MATILDE DI CANOSSA

MATILDE di CANOSSA - Ruderi del castello di M. di C. (sec. X-XI) - Canossa.

BIBL.: Un antica Vita, scritta ca. II 1001, fu edita da R. Koeffe, in MGH, Scriptores, X, pp. 573-582; Acta SS. Martii, I, Parigi 1865, pp. 356-70; A. Büsing, Mathilde, Gemahlin Heinrichs I, Halle 1910; M. A. Stonner, Heilige der deutschen Frühzeit, I, Friburgo in Br. 1934; Martyr. Romanum, p. 97. Sulle leggende rimate di S. M., cf. K. Polheim, Die lateinische Reimprosa, Berlino 1925, pp. 41-51.

MATILDE di CANOSSA - Nella grande lotta tra Papato ed Impero del sec. XI l'elemento femminile è rappresentato nel modo più nobile e puro dalla contessa M., detta comunemente di Canossa. Ella era l'ultima rappresentante della casa degli Attonidi, che nel sec. XI aveva riunito nelle sue mani le due marche di Lombardia-Emilia e di Tuscia. Il padre di M. fu Bonifacio III, il più potente della dinastia, la madre fu Beatrice dei duchi di Lorena; la nascita è da collocare verso il 1045-46. Dopo la scomparsa del padre, assassinato verso il 1052, la piccola M. fu fidanzata a Goffredo di Lorena, il cui padre Goffredo il Barbuto sposava in pari tempo la madre di M. Le due case principesche, unendosi in questo modo, formavano un blocco territoriale che poteva essere pericoloso per l'Impero: la conseguenza fu che l'imperatore Enrico III intervenne energicamente in Italia, e mentre il duca Goffredo si salvava con la fuga, la duchessa Beatrice dovette presentarsi in Firenze al tribunale feudale e venne da Enrico III contattata prigioniera in Germania con la figlia M. Questa era ormai la sola erede dei domini aviti, essendo morti in quegli anni il fratello maggiore Federico e l'altra sorella Beatrice. La scomparsa di Enrico III nel 1056 permise alla famiglia marchionale di ritornarsene nei suoi stati di Emilia-Tuscia. M. crebbe vicino alla madre ed al patrigno, iniziandosi nell'arte del governo: la politica però non impediva che Beatrice e M. vivessero una vita tutta dominata da un profondo senso religioso.

La famiglia era tutta legata alla Chiesa: zio della duchessa Beatrice era il papa Leone IX; fratello del duca Goffredo era il papa Stefano IX; intimo della corte ducale il vescovo di Lucca Anselmo da Baggio, che fu Alessandro II. La duchessa Beatrice, come dice una lettera di S. Pier Damiani, sposando per necessità politiche in secondo nozze il cugino Goffredo, stabili con lui un patto di reciproca continenza; risulta che M. aveva aspirazioni ad una vita monastica. Le esigenze della dinastia e dello Stato la costrinsero nel 1069 a sposare il figlio del patrigno, Goffredo detto il Gobbo, e dal 1069 al 1071 visse in Lorena con lo sposo. Il matrimonio non fu troppo felice. Nacque nel 1071 c.a. un bambino che presto morì e subito dopo M. ritornò in Italia presso la madre, che aveva perduto nel 1069 il secondo marito. M., sollecitata dal marito a ritornare in Germania, rifiutò, ed a nulla servì il viaggio che Goffredo fece nel 1073 in Lombardia. Il contrasto non era solo personale, ma politico: M. e la madre sua seguivano una politica di assoluta devozione al movimento di rilevazione.

