NAZIONE

NAZIONE. - Nel campo della sociologia e del diritto pubblico non esiste concetto più confuso di quello di n., né parola più difficile a definirsi.

La difficoltà procede così dai sensi svariati attribuiti al termine, come dalla molteplicità degli elementi, che contrassegnano il gruppo umano da esso designato.

Fin dalle origini, nella lingua latina, la parola natio viene adoperata a significare parecchie realtà. Se, secondo l'etimologia (natio da nascor), significa propriamente l'atto di nascere, passa però a significare l'effetto, l'origine, la schiatta, la razza e la specie, con riferimento persino agli esseri irragionevoli e inanimati. Con facile transazione, dalla stirpe viene applicata al popolo nato nel territorio dove abita e ancora, per metatesi, al territorio stesso, come nelle espressioni natione Dacus, natione Arretio, e infine a una classe determinata di persone, che ha qualche comune attinenza: natio optimatum, natio candidatorum.

Nell'uso moderno può indifferentemente significare lo Stato, il popolo, la patria e, in senso più ristretto e proprio, un gruppo etnico contrassegnato da particolari note distintive. Nel diritto internazionale è equivalente allo Stato, come nell'espressione Società delle nazioni; nell'uso comune a quello di Stato o di popolo, come nell'espressione n. italiana.

La seconda fonte di difficoltà deriva dalla molteplicità degli elementi, detti fattori della nazionalità, che contrassegnano il gruppo nazionale, tra i quali riesce

arduo stabilire quale ne esprima l'essenza. L'unità d'origine e di tradizioni, di cultura e di lingua, di religione e di territorio sono le note più comuni, con le quali la n. si presenta allo sguardo dell'osservatore e dalle quali, secondo le preferenze personali, può seguire una varietà estrema di definizioni. Il Mancini, infatti, diede il predominio sulle altre alla coscienza della nazionalità, seguito dal Palma e dal Jellinek; il Le Fur e il Leclercq alla volontà di vita in comune; il Bluntschli alla lingua; il Fichte alla razza, il Delos alla comune civiltà e cultura, mentre le correnti nazionaliste identificarono la n. con lo Stato.

La più recente indagine si trova presso a poco concorde nell'ammissione di tre punti: nessuno dei fattori della nazionalità può essere considerato come elemento essenziale della n.; la n. si distingue nettamente dallo Stato; la sua essenza deve essere ricercata in qualche cosa di spirituale e di interiore all'uomo.

La n., innanzi tutto, non consiste nella razza, concetto prevalentemente materialistico, che si riferisce di preferenza ai caratteri somatici, e non può essere integralmente applicato all'uomo, nel quale le qualità spirituali, sua nota specifica, hanno il predominio sui caratteri fisici. La ristrettezza del concetto di razza non può, dunque, esaurire quello di n. Anche se alla razza si attribuisce un significato più nobile, come viene fatto dalla scuola antropoc-sociologica, si urterebbe ancora nella difficoltà di determinarne il contenuto. Per confessione di tutti gli studiosi seri di antropologia e di etnologia, nessun altro concetto è così oscuro e così vago. L'opposizione però più fondamentale tra razza e n. consiste in ciò che questa va distinta per i suoi caratteri spirituali, mentre quella rimane sul piano materiale.

La lingua è indubbiamente uno degli indici più visibili della nazionalità, e tuttavia non può essere ritenuta come elemento costitutivo. Vi sono, infatti, popoli che parlano la medesima lingua e sono divisi in parecchie n., sovente in aperto antagonismo. Il fenomeno si mostra con maggiore evidenza nelle Repubbliche dell'America latina. Come la lingua non vanno sopravvalutati né la religione né il territorio. L'unità della fede non è necessariamente richiesta dall'esistenza di una n., nella quale possono bene convivere gruppi di diversa professione religiosa, che tuttavia si sentono uniti nella comune appartenenza al medesimo gruppo etnico. Il territorio poi, sebbene eserciti un certo influisco sulla formazione di alcuni caratteri nazionali (p. es., nel popolo greco e la sua cultura) è un elemento estrinseco. Il popolo ebraico è stato per lunghi secoli una n. senza territorio.

