POSSIDIO, santo. — Biografo di s. Agostino, fu tra i primi discepoli che si raccolsero intorno al Santo nel monastero da lui fondato a Ippona poco dopo la sua ordinazione presbiterale, avvenuta nel 1911, e rimase unito al maestro da profonda venerazione e amicizia fino alla morte di lui (Vita Aug., 31, 1).
Nel 397 o poco dopo fu eletto vescovo di Calama, nella Numidia proconsolare. Partecipò all’VIII Concilio artiginese del 25 ag. 403 (Mansi, III, 790), all’XI nel 407 (ibid., 806), al XV del 14 giugno 410 (ibid., 810), alla grande Conferenza fra cattolici e donatisti tenuta a Cartagine nel maggio e giugno 411, ove P. fu uno dei rappresentanti dei vescovi cattolici e prese più volte la parola (ibid., IV, 8 sgg.), al Concilio di Milevi del 416 contro il pelagianesimo (ibid., 335; s. Agostino, Ep. 137; 176), al Concilio di Cartagine del 419 (Mansi, IV, 433). Nel 404, in visita pastorale, fu aggredito dai donatisti (Vita Aug., 12; s. Agostino, Ep. 105, 4; Contra Crescon., II, 50-52); nel 408 si sottrasse a stento al fanatismo dei pagani di Calama (s. Agostino, Ep. 90-91; 103-104). In quell’anno o nel seguente venne in Italia come ambasciatore dei vescovi africani presso l’autorità imperiale e vistò Paolino di Nola (s. Agostino, Ep. 95, 1; 101, 1; 104), vi ritornò nel 410 (Mansi, III, 810). Invasa dai Vandali la sua sede episcopale nel 428, si rifugiò in Ippona assediata, dove assiste alla morte di Agostino e rimase fino al termine dell’assedio (Vita Aug., 28-29; 31). Dové ritornare a Calama nel 435, nel 437 fu cacciato con altri vescovi da Genserico, che voleva imporre l’arianesimo nei suoi dominii (Prospero, Chron., in MGH, Auct. ant., I, p. 475).
P. è noto soprattutto per la biografia di s. Agostino, che scrisse con ogni probabilità fra il 432 e il 437. I rapporti del biografo con Agostino, il tono di schietta sempre-politica, l’indole dell’autore, la piena concordanza con le altre fonti, assicurano dell’attendibilità di questo scritto, che è di notevole interesse per la conoscenza dell’ambiente di Agostino e del giudizio che di lui si facevano i suoi familiari. Letterariamente è opera modesta, dovuta a un uomo di mediocre cultura; il linguaggio tradisce qua e là l’influsso del latino volgare. P. lasciò pure un elenco (Indiculus) delle opere di Agostino, di singolare valore documentario.