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Matilde di Canossa - Ruderi del castello di M. di C. (sec. x-xi) - Canossa.

forma religiosa imperniato nel papa Gregorio VII; il duca Goffredo, abbandonate le promesse dapprima fatte al Papa, era diventato uno dei sostenitori più vivaci dell'imperatore Enrico IV. 1076 la contessa M. fu libera delle preoccupazioni del marito, che venne in quell'anno assassinato da un suo nemico, ma perdette anche la madre Beatrice, che fu sepolta a Pisa. Così la contessa rimase sola a governare il vasto Stato. La appoggio validamente Gregorio VII, che considerava M. una fida discepola; la consigliava il vescovo di Lucca Anselmo, il nipote di Alessandro II: «a essa esercitava il potere, egli governava» dice il biografo di Anselmo. M. aveva fiducia cieca in Anselmo, come l'uomo di Dio messole al fianco da Gregorio VII e dalla Provvidenza.

Delineatosi violento il conflitto tra Gregorio VII ed Enrico IV, la contessa rimase fedele al Papa, sebbene non volesse rompere del tutto con il suo supremo signore feudale, l'Imperatore. L'influsso di M. forse fu sentito dai principi tedeschi nella Dieta di Tribur, alla quale essa intervenne, ottenendo decisioni di aspettativa. Quando Gregorio VII in conseguenza decise di recarsi in Germania alla dieta di Augusta, per esaminare come sommo giudice la questione dell'Imperatore e dei principi, la contessa lo appoggiò, l'aiutò nel viaggio attraverso i suoi Stati, e lo ospitò nel suo castello appenninico di Canossa quando nel 1077 si annunciò che Enrico IV era disceso in Italia con intenzioni non bene chiare. Le trattative che si svolsero tra Gregorio VII ed Enrico IV negli ultimi giorni del gen. ebbero autorevoli mediatrici in M. di Canossa e nella sua cugina Adelaide di Torino, suocera dell'Imperatore: in un colloquio tra Enrico IV e la contessa M., avvenuto alla cappella di S. Niccolò presso Bianello, fu preparata la riconciliazione; M., sollecitata da Enrico IV perché, compiendo il suo dovere feudale,

intercedesse presso il Papa, si adorò in questo senso. Gregorio VII accettò le assicurazioni di Enrico, perché vennero garantite dalle assicurazioni delle due principesse. Dopo l'accordo di Canossa (28 gennaio 1077), il Papa rimase vari mesi ospite della residenza matildina. La crisi della politica matildina incominciò quando la rottura tra Enrico IV e Gregorio VII fu definitiva e, mentre il Papa nuovamente scomunicava il principe, in Germania si eleggeva un attore. M. assunse un atteggiamento sempre più decisamente favorevole alla politica gregoriana antimperiale, ed in un momento non precisabile, trovandosi a Roma (1078-1080), fece donazione a S. Pietro nelle mani di Gregorio VII di tutti i suoi beni allodiali che aveva e poteva avere, o per diritti di eredità o per altro, così al di qua come al di là delle Alpi, riprendendoli però in godimento vitalizio.

