RABELAIS, FRANÇOIS

RABELAIS, FRANÇOIS. - Scrittore, n. proba-
bilmente alla Dovinière (Turenna) ca. il 1494, m.
nell'apr. 1555 (?). Nel 1521 è frate francescano a
Fontenay-le-Comte, passa poi tra i Benedettini di
St-Pierre di Maillezais. Amico del Budé (v.) e del
Bouchet, nel 1530 è baccelliere nella Facoltà di me-
dicina di Montpellier e nel 1532 medico nell'ospe-
dale di Notre Dame de Pitié. A Lione approfondisce
le sue amicizie umanistiche, si lega con E. DOLORE (v.)
e comincia a scrivere il Pantagruel, continuandolo
con il Gargantua, opere che suscitarono largo scal-
pore negli ambienti ecclesiastici di Lione, in quanto
reputate immorali e « libertine ». Nel 1535-36 viene
assolto a Roma dalla colpa di aver abbandonato l'abito
monastico. Ma da allora i suoi rapporti col clero non
furono più buoni (il III l. del Pantagruel, pubbli-
cato nel 1546, fu condannato a Parigi dalla Sorbona;
il IV, pubblicato nel 1552, fu violentemente attac-
cato per le sue satire anti-curiali).

R. deve la sua fama al Gargantua e al Pantagruel (le
opere minori, se servono a far conoscere meglio la sua
personalità, nulla aggiungono alla assolutezza della sua
arte : almanacchi, lettere, Sciomachie, ecc.). La storia della
fanciullezza, dei viaggi, delle avventure, delle guerre del
gigante Pantagruel, e la storia di Gargantua, padre di
Pantagruel, danno motivo a R. di intessere una narra-
zione, fantasiosa e ricca nel « gigantesco » del I l., o
nella libertà intellettuale del II, III e IV l., o nel
satirico del V (per quello che può essere rimasto di spunto
iniziale del R. perché sicuramente la stesura del V l.
non è sua). Qui interessa il substrato ideale della scrittura
rabelaisiana : R. è in polemica con il sacerdozio, tramite
tra Dio e l'uomo, ma non è uno « spirito forte »; il mito
che se ne è fatto di libertino non è esatto. La critica di
oggi (Febvre) respinge, forse andando oltre il limite,
l'interpretazione che vede nel R. « misteriosi disegni »
ateistici e « razionalistici », anziché il semplice voler far
ridere. Il problema va quindi posto sulla crisi religiosa
cinquecentesca, e particolarmente sull'umanesimo era-
smiano : Erasmo e R., vede con finezza il Febvre (v. op.
cit. in bibl. p. 334), « ont senti des mystérieux passages
s'ouvrir entre leur christianisme et la sagesse antique.
L'un comme l'autre fondent volentiers leur théologie sur
des textes sacrés et sur des textes profanes tout à la
fois ». Non quindi ateismo, ma religione umanitaria fi-
duciosa nella bontà delle forze naturali, senza quasi
sentire il peso del peccato originale.

Nella storia della pedagogia l'opera rappresenta un
« metodo » educativo dell'umanesimo laicistico : l'educa-
zione del giovane vi è intesa quale rivendicazione della
libertà che sollecita l'energia dell'individuo nell'acqui-
stare una nuova saggezza tutta terrestre, una nuova eude-
monia ricca di quella serenità che danno le humanae
litterae. Anche nella storia dell'utopia politica il R. ha
un posto ragguardevole nel delineare la « libertà naturale »,
il Fay ce que voudras dell'abbazia di Thelème. Ma sarebbe
errato insistere troppo su un presunto sempre presente
allegorismo nel R. perché egli rimane soprattutto un
grandissimo narratore : mai forse l'Europa moderna ne
ha visto uno più ricco negli umori satirici, umoristici,
comici.

BIBL.: è immensa : si citano qui solo alcune opere d'insieme : J. Plattard, Etat présent des études rabelaisiennes, Parigi 1927;

Article illustration
(da L'art médiest, in Art et style, II, Parigi 358) RACHELE - Pianto di R. Affresco del sec. XIV nel monastero di Marko - Macedonia.
id., F. R., ivi 1932; G. Lote, La vie et l'oeuvre de F. R., Aix-en-Provence 1938; L. Febvre, Le problème de l'incroyante au XVIe siècle, La religion de R., Parigi 1947 (con vasta bibl. dove sono tra l'altro citati i vari e fondamentali studi di A. Lefranc).

Massimo Petrocchi

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“RABELAIS, FRANÇOIS.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 266. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/rabelais-francois.