MENELAO. - Sommo sacerdote di Gerusalemme, abusivamente succeduto a Giasone, anch'egli intruso al posto del fratello Onia III, ultimo pontefice legittimo, al tempo del re seleucida Antioco IV Epifane (175-163 a. C.; cf. II Mach. 4, 23-50).
Secondo molti critici M., come suo fratello Simone, era non della tribù di Beniamin (testo greco attuale di II Mach. 3, 4), ma della tribù di Levi e della discendenza di Bilga (antiche versioni latine), ossia della quindicesima classe sacerdotale.
Si distinse per tirannica ferocia verso i compatrioti, e continui saccheggi al tesoro del Tempio, perpetrati allo scopo di sdebitarsi con Antioco, o di accaparirsi il favore di personalità influenti. Fece assassinate a tradimento il pio Onia III perché aveva osato biasimare la sua sacrilegia condotta.
Quando Antioco IV (v.), di ritorno dalla seconda campagna di Egitto, entrò nel Tempio per saccheggiare il tesoro, fu accompagnato da M., e penetrato nel « Santo » ne asportò il candelabro e l'altare d'oro.
Nella campagna di Antioco V Equatore (163-162) contro la Giudea, M. è presso il Re nell'intento di guadagnarsene il favore. Divenuto esoso per i suoi intrighi, fu condannato a morte, e finì in Berea per asfissia, precipitato nell'interno di una torre piena di cenere.