PIRANDELLO, LUIGI

PIRANDELLO, LUIGI. - Scrittore di novelle, romanzi e drammi, n. in Agrigento il 28 giugno 1867, m. a Roma il 1° dic. 1936. Premio Nobel 1934. Studente ancora liceale scrisse poesie, e altre ne scrisse e pubblicò qualche anno più tardi. Studiò filologia all'Università di Roma e poi in quella di Bonn, dove si laureò con una tesi sul dialetto di Agrigento. Tornato a Roma fu amico di Luigi Capuana che lo consigliò a scrivere novelle e romanzi. Un disastro minerario nelle zolfare del padre e della moglie lo rese povero e l'indusse a darsi anche all'insegnamento. Ebbe poi la cattedra di letteratura italiana alla Facoltà di magistero di Roma.

Fu rattristato ed oppresso anche dalla malattia e dalla crescente alienazione mentale della moglie. Dedicatosi pure al teatro (con amare commedie drammatiche sviluppate spesso da precedenti novelle), raggiunse improvvisa celebrità mondiale con Sei personaggi in cerca d'autore. In seguito ebbe una propria compagnia con cui viaggiò anche all'estero, e si dedicò quasi esclusivamente al teatro. Scrisse anche saggi critici: in quello intitolato L'umorismo (2a ed., Firenze 1920) egli cerca di delineare il suo senso della vita, che meglio risulta però dalle opere narrative e da quelle drammatiche: in queste ultime è spesso sviluppato in forme esasperate un astratto dialettismo che finisce per apparire come fine a se stesso. Perciò, mentre la fama di P. vivente sembrò legata piuttosto ai drammi, il passare del tempo torna a dare rilievo artistico a molte delle novelle (raccolte sotto il titolo Novelle per un anno) e al suo migliore romanzo: Il fu Mattia Pascal. Nelle opere narrative infatti, e meglio in quelle di breve respiro (più convincenti perché meno scopertamente dialettizzate), appare l'immagine del suo interno desolato mondo: mondo dominato da un destino lugubre e beffardo, che tocca l'intimità stessa dell'uomo che appare necessariamente egoista senza possibilità di redenzione, e diviso in se stesso senza unità personale: fascio di sensazioni e di stati di animo in perenne dissociazione. Tema insistente fino alla esasperazione è l'impossibilità di raggiungere una verità universale: ciascun uomo e ciascuna cosa appaiono in tanti modi diversi secondo la persona che ne giudica e secondo il momento in cui ne giudica. Il discorso e il giudizio sono forme cristallizzate e inerti che non possono esprimere l'effettiva subcosciente realtà sempre in moto, che d'altra parte non è esaltata come realtà effettiva appunto perché inconoscibile. Unica evasione possibile da questo tormento un distacco di superiore indifferenza: l'accettazione della morte o della pazzia come superamento di uno sterile problematismo. Le situazioni artisticamente

PIRANESI, GIOVANNI BATTISTA - Veduta di Piazza S. Pietro. Incisione in rame.

più riuscite sembrano restare quelle in cui è espresso il sentimento di un'oscura potenza malvagia che domina desolati paesaggi interiori ed esteriori di rovina e di assurdità.

Il complesso della sua opera sembra testimoniare il fallimento di un mondo di cultura psicologistica e relativistica, e dell'ideale ottocentesco di un umanesimo razionalistico e positivistico. Ma spesso la persuasione delle sue espressioni è compromessa da un evidente esagerato gusto di tutto demolire con un virtuosismo dialettico che finisce per girare a vuoto, su dati astratti. Il che non toglie che talvolta emergano figure e voci di una dolente ed anche gentile pietà per il dolore degli uomini.

BIBL.: Bibliografia di P., a cura di M. Lo Vecchio Musti, parte 1, Milano 1937; parte 2, ivi 1940. Studi: W. Starkie, L. P., Nuova York 1927; F. Pasini, L. P., Trieste 1927; P. Mignosi, Il segreto di P., Palermo 1935; F. V. Nardelli, L'uomo segreto. Vita e croci di L. P., Milano 1937; A. Janner, L. P., Firenze 1948; N. Zoja, L. P., Brescia 1948; A. Di Pietro, P., Milano 1951; G. Petronio, P. novelliere e la crisi del realismo, Firenze 1951. Fausto Montanari