NICCOLÒ da Osimo. - Teologo e predicatore francescano, n. a Osimo nella seconda metà del secc. XIV, m. a Roma ca. il 1453. Nel 1438, nominato da Eugenio IV custode di Terra Santa, vi rinunziò in seguito a contrasti.
Durante il vicariato generale di s. Bernardino (1438-1441), N. lo fiancheggiò efficacemente e mentre reggeva come vicario la provincia di S. Angelo di Puglia, compose la Declaratio super regula Fratrum Minorum, approvata poi dal generale dell'Ordine, Guglielmo da Casale (1439), e da s. Bernardino inviata alle province dei Minori.
Osservanti nel 1440 (edd. in Speculum Minorum, Romae 1509; Monumenta Ordinis Minorum, Salamanca 1511; Firmamentum trium Ordinum, Parigi 1512). Dentro la stessa osservanza sembra che N. favorisse la corrente più rigida, perché è nel 1440 egli lavorava presso Eugenio IV per la totale separazione dai Conventuali e quando questa fu concessa con la bolla Ut sacra del 1446, N. la difese tenacemente dagli attacchi dei Conventuali; e nel 1453 fece parte della commissione nominata da Niccolò V per l'esame e difesa della bolla Ut sacra Scrisse inoltre Supple-mentum Summae Magistratus seu Pisanella (Genova 1473 e 1474); Quadriga spirituale, terminata nel 1442 (ed. postuma, Jesi 1475); Operette volgari (ed. G. Spezi, Roma 1865).
NICCOLÒ I, PAPA, santo. - Figlio di Teodoro, regionario, diacono di Leone IV, alla morte di Benedetto III (17 apr. 858) fu eletto e consacrato papa (24 apr.), presente l'imperatore Lodovico II. Fu uno dei più eminenti pontefici che tennero il governo della Chiesa; illustre per gli importanti problemi che si trovò a dover risolvere, superando gravi ostacoli sia politici sia ecclesiastici.
Particolare importanza davanti la pubblica opinione ebbe il divorzio di Lotario II, re di Lotaringia, fratello di Lodovico II, Lotario, voglioso di sposare Valdrada, tentò pretesti per ripudiare la legittima moglie Teutberga. Appoggiato dagli arcivescovi Guntero di Colonia e Tietgauo di Treviri ebbe sentenza favorevole in due sinodi; un terzo, tenuto a Metz nel giugno 863, alla presenza dei legati papali, confermò le sentenze precedenti. N. annullò quelle sentenze e sottopose a penitenza i due arcivescovi ed i loro complici. Costoro ricorsero a Lodovico II che mosse dal Beneventano contro Roma; di fronte alle violenze di lui, N. non piegò e Lodovico dovette ritirarsi, dopo essersi messo in pace con il Papa. La controversia del divorzio non cessò che con la morte di Lotario (ag. 869) che era stato anche scomunicato.
Di grandissima importanza per le relazioni con l'Impero e l'esposito bizantino furono OZIO (v.) e la celebrazione dell'VIII Concilio ecumenico.
N. si trovò pure a dover opporsi alle prepotenze ravennati che duravano dal tempo di Leone IV, per operai di Giorgio duca dell'Emilia e di suo fratello Giovanni arcivescovo, che opprimevano soldati e pellegrini e pretendevano di non sottostare all'autorità pontificia. L'arcivescovo fu scomunicato e riparò presso Lodovico II a Pavia; ma N. si portò a Ravenna per guad. care i due fratelli Giovanni si trovò costretto a presentarsi a Roma, dov'era stato citato e a dare ragione e soddisfazione al Papa del suo operato (861-62). Episodio clamoroso fu anche quello che pose di fronte Incamaro arcivescovo di Reims e N. a proposito di Rotado, vescovo di Soissons, che aveva appellato a Roma. N. rivolse le sue sollecitudini alle province danubiane che dipendevano dal patriarcato romano sino dall'antichità e provvide ad PORTA (v.) e Paolo di Populonia presso i Bulgari per i quali scrisse una celebre Restonio ad consulta Bulgarorum. Proteste le missioni iniziate dai ss. METODISMO (v.) presso gli Slavi della grande Moravia. E sorse a difesa di quelle della Danimarca scrivendo al re Hörk (864) che sembrava proposto per il cristianesimo (Jaffé - Wattenbach, n. 2758). M. il 13 nov. 867. Fu inserito nel Martir. romano da Urbano VIII nel 1630. Festa il 13 nov. 1681.