L'esclusione dei singoli fattori della nazionalità dal numero degli elementi essenziali non legittima però la conclusione soggettivista del Jellinek, secondo il quale la n. sarebbe soltanto un fenomeno soggettivo, giacché i vari fattori sono qualità oggettive, che imprimono nell'uomo note particolari e inconfondibili e preparano il terreno, donde germoglierà quell'unità spirituale, concreta manifestazione dell'esistenza di un gruppo nazionale.

Insistendo ancora sull'aspetto negativo è da aggiungere che la n. non si identifica con lo Stato, non solo perché la storia presenta l'esistenza di Stati plurinizionali, esempio classico la Svizzera, ma perché le due formazioni sociali differiscono sostanzialmente. La n. riduce ad unità individui contrassegnati da caratteri fisici e soprattutto spirituali ben distinti, lo Stato invece gruppi sociali eterogenei. Senza una profonda omogeneità di cultura e affinità d'indole, la n. non esiste, né può esistere, mentre lo Stato anche senza di essa esiste ed è vitale. Tale diversità è intrinseca ed essenziale, poiché l'unità oggettiva o di fatto, dalla quale germoglia l'essere della n., consiste nella somma di alcune somiglianze parziali, che distinguono un determinato gruppo umano da qualsiasi altro. Finché le cause modellatrici dell'uomo non hanno plasmato un tipo ben netto, comune a tutto l'aggregato, la n. non sorge, mancando lo stimolo specifico, che deve determinare l'istinto generico di solidarietà ad esplicarsi in quella forma e non in un'altra.

Diversamente deve dirsi dello Stato, per la cui formazione bastano le somiglianze generiche della natura umana, dei suoi bisogni più comuni e delle sue perfe-

zioni più universali, eguali in tutti i membri della specie, donde poi la grande latitudine del suo fine naturale, che si estende a tutti i beni necessari ad una vita sufficientemente umana e progredita, mentre quello della n. si restringe alla conservazione del suo patrimonio culturale.

Nelle ultime determinazioni ha cominciato già ad affiorare un particolare concetto della n., per la cui intera formulazione occorre procedere all'esame dal dato sperimentale.

Sembra evidente, innanzi tutto, che la n. appartenga alla categoria degli aggregati sociali naturali, essendo costituita da un nucleo di esseri intelligenti, congiunti da un principio interno, effetto dell'innata socievolezza umana, che tende spontaneamente a cementare insieme quei soggetti, i quali sono tra loro vicini e uniti da particolari somiglianze d'origine, d'indole e di cultura. L'opinione contraria, che attribuisce l'origine della n. allo Stato, è dimostrata infondata dal fatto che, prima ancora che si formassero gli odierni Stati nazionali, esistevano già, nel territorio sottoposto al loro dominio politico, cellule sociali ben individuate come gruppo etnico, alle quali non si può negare la qualità di n. Non la n. suppone lo Stato, ma questo suppone la n., come ambiente nel quale si produce il fenomeno dello Stato.

Come aggregato sociale naturale, la n. appare composta da una somma d'individui somiglianti, oltre che nella natura, in alcune specificazioni accidentali ben definite. Ora, essendo l'uomo un essere razionale, non si collega in un'associazione di fatto, se non mediante un legame spirituale, e conseguentemente uno degli elementi essenziali della n. deve essere ricercato in qualche cosa di coscientemente avvertito. Tale elemento consiste nella coscienza della nazionalità, ossia di tutte quelle note comuni, che contrassegnano gli individui, o unità parziali che, come proprietà dell'aggregato, sono un suo patrimonio sociale e producono nei soggetti la volontà di vivere insieme e il sentimento di essere legati a un comune destino.

