RACINE, JEAN

RACINE, JEAN. - Poeta, n. a La Ferté-Milon, nel Valois, il 21 dic. 1639, m. a Parigi il 21 apr. 1699. Rampollo di piccola borghesia, orfano fin dall'infanzia, ne prende cura più che dei suoi stessi figli la nonna paterna, Maria Desmoulins, che lo fa

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RACHIS - Il re R. Miniatura del Codex legum Longobardorum. Cava dei Tirreni, Biblioteca della Badia, cod. 22 (sec. XI).
(fot. Enc. Cutt.)
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(da R. Dudy, Portraits de R., Triburgo 1918, contro frontespicio) RACINE, JEAN - Ritratto.
Poi le date della sua vita sono, per un tratto, quelle
delle sue opere: 1664, La Thébaïde ou Les frères ennemis;
1665, Alexandre le Grand (l'una e l'altra rappresentate
dalla compagnia di Molière); 1667, Andromaque; 1668,
Les Plaideurs (unica sua commedia); 1669, Britannicus;
1670, Bérénice; 1672, Bajazet; 1673, Mitbridate; 1674,
Iphigénie; 1677, Phèdre. Una varia cronaca s'intesse a
questo catalogo: amori che con freddo calcolo egli fa
servire anche alla sua gloria d'autore, rivalità teatrali
con il grande Corneille, cabale ed intrighi di protettori
e di nemici; e una troppo acerba e irriducibile polemica
contro il rigorismo dei suoi maestri giansenisti di Port-
Royal, la Lettre d'Anteur des Hérésies imaginaires et des
deux Visionnaires (1666), dove tuttavia è indagato il valore
di moralità e di verità della tragedia. Abbandonato, dopo
Phèdre, il teatro, sposa nello stesso anno Catherine de
Romanet, e, storiografo del Re con il Boileau, si lascia
distogliere da nuove cure, padre di famiglia e uomo di
corte. Alla scena, scena di collegio, sottratta alla rude
pubblicità, ma forse più accorta nei riecheggiamenti,
e certo più preziosa, ritorna per invito di Madame de
Maintenon, la moglie morganatica di Luigi XIV; e le
damigelle di Saint-Cyr rappresentano Esther nel 1689 e,
con un'esecuzione più di lettura che di recita, Athalie
nel 1691; tragedie che trasfigurano la vicenda in una co-
ralità lirica; e su questa via procede verso i Cantiques
spirituels (1694). La sua condotta diventa sempre più
pensosa e religiosa: si compone in serenità grande d'at-
tesa e muore con esemplare rassegnazione e fortezza.
Chiese d'essere sepolto a Port-Royal.

La sua vita procede sempre attenta alle occasioni,
sempre staccata da loro: da quando interpreta idillica-
mente le solitudini di Port-Royal a quando, pur facendo
la sua corte a Luigi XIV, non nasconde al Re, fiero anti-
giansenista, la sua devozione: insinua nel dramma sacro
di Esther allusioni cortigiane al declino della favorita
regale, la Montespan, e nelle lettere al figlio applica quel
metodo di educazione rigorosa cui lui stesso s'era, giovane,
allegramente sottratto. Consente ai diversi ambienti;
ma serba, insieme, una virtù e forza di appello ultimo,
una voce e preghiera che va di là dalle cerchie che l'ave-
vano accolto e portato. Così delle sue tragedie (e per
l'unica commedia si può notare l'oltranza del gioco co-
mico, la tensione grottesca che travolge l'occasione stessa
del riso): fra i mille impicci delle regole accademiche
(fra l'altre, le unità di tempo, di luogo, d'azione), delle
consuetudini sceniche (che prescrivevano la successione
delle entrate, la misura dei dialoghi e dei monologhi, la
forma dell'elocuzione, lo stile del dramma, che chiamava
da ogni parte il fatto e poi si sottraeva alla sua evidenza,
il colorito ora patetico ora eloquente degli squarci), dei
mille riecheggiamenti che dalla città e dalla Corte per-
correvano il palco, senza rinunciare a nulla egli proprio
nei limiti scopre la sua libertà stupenda. Sa sempre col-

educare a Beau-
vais, quando essa
si ritira a Port-
Royal; e a Port-
Royal il giovanetto
è chiamato nel
1655. Poi studia
a Parigi, nel col-
legio d'Harcour,
donde esce nel
1659, per tuffarsi
nella vita mondana
e tentar la fortuna
letteraria. Soggior-
na a Uzès, in
Linguadoca, pres-
so uno zio, vica-
rio generale della
diocesi; nel 1663,
di ritorno a Parigi,
si dà al teatro.

locarsi al di là della finzione, al di là dello stesso incanto
e abbandono cui cedono le sue creature, analista spietato
e tragedia pietoso.

