MORTO, MARE

MORTO, MARE. - Lago della Palestina al termine del fiume Giordano, incassato fra le ripide montagne di Moab all'est e del deserto di Giuda all'ovest, lungo ca. 76 km., largo 16, con un'area di 945 kmq. ed una profondità massima di 791 m. sotto il livello del mare, costituendo la più profonda depressione continentale conosciuta sul globo. Una piatta penisola sporgente a sud-est, detta al Lisân, lo divide in due parti distinte, di cui la minore è uno stagno salato ricoperto di 6-8 m. d'acqua, che si prolunga nell'acquitrino della Sebâh.

Caratteristica principale è la intensa concentrazione dei sali (20-26), fra i quali prevalgono i cloruri di magnesio, di sodio e di calcio apportati da numerosi affluenti (principali il Giordano a nord e il Wâdi el-Môgib, il biblico Arnon, all'est) e dalle numerose sorgenti termali e solforose (Hammâm Zerqâ Mâ'în, l'antica Callireo [v.], all'est, e la ricca 'Ajn Gidî, la biblica Engaddi, all'ovest) che vi riversano ca. 200 mc. al secondo. Sebbene il M. M. non abbia emissari, il regime delle acque si mantiene costante per l'intensa evaporazione, con variazioni oscillanti a seconda delle condizioni atmosferiche e stagionali. Negli ultimi tempi il livello però è aumentato, giacché al nord non è più visibile la piccola penisola Ruqm el-Bahr ed è scomparso il sentiero che permetteva di raggiungere sulla riva occidentale il Gebel Usdum, la montagna di salgemma al sud, alta al massimo 150-75 m. La intensa salsedine (il peso specifico varia fra 1,021 e 1,256) fa sì che le acque siano prive di fauna lacustre; i pesci apportati dalle correnti muoiono appena toccano le acque.

Nella Bibbia è chiamato Jâm hâ-'Arâbhâh (Volgata: «mare solitudinis»), per la sua posizione geografica nella profonda depressione del Gôr (Deut. 3, 17; Jos. 3, 16; 12, 3; II Reg. 14, 25); Jâm haq-Qad-hmôni («mare orientale»), in opposizione al Mare Mediterraneo (Ex. 47, 18); o «mare anteriore» (Joel. 2, 20; Zach. 14, 18), in antitesi con il «mare posteriore» o Mediterraneo, secondo la maniera dell'orientamento ebraico. Più frequentemente è detto Jâm ham-melah (Volg.: «mare salis») o «salissimum») in opposizione alle acque dolci del Giordano (Num. 34, 3; Jos. 15, 2; 18, 19). In Gen. 14, 3 questa denominazione seggia la trasformazione della valle di Siddîm in lago amaro.

Presso gli autori ellenistici (Posidonio di Apamea, Diodoro Siculo, Flavio Giuseppe [Antiq. Jud., I, 9; IV, 5, 1; Bell. Jud., XVII, 6]), è detto Lago Asfaltide, per le vaste macchie galleggianti di asfalto provenienti dagli strati bituminosi del fondo. Dal sec. II prevale il nome di M. M. (Pausania, 175), che s. Girolamo adottò glossando «mare salis» in Jos. 3, 16. Nel Talmud e presso gli odierni Ebrei è detto «mare di Sodoma», con riflesso alla catastrofe della Pentapoli di cui resta il ricordo nel nome Gebel Usdum (Gen. 14). Dagli Arabi è chiamato Bahr Lût «lago di Lot». Nella carta musiva di Madaba è designato a sud del M. M. un santuario al giusto Lot.

Nel 1930 si iniziò lo sfruttamento sistematico soprattutto dei sali potassici dalla Palestine Potash Ltd. con installazioni sulla costa occidentale del M. M. Queste furono distrutte parzialmente, a nord di 'Ajn Gidî, nella guerra arabo-ebraica del 1948; le altre sono rimaste inattive per la mancanza di strada e di intesa fra il governo israeliano e la società.

Bibl.: F. Lynch, Narrative of the United States' expedition to the River Jordan and Dead Sea, Londra 1849; Official report of the United States' expedition, Baltimore 1852; F. De Saulcy, Voyage autour de la Mer Morte, Parigi 1853; L. Lartet, Note sur la formation du bassin de la Mer Morte, 1886; M. Blackenhorn, Entstehung und Geschichte des Toten Meeres, in Zeitschr. des Deutschen Palästinareeins, 10 (1896), pp. 1-64; F.-M. Abel, Une croisière autour de la Mer Morte, Parigi 1911; id., Gêogr. de la Palestine, I, 1913, p. 167.