Questo primo elemento di ordine spirituale viene ancor meglio specificato dal fine, al quale naturalmente tende l'azione associata, giacché anche la n., come ogni altra formazione sociale, resta specificata dal suo fine. Questo a sua volta propriamente consiste, come ha ben dimostrato il Delos, nella conservazione e nello svolgimento del patrimonio culturale comune a beneficio della più compiuta e perfetta formazione della persona umana. Quello, infatti, che produce la coscienza unitaria e la volontà di collaborazione dei membri di una n. sono le unità parziali organiche e spirituali, che formano un legame di fatto, prima ancora del sorgere della coscienza nazionale. Il fondamento oggettivo, sul quale riposa il sentimento d'unità sociale nella n., sono, dunque, le svariate somiglianze, che sogliono essere chiamate fattori della nazionalità. Ne deriva che, estenuando oltre un certo limite, l'unità di religione, di lingua, di tradizioni e di cultura, l'istinto di socievolezza perderebbe il suo stimolo e l'aggregato nazionale la sua coesione. Se vuole conservarsi in essere, deve conservare e sviluppare, proteggere e preservare il suo patrimonio culturale; ciò vuol dire che il suo scopo naturale consiste appunto in questa conservazione e difesa, che non può andare disgiunta da un ragionevole progresso.

Ma la cultura nazionale, la sua conservazione e svolgimento non avrebbero importanza alcuna come fine collettivo, se non ridondassero a beneficio della persona umana. I portatori e gli artefici della civiltà

sono le persone, e non la n. concepita o idealizzata come un soggetto a sé stante; la comune cultura deve pertanto rifluire sui suoi artefici, quale patrimonio, al quale tutti indistintamente hanno diritto. L'importanza naturale della n. è proporzionale al servizio che essa rende all'uomo, e questo è singolarissimo e proprio. Essa imprime nelle sue facoltà abiti operativi, disposizioni permanenti, che daranno alle loro operazioni diritture e facilità, attuando la potenzialità con la quale l'essere umano viene alla vita. Svolge così una funzione nell'interno dell'uomo e ne forma l'anima e il carattere, ne plasma il sentimento, imprimendo a tutto il complesso modo delle sue funzioni psichiche atteggiamenti speciali, che diverranno permanenti.

Mediante un'azione lenta e continua la n. innesta nell'uomo in modo inavvertito gli elementi della sua cultura, gli comunica il patrimonio del suo spirito, delle sue idee, delle sue tradizioni, della sua lingua e della sua religione, sigillandone per sempre l'anima, come la comunità d'origine dallo stesso ceppo ne ha sigillato il corpo.

Raccogliendo in sintesi gli elementi finora descritti, si può raggiungere una definizione compiuta della n. Essa è nella sua essenza un aggregato sociale naturale che, nella coscienza della sua unità d'origine e di cultura, tende alla conservazione e allo svolgimento delle proprie peculiarità e note distintive, in ordine alla più compiuta formazione della persona umana.

BIBL.: V. Gioberti, Della nazionalità italiana, Livorno 1847; L. Taparelli, Della nazionalità, Firenze 1849; L. Palma, Del principio di nazionalità nella società moderna europea, Milano 1867; P. Fiore, Diritto internazionale pubblico, I, Torino 1887, pp. 170-89; V. Miceli, Lo Stato e la n. nei rapporti fra il diritto costituzionale e il diritto internazionale, ivi 1890; I. Seipel, Nation und Staat, Vienna 1916; A. Gemelli, Principio di nazionalità e amor di patria nella dottrina cattolica, Torino 1918; R. Johannes, Le principe des nationalités, Parigi 1918; P. Mancini, Il principio di nazionalità, Roma 1920; G. Jellinek, La dottrina generale dello Stato, Milano 1921, pp. 225-39; L. Le Fur, Races, nationalités, Etat, Parigi 1922; H. Woroniecki, Quaestio disputata de natione et statu civili, in Divus Thomas (Piacenza), 3ª serie, 3 (1926), pp. 25-54; S. Panunzio, Popolo, n. e Stato, Firenze 1933; J. T. Delos, La société internationale et les principes du droit public, Parigi 1937, pp. 7-63; G. Schmidt, Razza e n., Brescia 1938; W. Sombart, Vom Menschen, Berlino 1938; A. Messineo, La n., Roma 1944. Antonio Messineo
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“NAZIONE.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 1010. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/nazione.