NINFE

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NINFE. - Nella religione greca, fanciulle divine (νύμφαι), figlie di Zeus, animanti con la loro invisibile presenza ogni aspetto e manifestazione della natura. Esse abitano i monti, i prati, gli alberi, i boschi e le acque e si distinguono perciò in: Oreadi, Napee, Driadi e Amadriadi, Naiadi e Jadi. Gruppo a parte formano le n. dei mari: Nereidi ed Oceanide.

Le n. desumono il nome anche dalle regioni dove erano venerate o dai culti locali, come le Idee da Creta, le Pelidai dal Monte Pelio, le Nisidi compagne dell'infanzia di Dioniso, ecc. Protettrici delle sorgenti termali (Pindaro, Olymp., XII, 19; Diodoro, V, 3, 4) e come tali venerate in Campania, specie a Pozzuoli e ad Ischia (Nitrides o Nitrodiae). Le n. eleggono a dimora anche le caverne, credenza risalente al culto arcaico e giunta sino in età cristiana; in varie regioni della Grecia sorsero grotte a loro dedicate, di cui un interessante esempio rimane quella di Vari, alle pendici dell'Innesto (K. Weller, in American Journal Archaeology, 7 [1903], p. 263 sgg.). Esse fanno parte del corteggio delle divinità maggiori come Artemide, Dioniso e Poseidone, sono spesso associate al culto di minori divinità agresti, in lotta contro le insidie dei satiri e non di rado ricercano l'amore dei mortali come nel caso di Hyla e di Dafni. Nella religione italica e romana, sotto il nome di Lymphae, Lumpae, Lumphiae (Diumpais nella iscrizione osca di Agnone) abitano e tutelano i corsi d'acqua. In epoca più tarda si dedicarono loro speciali edifici, di carattere tra il sacro e il profano, chiamati "nymphaea", all'infusione delle n. era dovuta un'estasi profetica e coloro che ne venivano colti eran detti νυμφάληπτοι (lat. lymphati, o lymphatici). Esse favorivano inoltre i riti nuziali e nelle iscrizioni funerarie dedicate ai bambini ne avevano in cura le anime (CIG 997; 6201; 6293). La letteratura antica si impadronì ben presto delle loro figure circondandole di una nota di gentilezza e di appellativo leggiadri. Esse si mostrano benigne ai mortali e pietose soccorritrici delle loro sventure (cf. il coro delle Oceanide nel Prometeo di Eschilo). L'arte le raffigura nei bassorilevi, a piedi nudi, la capigliatura al vento, il viso sorride, mentre le vesti agitate dal movimento della danza (v. la descrizione della grotta delle n. in Longo Sofista, I-IV).

Bibl.: L. Preller-C. Robert, Griechische Mythologie, I, 4a ed., Berlino 1894, pp. 718-25; O. Navarre, Nymphae, in Darremberg-Saglio, Diction., IV, pp. 124-28; G. Bloch, Nymphai, in Roscher, Lex. der griech. u. röm. Mythologie, III, pp. 500-67; Nymphai, in Pauly-Wissowa, XVII, coll. 1527-99; O. Kern, Die Religion der Griechen, I, Berlino 1926, pp. 79 sgg., 87, passim; M. P. Nilson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, pp. 227-36.