NOTKERO. - Detto «Labeone» per le sue grosse labbra. Monaco di S. Gallo, il terzo e il più illustre di questo nome, capo di quella famosa scuola claustrale, da lui portata al massimo splendore. Nato intorno alla metà del sec. X, m. il 26 giugno 1022 di peste. Fu chiamato «nostrae memoria hominum doctissimus». La sua opera consta esclusivamente di traduzioni di classici latini e specie di quelli che si usavano come lettura scolastica.
Tra le molte versioni da lui composte sono degne di nota la Consolazione della filosofia di Boezio, le Nosze della filosofia e di Mercurio di M. Capella, il commento di Boezio alle Categorie e all'Ermeneutica di Aristotele, i Salmi, il libro biblico allora più letto e quello, anzi, su cui si imparava a leggere, con le dichiarazioni di s. Agostino, ed altri di minor conto. S'egli abbia anche composto una traduzione delle Bucoliche, del De moribus di Catone e dell'Andria di Terenzio, è tuttavia dubbio, ma è certo che alcuni suoi lavori finiti andarono perduti, fra i quali pare che fosse anche una traduzione di Giobbe. Il metodo seguito da N. nel volgarizzamento dei testi classici costituisce una straordinaria innovazione nella didattica del suo tempo. Mentre, cioè, per l'addietro, nella scuola di S. Gallo non si erano usate se non semplici glosse soprascritte o interlineari, N. compose per primo ver-
NOTKERO - NOTORIETA
DI DIRITTO E DI FATTO
1962
di s. Stefano (ibid., LI, p. 220 sgg.) e una Vita s. Galli (ed. in Neues Archiv, 38 [1913], pp. 57-93); a questo si deve aggiungere la Notatio in cui N. tratta ampiamente dei commentatori della Bibbia.
La festa ricorre in S. Gallo l'8 apr., a partire dal 1512 e nella diocesi di Costanza dal 1513. Le reliquie si trovano nel monastero fin dal 1628. Iconograficamente N. è raffigurato come un monaco che colpisce il demonio con un bastone.