ORIANI, ALFREDO. - Scrittore e storico, n. il 22 ag. 1852 a Faenza, m. il 18 ott. 1909 a Casola Valsenio. Fin dalla nascita l'ambiente familiare, a lui non prodigo di affetti, contribuì a formare il carattere taciturno ed ad imprimergli un acre pessimiamo verso la vita. Nel Collegio di S. Luigi in Bologna, dove passò gli anni della fanciullezza, le pratiche religiose costituivano per lui un tormento, erano sovrastrutture che non avevano presa sul suo animo sfiduciato e scettico.
Assetto di affetto, che era incapace di ricevere e di dare, si rinchiuse in se stesso e tentò la via delle lettere. Le sue prime opere testimoniano una profonda vacuità spirituale. Secondo l'O. non esistono sentimenti, ed il convenzionalismo ed il conformismo stanno alla base di qualsiasi atto umano. Questo cinismo per la vita si manifesta nei romanzi e nei racconti dal 1876 (Memorie inutili), al 1883 (Quartetto) attraverso Al di là, Monotonie, Gramigne, No. Alla realtà della vita l'O. contrappone, con intenti polemici, il passato. Nel mondo a lui contemporaneo egli avverte una aperta contraddizione con la storia, il cui studio lo convince vieppiù della falsità e delle aberrazioni del presente. La sua prima opera storica, Matrimonio e divorzio (1886), è una confutazione delle teorie divorzistiche, basata sull'asserzione del monogamismo attraverso i tempi. I tre volumi della Lotta politica in Italia (Torino 1892) sono una storia dalla caduta dell'Impero romano al 1887, che espone le vicende della nazione italiana nel corso dei secoli, e determina i fattori che ne ostacolarono il dispiegamento unitario, tra i quali primeggia, secondo l'O., la Chiesa cattolica. Dopo le altre opere sue: saggi storici, drammi, novelle, romanzi (Gelosio; Vortice; Olocausto; Oro, incenso e mirra) è degna di menzione La rivolta ideale (1908), che dà un quadro delle condizioni sociali e politiche d'Italia, e vi rinviene i sintomi di una profonda crisi futura, alla quale contrappone la necessità di uno Stato forte, il principio di autorità, la morale di Cristo.
Vicino alla morte volle riconciliarsi con la Chiesa cattolica: «morto bene, come un cristiano antico che trasmette la sua fede al figlio, e, munito dei Sacramenti, passa alla realtà delle sue speranze» (A. Leanza, in Civ. Catt., 1909, IV, p. 371). Le sue opere furono tutte poste all'Indice (decr. 24 apr. 1940) per le violenti offese alla religione e alle sue leggi divine e l'esasperante verismo, ammessi, del resto, dallo stesso autore (cf. M. Cordovani, in L'Osserv. rom., 28 apr. 1940).
bibl.), Firenze 1921; P. Zama, O., Milano 1928; M. Missiroli, O. nelle memorie del suo confessore, in Illustraz. it., 61 (1934), pp. 473-74; G. Lipparini, O., Torino 1935. Silvio Furlani