NASCITE, CONTROLLO (BIRTH-CONTROL) DELLE

NASCITE, CONTROLLO (Birth-Control) delle. - Forma di regolamentazione volontaria o coercitiva che vuole subordinare la procreazione degli individui a esigenze sociali, igieniche, economiche, razziali.

Il c. delle n., prescindendo dalle ragioni che possono motivarlo, non è in sé riprovevole, quasi fosse un sottrarsi al precetto divino: Crescite et multiplicamini (Gen. 1, 28); perché questo precetto, se anche fu un vero precetto di diritto naturale o di diritto positivo divino all'origine dell'umanità e finché il genere umano non ebbe un'adeguata propagazione sulla terra, ha perduto in seguito la sua obbligatorietà individuale, restando solo come precetto generale diretto alla comunità e non al singolo; come dimostra chiaramente lo stesso invito divino alla castità assoluta (Mt. 19, 10 sgg.; I Cor. 7) e il particolare pregio in cui sempre celibato (v.), reso addirittura obbligatorio per particolari categorie di persone. La moralità del c. delle

n. non va posta, quindi, in senso assoluto, ma relativamente all'intenzione e al mezzo posto in opera.

Storicamente il biblico Onan (Gen. 38, 9) può considerarsi il capostipite dei limitazionisti; come pure Aristotele pare il primo che abbia voluto pianificare il c. delle n. con le sue preoccupazioni limitazioniste. Ma i veri teoretici del c. delle n. sono economisti di epoche assai più recenti, sia che si voglia risalire a Giammaria Ortes (Riflesioni sulla popolazione, Venezia 1700) o ad Adam Smith (An inquiry into the nature and causes of the wealth of Nations, finito di pubblicare nel 1770) MALTHUS, THOMAS ROBERT (v.) per il primo piano organizzato di preoccupazioni e di metodi di c. delle n. Il movimento limitazionista prende nuovo slancio e differente indirizzo di metodi con Francis Place ed il suo libro (Diabolical hand bill: Illustrations and proofs of the principle of population (Manchester 1822-1823), dando inizio al movimento del neo-malthusianismo.

I motivi addotti a giustificazione del c. delle n., sono vari:

1. Motivazione di ordine demografico. - MALTHUS, THOMAS ROBERT (v.) sottolineò che il rapporto «numero di uomini-mezzi di sussistenza» si mostra gravemente sproporzionato, perché mentre il secondo elemento cresce in proporzione aritmetica, il primo invece cresce nello stesso tempo in progressione geometrica. Attualmente nessuno accetta più una tale schematica impostazione di rapporto, tuttavia i limitazionisti d'oggi rimangono sempre aderenti, sia pur genericamente, alla preoccupazione malthusiana della saturazione umana del mondo (W. Vost, A. P. Chew, F. Obsborn, R. Wietzsch). Ma i dati forniti dalle statistiche dimostrano che dal 1800 in poi l'aumento della popolazione non ha seguito affatto la legge di Malthus, e non è aumentata neppure dell'1%. Si devono quindi ammettere, oltre dei mezzi repressivi (guerra, pestilenze, c. delle n.) altre cause che ritardano la curva ascensionale dell'aumento della popolazione. Pure ammettendo quindi un graduale aumento della popolazione del globo, si può concludere che la progressione non è tale da sfociare in un prossimo domani nella tragica conclusione predetta dal Malthus e discepoli.

2. Motivazione di ordine economico. - Sorge l'altra questione, posta da Malthus e seguaci, dell'insufficienza e dell'esaurimento dei mezzi di sussistenza forniti dal mondo, ma anche questo postulato non regge. Pur tenendo conto soltanto delle attuali possibilità di sfruttamento dei beni della terra, può concludersi che questa già oggi è in grado di sostentare dagli 8 (Penck) ai 13,3 (Hollstein) ai 22,4 (Ballod) miliardi di uomini, secondo il tenore di vita posto a base. Inoltre se si pone mente alla differenza dei metodi di sfruttamento del patrimonio terrestre tra oggi e anche soltanto 100 anni fa, si deve concludere che è errato voler misurare la potenzialità di sussistenza futura della terra sul metro delle erogazioni del passato e del presente. Si assiste infatti ad un continuo aumento della percentuale delle terre destinate a coltura, al progredire dei mezzi meccanici e dei sistemi di sfruttamento del mare e del sottosuolo.

Se tali conclusioni appaiono negative per un'impostazione malthusiana mondiale dell'equilibrio «sviluppo demografico-mezzi di sussistenza», si deve ammettere, invece, che in realtà esiste attualmente un netto e spesso assai forte squilibrio nel suddetto rapporto in determinate aree (cosiddette «depresse»), nazionali o regionali o di classi sociali, o di gruppi familiari. Un tale stato di cose è legato in genere a una cattiva ripartizione della ricchezza; mancanza di buona volontà, particolarmente sul piano internazionale, per cui si mantengono barriere di interessi particolari contro il libero passaggio degli uomini dalle zone più dense a quelle più rarefatte, contro il libero flusso dei beni della terra dalle zone più dotate a quelle più povere, mentre ostacolato e lento è lo scambio di assistenza e mezzi tecnici tra i popoli che hanno raggiunto una maggiore perfezione di mezzi di sfruttamento e quelli più in arretrato.

