel 1815 (Latreille).
Ritornato in Piemonte, deluso della restaurazione francese, e degli errori di tutte le monarchie, incapace di assumere una vera e propria influenza politica, conchide le ultime opere abbozzate, il Du Pape e le predilette Soirées.
Modesto ecclesiologico, si giova, per il Du Pape, dell'aiuto di un erudito lionese, G. M. de Place, e ne stacca un capitolo su l'Eglise gallicane; le Soirées, incompiute, escono postume, e con esse si chiude il ciclo delle sue riflessioni di «teologo laico della Provvidenza». Come tale, prepara il risveglio cattolico, dal primo Lamentaia al Newman: questi svolge, arricchendolo, il suo concetto dello sviluppo dinamico-organico del dogma. Molto concede agli avversari, specialmente ai sansimoniani ed al Comte.
Opere: Oeuvres complètes (14 voll., Lione 1884-87 [a cui sopra è fatto riferimento]); Lettres et opuscules inédits, a cura di R. de Mais-tre (2 voll., Parigi 1851); Mémoires po

Aosta.
conti che de M. non condusse mai a termine (pubblicati postumi in E. Réaume, Oeuvres inédites de X. de M. Premiers essais. Fragments et correspondance, Parigi 1877), costituiscono una pittura realistica del mondo russo nei suoi aspetti mondano, militare e religioso, che precorre la stupenda raffigurazione dei romanzi tostolani, specialmente di Guerra e pace. Scrisse anche varie poesie e una libera imitazione di alcune favole di Kryloff. Collaborò a Les soirées de St-Pétersbourg di suo fratello Giuseppe con la descrizione pittorica dell'inizio. Di lui si hanno anche alcune memorie scientifiche nella Bibliothèque de Genève e comunicazioni negli Atti della R. Accademia delle scienze di Torino.