MARULLO, TARCANIOTA MICHELE

Image from page 181
Image from page 181

MARULLO, TARCANIOTA MICHELE. - N. a Co- stantinopoli nel 1453, m. travolto dalle acque del fiume Cecina nel 1500. Per l'arrivo dei Turchi venne con i suoi in Italia e incominciò una duplice vita di soldato di ventura e di autentico umanista. Si scontrarono in lui due destini: quello dell'esule greco, che, se di famiglia militare, era naturalmente portato a finire soldato di ventura, per quanto no- bilitato dalla generica attesa della guerra contro i Turchi; quello dell'uomo di lettere che, una volta nato con questa vocazione, non poteva non aspirare a vivere in tutt'altro modo. Girò il mondo con le compagnie armate e si fece rispettare nelle cerchie intellettuali. Per una delle più colte donne del suo tempo, Alessandra Scala, da lui sposata, trovò ac- centi d'amore pontaniano. I suoi versi latini, troppo spesso diluiti in lenti metri eleggiati, sono quanto di meglio resta di lui. Che nella sua poesia l'urto dei suoi due destini s'avverta come forza ispiratrice non si può dire, chi ne tolga qualche accento di tristezza acuta ma generica, e qualche spunto in cui l'umano fastidio della guerra non impedisce al coraggio guer- riero di risentirsi come valore morale. Il suo attac- camento al poema di Lucrezio, la tradizione che in molti Greci, specie stradioti, persistesse una non so- qual renitenza al cristianesimo, indusse a cercare le tracce di un tal sentimento nei quattro libri dei suoi Hymni naturales (pubblicati nel 1497), i quali però, probabilmente, non sono che descrizioni di natura avvivate (o appesantite) dalla mitologia, alla maniera del meno felice Pontano.

BIML.: P. L. Ciceri, M. M., e i suoi Hymni naturales, in Giorn. stor. della lett. ital., 64 (1914), pp. 289-357; B. Croce, M. M., T. Bari 1938; id., Nomi geografici nei carmi del M., in Critica, 7 (1947), pp. 87-88.