NARCOTICI. - A differenza degli ipnotici (v.), sono quelle sostanze che determinano sono assai più profondo (gr. ναριανικώς = che induce torpore), con uno stato di ottundimento assoluto della coscienza, rilasciamento muscolare, abolizione dei riflessi, spesso notevoli modificazioni della circolazione cerebrale. Come pratica medica, la narcosi - anche detta anestesia generale - usa medicamenti assumibili per via inalatoria (cloroformio, etere etilico, cloruro di etile, protossido d'azoto, etilene), per via rettale (avertina) o endovenosa (evipan sodico, eunarcon, pentothal, narcovene e altri derivati dalla malonilurea).
La necessità della narcosi è resa evidente dalla impossibilità pratica di sopportare i dolori spesso atroci legati alle indaginose e lunghe manipolazioni proprie della moderna chirurgia e dalla necessità di evitare gli incoercibili moti istintivi di difesa che potrebbero pregiudicare la precisione e sicurezza dell'intervento e impedirebbero il completo rilasciamento delle pareti muscolari, necessario per ben dominare il campo operatorio. Una tale necessità pratica legittima moralmente l'uso dei n. per ottenere l'anestesia (v.) generale.
Bibliografia
Giuseppe de Ninnu