3. Motivazione di ordine razziale e nazionale. - I popoli che siano infatuati di una loro reale o presunta superiorità, oppure detengano nel mondo una condizione di

privilegio, sono portati a imporre il c. delle n. ai popoli considerati di razza inferiore, o più prolifici o affamati, particolarmente se debellati nei loro tentativi di espandersi occupando aree altrui meno popolate ed economicamente più promettenti.

4. Motivazione di ordine eugenico. - Il c. delle n. assume una motivazione eugenica quando si propone di togliere di mezzo le tare morbose trasmissibili per ereditarietà o tenta, nel giro di alcune generazioni, di annullare le stirpi tarate per mezzo di una selezione degli accoppiamenti. A parte l'immoralità di una simile procedura, essa risulta priva di fondamento scientifico, fallace e inefficace nell'attuazione pratica (v. EUGENICA).

5. Motivazione di ordine igienico. - Particolare importanza, in special modo per i singoli individui, assume la motivazione igienica e medica. Il succedersi per la madre, quasi ininterrottamente nel corso della sua maturità sessuale, di gravidanze, parti, allatamenti, pur potendosi accordare con ottime condizioni di salute e anzi, come l'esperienza insegna, potendo divenire, in particolare casi, mezzo di floridezza fisica e ottimo equilibrio psichico, può rovinare la salute o addirittura addensare su lei la minaccia di morte per cause ostetriche o malattie per o in gravidanza (v. ABORTO). Inoltre la figliolanza numerosa richiede che essa sia custodita, curata, seguita, particolarmente dalla madre negli anni della infanzia e della fanciullezza, il che spesso non avviene, nelle attuali nostre condizioni sociali, in alcune numerose famiglie del popolo, nelle quali i genitori sono presi dal lavoro esterno e la madre non può permettersi il lusso di una persona che l'aiuti, dove la casa è insufficiente e inospitale, e la strada diuturna palestra dei figli. Tale condizione però è largamente determinata da altri problemi d'indole sociale, particolarmente dall'egoismo di chi possiede di più e si oppone a una più equa ripartizione dei beni e rappresenta un'assai dura responsabilità della società attuale; perciò, giustamente, i rimedi dovrebbero premere su questo secondo elemento. Pur non essendovi quindi cause necessitanti che spingono ineluttabilmente al c. delle n., possono ammettersi, nei casi particolari, cause giustificanti.

Ma qui sorge il problema del valore morale dei mezzi proposti per il c. delle n. Questi si possono dividere in due gruppi: a) mezzi che di per sé attentano alla vita dell'individuo (aborto ed uccisione del neonato) o viziano intrinsecamente l'essenza dell'atto coniugale (interruzione dell'atto, antifecondativi chimici o meccanici, sterilizzazione), proposti e propagati dai neomalthusianisti. Questi mezzi sono illeciti (v. NEO-MALTHUSIANESIMO). b) Mezzi che sono rappresentati dalla prima astensione dell'atto coniugale per sempre (continenza assoluta) o per un tempo determinato (continenza temporanea) o soltanto periodicamente nelle presunte epoche di fecondibilità, secondo il metodo Ogino-Knaus. Questi mezzi, quando sono accompagnati da « motivi morali sufficienti e sicuri, rendono lecita una regolazione della prole » (Pio XII, Discorso alle ostetriche del 29 ott. 1951, in Civ. Catt., 1951, IV, p. 53 sgg. e ai partecipanti al Convegno del « Fronte della Famiglia » del 25 nov. 1951, ibid., p. 693 sg.).

Altra forma di c. delle n. si ha quando questo è imposto dall'autorità. Questa forma è sempre illecita, perché lesiva degli attributi della persona umana; nessuna autorità, infatti, può privare l'uomo dei suoi diritti naturali, nel caso particolare del diritto potenziale alla procreazione, qualunque mezzo venga usato e qualsiasi motivo venga addotto.

BIBL.: La limitation des naissances (Birth-Control), 2ª ed., Parigi-Bruxelles 1931; F. Marconcini, Colle vuote, rilievi e considerazioni sulla denatalità europea, Como 1935; C. Coruzzi-F. Travagli, Trattato di medicina sociale, I, Milano 1938, pp. 223-25, 240-54; G. Cattani, Igiene del matrimonio, ivi 1946; A. Gennaro, C. delle n., ivi 1947; A. Boschi, Nuove questioni matrimoniali, ivi 1948, p. 261 sgg.; L. Seremin, Dizionario di morale professionale per i medici, 4ª ed., Roma 1949, pp. 200 e sgg., 466 e sgg.; A. Perego, L'istanza malthusiana e le risorse naturali, in Civ. Catt., 1951, II, pp. 233-46; S. Golzio, La polemica sulla popolazione e il c. delle n., in Civitas, 2 marzo 1951, pp. 25-35; id., La situazione

demografica italiana, ibid., pp. 60-75; M. Berri, Un piano per il c. delle n. in Inghilterra, in Orizzonte medico, 6 (1951), 9-10; La scuola cattolica, 79 (1951), pp. 283-373. Giuseppe De Ninnio

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“NASCITE, CONTROLLO (BIRTH-CONTROL) DELLE.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 983. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/nascite-controllo-birth-control-delle.