Enciclopedia Cattolica vol. IX, 1952 Opere caritative, associazioni religiose, confraternite

ORFANOTROFIO

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ORFANOTROFIO. - Istituto di carità e beneficenza, creato per la cura e l'educazione degli orfani poveri.

Degli orfani poco si era curato il paganesimo; lodevoli eccezioni gli Ateniesi, che avevano ordinato che i figli dei caduti in guerra fossero allevati fino ai 18 anni a spese dello Stato; e la prescrizione di Platone: « Gli orfani devono essere affidati alle cure di pubblici custodi. Si deve temere la solitudine dell'orfano e le anime dei genitori defunti. Ciascuno deve amare l'orfano sfortunato, di cui è custode, come se fosse suo proprio figlio, e deve essere così premuroso e diligente nell'amministrarne i beni, come se fossero i propri; anzi, di più » (cf. Leyes, 926-28).

Agli Ebrei, invece, la cura della vedova e dell'orfano era insistentemente raccomandata; per loro, infatti, erano riservati gli avanzi del raccolto del grano, delle olive e dell'uva (Deut., 24, 21): e Dio era proclamato il « Padre degli orfani » (Ps. 67, 6).

Con l'avvento del cristianesimo la beneficenza, animata dalla parola e dall'esempio di Gesù, prese a fiorire in maniera rigogliosa (v. CARITÀ, STORIA della), e tra le varie esplicazioni di essa ci fu anche quella rivolta agli orfani, tanto più che numerosi erano quelli rimasti tali per il martirio dei genitori. La loro cura era affidata in modo particolare ai vescovi, che se ne occupavano per mezzo dei diaconi e li consegnavano generalmente alle varie famiglie, secondo le testimonianze che si possono raccogliere dai Padri e dagli Atti dei martiri. « Gli orfani e le vedove sono sempre raccomandati all'amore dei cristiani. Il vescovo deve allevarli a spese della Chiesa, e aver cura che le fanciulle, giunte all'età del matrimonio, siano unite a martiri cristiani, e i fanciulli imparino o un arte o un mestiere e siano forniti degli strumenti necessari e posti in grado di guadagnarsi da vivere, affinché non gravino più del necessario sulle spalle della Chiesa » (cf. Constit. Apost., IV, 2: PG 1, 867). Questa cura della Chiesa è messa in particolare rilievo da s. Agostino nelle sue lettere (cf. Ep., 252-55: PL 33, 1068-70). Gli imperatori cristiani, a cominciare da Costantino Magno, in modo particolare Giustiniano, concessero notevoli privilegi agli o. I quali erano sotto la giurisdizione del vescovo, che li governava per mezzo di direttori chiamati orfanotrofi (Cod. di Giustiniano, I, I, tit. III, 32).

Nel medioevo il fiorire delle istituzioni monastiche allargò sempre più il campo della beneficenza verso gli orfani, che, educati prima in locali aggiunti agli ospedali, ebbero poi case proprie; e i monasteri, inoltre, molti ne raccoglievano, ai quali insegnavano lettere e commercio.

Meriti singolari raccolsero, poi, nell'educazione degli orfani e nella fondazione di speciali istituti per essi, gli Ordini e le congregazioni religiose, maschili e femminili, sorti da per tutto nei secc. XVI e XVII: ad es., s. Girolamo Emiliani, il « padre degli orfani » con i suoi Somaschi, s. Giuseppe Calasanzio con i suoi Scolopi, s. Vincenzo de' Paoli con le sue Figlie della Carità, ecc. stimolando anche il sorgere di altri istituzioni e fondazioni pubbliche e private. Prima e dopo di essi, i papi ebbero a cuore di raccogliere gli orfani e offrire loro il modo di farsi una posizione nella vita: basti citare Paolo III che istituì la « Compagnia degli orfani » con bolla del 7 febbr. 1540; Innocenzo XII che prese nel 1693 l'o. istituito da Tommaso Odescalchi nel 1684, ampliandolo, aggregandolo poi all' « Ospizio dei poveri » di Sisto V e soccorrendolo ampiamente con i suoi redditi.

Dalla Rivoluzione Francese in poi, la laicizzazione delle opere di beneficenza imposta dagli Stati moderni, mostratisi poi impari all'impresa di sostituire gli Ordini religiosi soppressi, fu di nuovo rifiorente impulso all'attività di novelle numerosissime Congregazioni di religiosi e religiose (basta citarne tra i fondatori, fra di noi: s. Giuseppe Cottolengo, s. Giovanni Bosco, il Murialdo, d. Orione, d. Guanella) che quasi tutte comprendono tra i loro campi di azione benefica la cura e l'educazione degli orfani sia negli o. privati, sia in quelli di beneficenza pubblica. A cui si aggiunsero organizzazioni caritative di vari generi e nomi, con lo scopo di ricercare, raccogliere e amministrare i fondi necessari al mantenimento e al funzionamento degli istituti.

Bibliografia4 opere
BIBL.: O. Andreucci, Gli o. Cenni storici, Firenze 1856; I. Chiborn, Christian Charity in the ancient Church, Edimburgo 1885; J. Baart, Orphans and Orphan Asylums, Buffalo 1885; R. G. Peters, Um die Seele des Wainnehindes, Friburgo in Br. 1920. Cf. anche l'abbondante bibl. sulle opere di carità, citata alla voce: CARITÀ, STORIA della, in Enc. Catt., III, coll. 833-34: e le Storie della Chiesa o del Papato del Pastor, di J. Schmidlin, di A. Fliche-V. Martin, ricche di notizie sulle varie istituzioni caritative nei diversi tempi e luoghi.

Celestino Testore

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), coll. 273–274.

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vol. 9, coll. 273–274

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Testore, Celestino. “Orfanotrofio.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IX, coll. 273–274. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/orfanotrofio.

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Testore, Celestino. “Orfanotrofio.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 273–274. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/orfanotrofio.

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