PALMIERI, MATTEO. - Letterato, n. a Firenze di famiglia popolana il 13 genn. 1406, m. ivi il 13 apr. 1475. Ebbe alti uffici nella Repubblica (priore, gonfaloniere di giustizia, ambasciatore) dal 1432 sino alla morte.
Dotto umanista e scrittore in latino, si adoperò, prima dell'Alberti, in favore del volgare, scrivendo un nobile dialogo su La vita civile, nel quale immagina che in una villa del Mugello, nel 1430, Agnolo Pandolfino ragioni delle doti necessarie a formare un ottimo cittadino di ben regolata repubblica. Quantunque le dottrine derivino da Plutarco, Cicerone e Quintiliano, il dialogo è animato dal congiunto amore della famiglia e della patria e non dimentico della realtà della vita contemporanea. Vi fioriscono spontanee reminiscenze di Dante, di cui il P. più tardi calò stancamente le orme in un arido poema didascalico, La città di vita, ov'è descritto un viaggio ch'egli avrebbe compiuto nel tempo ch'era ambasciatore presso re Alfonso (1455), guidato sino ai Campi Elisi dalla Sibilla Cumana, che lo istruisce sull'origine e il destino delle anime umane secondo i neoplatonici e Origene. L'opera, composta dal 1455 al 1464, fu dall'autore consegnata all'Arte dei notai, a condizione che non s'aprisse se non dopo la sua morte; condannata allora dai teologi per l'eretica opinione su la provenienza delle anime, rimase inedita nella Biblioteca Laurenziana.