Quali fossero i motivi politici di tale donazione, non si vede chiaramente, ma certo influì gravemente nei rapporti della contessa con Enrico IV, che doveva credersi l'unico congiunto che potesse pretendere alla successione. Dopo il 1080 M. è in lotta aperta con l'Imperatore, che nella sua discesa in Italia, nel 1081, occupa gran parte della marca matildina; in varie città i vescovi di parte imperiale si ribellano e promuovono ribellioni contro la contessa. Enrico IV si vendica della ostilità della cugina mettendola al bando dell'Impero e spogliandola di tutti i feudi così d'Italia come di Germania. M. persistente nel suo atteggiamento, aiutando il Papa con il suo tesoro privato e con gli ori delle chiese ed apertamente trattati con i principi tedeschi contro l'Imperatore. La fuga da Roma e la morte di Gregorio VII, l'occupazione da parte dell'Imperatore e del suo antipapa dell'Urbe, rappresentano il momento più critico per la contessa M., che rimase sola a difendere con purezza di spirito ed abnegazione il programma papale della riforma della Chiesa. Non le mancarono però i successi: la vittoria di Sorbara sulle genti imperiali del 7 luglio 1084 mostra che essa aveva ancora vassalli fedeli; le elezioni dei due papi gregoriani Vittore III e Urbano II avvennero sotto la sua protezione. Per avere oltralpi appoggio nella sua politica antimperiale, M. sposò nel 1089 il giovanissimo duca di Baviera Guelfo, ma provocò una nuova violenta reazione da parte di Enrico IV: nel 1091 egli occupò il principale centro matildino di Lombardia, Mantova. La contessa rispose prendendo sotto la sua protezione l'imperatrice Prassede, confinata da Enrico IV a Verona, ed aiutando il principe Corrado nella ribellione contro il padre. Nel 1097 assiste in Roma al grande Sindone Lateranense, tenuto da Urbano II. Uno scacco fu la separazione avvenuta in quello stesso anno dal giovane marito Guelfo di Baviera, che si riconcilia con l'Imperatore. La contessa adottò come figlio il conte Guido Guerra, per avere probabilmente un appoggio; il Guerra compare nei documenti comitali dal 1099 sino al 1108, poi l'adozione fu, pare, revocata. Nel 1102 M. riconfermò la donazione dei suoi beni allodiali alla Chiesa di Roma. Quando, nel 1111, scese in Italia il nuovo imperatore Enrico V, questi cercò di stabilire rapporti di cordialità con la vecchia contessa: si venne ad un accordo di cui si ignora il contenuto. Pare che Enrico V concedesse alla contessa l'ufficio di suo rappresentante nel Regno italico; che M., come fu pensato, promettesse in qualche modo di lasciare all'Imperatore i suoi beni, è dubbio. Probabilmente è da supporre che l'Imperatore riconoscesse l'autorità personale della contessa sulle due marche, rinunciando al diritto di imporre un suo rappresentante come margravio. M. negli ultimi anni sviluppò la sua attività benefica a favore di chiese e monasteri. Morì a Bondeno il 24 luglio 1115, a 69 anni di età. Fu scelto nella chiesa del suo prediletto monastero di S. Benedetto di Poltrone. La salma venne riconosciuta il 18 giugno 1613 e fu trasportata a Roma, dove riposa nella grande tomba eretta dal Bernini per cura di Urbano VIII nel 1633. La figura della contessa M., «onore e gloria d'Italia», come la dice il suo biografo Donizone, non fu dimenticata dalla tradizione storica medievale e ben è probabile

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niani - Modena. Archivio capitolare.
che essa sia la figura femminile idealizzata da Dante nel Paradiso Terrestre.

BIBL.: dopo L. Tosti, Vita della contessa M., 3ª ed., Roma 1886, si provarono a narrare la vita della contessa: M. Huddy, Matilda countess of Tuscany, Londra 1905; N. Duff, Matilda of Tuscany, 1910; L. Tondelli, M., Roma 1915; 2ª ed. 1916; N. Grimaldi, La contessa M. e la sua stirpe feudale, Firenze 1928; ma con mediocre risultato. Studi sulla contessa sono comparsi in una Miscellanea per l'VIII centenario della morte, Reggio Emilia 1913. Una edizione critica della Vita Mathildis del monaco Donizone si ha ora a cura di L. Simeoni (RIS, V, 11), Bologna 1930, pp. 1-128, che ha pure studiato la Vita Mathildis e il suo valore storico in Atti e memorie della R. Deput. di Storia patria per le prove, modenesi, 7ª serie, 4 (1927). L'esame di tutti i documenti della contessa è fatto da A. Overmann nel suo volume Gräfin Mathilde von Tuscine, Innsbruck 1825. Sul castello di Canossa V. A. Ferretti, Canossa, Torino 1884; N. Campanini, Canossa, 2ª ed., Reggio Emilia 1915. Sui rapporti di M. con Gregorio VII, V. L. Simeoni, Il contributo della contessa Adelaide al papato nella lotta per le investiture, in Studi gregoriani, raccolti da G. B. Borino, I, Roma 1947, pp. 253-271. Sulla lapide contenente il testo della donazione di M., V. A. Ferrua, La donazione della contessa M., in Civ. Catt., 1943, I, pp. 122-231; Il millenario di Canossa, a cura di A. Tondelli, Reggio Calabria 1951.