MORIA. - Regione ('eres ham-Môrijjâh), dove da Bersabea si recò Abramo, per immolare, sul monte che il Signore gli avrebbe indicato, Isacco (v.). Dopo tre giorni di viaggio scorse il monte del sacrificio, detto «il Signore vede» (Gen. 22, 1.4.14). Le vaghe indicazioni e la divergenza delle versioni nella forma del nome (Settanta: «terra elevata»; Aquila: «evidente»; Simmaco: «della visione»; Volgata: «terra visionis») non permettono un'identificazione certa. Preferita è la lezione della Pèsjîtâ «terra degli Amorre».
I Samaritani identificano «il terebinto di Môreh» presso Sichem (Gen. 12, 6) con la terra di M. e indicano il Garizim come monte del sacrificio, ma l'etimologia dei due nomi è differente e l'identificazione tendenziosa. Un'antica interpretazione giudicata riportata da Flavio Giuseppe (Antiq. Iud., I, 13, 1-2), dal Targum di Onkelos
e anche da S. Girolamo (Quaest. Hebr. in Gen., 22, 2: PL 13, 699) ha combinato il luogo del sacrificio di Isacco sulla collina del Tempio in Gerusalemme e la speculazione rabbinica rappresentata in II Par. 3, 1 (har ham-Môrijjâh = Mons Moriah), interpolazione antichissima, anteriore alla versione dei Settanta che la riporta.
Di questo nome proprio non si fa mai menzione nei testi che raccontano la costruzione del Tempio (II Sam. 24, 25; I Par. 21, 26; II Reg. 6; II Par. 3), e del resto la collina del Tempio, la più bassa fra le circostanti, non poté esser vista da lontano come suppone Gen. 22, 4.