PROSTRAZIONE (προσκύνησις). - È l'atto di buttarsi a terra toccandola con la fronte, segno della più profonda umiliazione e sottomissione.
Atto naturale che si riscontra nei diversi culti antichi, nella religione ebraica, nei rituali delle corti orientali. La S. Scrittura ne parla (Gen. 42,6; 43, 26, 28; Jos. 5, 15). Così i Magi venerarono Gesù Bambino (Mt. 2, 11); così lo stesso Gesù pregò nell'orto (Mt. 26, 39); così l'Apocalisse presenta gli anziani in adorazione (Apoc. 5,14; 19, 4). La p. in gran voga nell'antica corte persiana, non era ignorata a Roma (Svetonio, Aul. Vitell., 2,5). Tertulliano la conosce come attitudine in una preghiera urgente (Adv. Marcionem, 3, 18). Anche la corte bizantina l'adottò nel suo cerimoniale e di qui entrò nella liturgia orientale, poi anche in quella occidentale. Il primo testimonio certo per la liturgia romana, molto tardo, si trova nel Breviarium ecclesiastici ordinis, composto ca. il 790-800, di origine franco-monastica, ove appare come ossequio all'altare all'inizio della Messa (M. Andrieu, Les Ordines romani du haut moyen âge, III, Lovanio 1951, Ordo XVII, n. 25, p. 179). L'attuale liturgia romana l'usa nel Venerdì Santo (Andrieu, Ordo XXIII del sec. VIII, ibid., p. 271) all'inizio delle sacre funzioni e nelle solenni consacrazioni e benedizioni personali mentre si cantano o si recitano le litanie.