Variatissimi i temi, pur in un novero scarso e con la
riduzione costante, ma apparente, delle creature tragiche
al canone della moda e della corte; e battendo e ribattendo
sul dramma d'amore: la luce della poesia investe di chia-
rità anche la più sotterranea vicenda; e le creature più
disperate e perverse, da Rossana (Bajazet) a Fedra, si
riscattano nel loro stesso sottomettersi alla confessione:
purezza di verità, prima che luce di bellezza poetica. Ogni
epoca vi lesse la conferma delle predilezioni sue proprie:
il Settecento italiano, dopo Metastasio, lo amò per la sua
dolcezza suadente; l'Ottocento francese, dopo Baudelaire,
per la sua fermezza impavida. Limpidezza elusiva pare
a chi vi osserva tanta vita eroica e tetra, tanta storia dai
Greci di Tebe ai Turchi del Serraglio, dall'Impero di
Nerone all'Impero di Tito, dal campo d'Aulide alla
reggia di Assuero, dall'Oriente di Mitridate all'Oriente
di Gerusalemme e del Tempio (ma onnipresente è la
corte del Re Sole); e un torbido declinar verso le zone
infere dell'essere, a paragone della libera volontà degli
eroi di Corneille. Ma dietro la sua guida lo spettatore,
e più il lettore, e meglio di ognuno la civiltà stessa, che
da una forma letteraria compitissima resta costretta alle
decisioni estreme, percorre un itinerario audace verso una
solitudine ultima: in un arringo d'alta eloquenza l'eroe
corneliano decideva di un destino di grandezza; ma nel
suo deserto l'anima raciniana decide di una sorte eterna.

BIBL.: cf. la rassegna degli anni 1940-50, con ogni cura disposta da C. Cordié, Raciniana: studi, testi, traduzioni, in Letterature moderne, nov. 1950. Fra le edd. innumerevoli, le Oeuvres, a cura di P. Mesnard, 8 voll., Parigi 1869-73, con una biogr. fondamentale ed i Mémoires del figlio di R., Luigi. Vastissima l'esplorazione della fortuna nel fascicolo della Rev. de littérat. comparée dedicato a R. et l'étranger, ott.-dic. 1959. Fra i molti incontri di poeti e di saggiati, L. Strachey, R., in Books and Characters, Londra 1922; F. Mauriac, La vie

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(da Visages de l'Île de France, Parigi 1918, tav. dopo p. 118)
RACINE, JEAN - Testamento autografo in cui il R. esprime il
desiderio d'esser sepolto nel cimitero di Port-Royal - Parigi,
Biblioteca nazionale.

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RACLOT, MATHILDE - Ritratto.
Girolamo degli Illirici e lavora negli archivi romani ed in altri italiani.
(da Congrégation des Sœurs du St Enfant Jésus, Parigi 1928, p 20)
Nel 1860 ritornò a Zagabria e con Strossmayer fu
uno dei fondatori dell'Accademia jugoslava di Scienze
ed Arti (1866), primo presidente (1867-85) ed animatore
sino alla morte. Dal 1877 divenne canonico sempre in Za-
gabria ed acquistò giusta fama di storico croato, special-
mente per il periodo dei sovrani nazionali (VII-XII sec.).
Mentre in campo politico-nazionale risente del tempo
in cui visse, nei riguardi religiosi apparve costantemente
« uomo di mentalità assai ecclesiastica » (Jagić).

Esordì nella storia ecclesiastica, specialmente con gli
studi sui ss. Cirillo e Metodio (Viek i djelovanje sv. Cyrilla
i Methoda slavjenskih apoštolov, 2 voll., Zagabria 1857 e
1859, e Pismo slavjensko, ivi 1861); sulla storia croata
pubblicò una serie di dissertazioni spesso assai ampie,
per lo più edite dalla Accademia jugoslava. Tra queste
l'opera sua principale resta Hrvatska prije XII. vieka
glede na zemljišni obseg i narod (Rad. Jug. Ak., 56 e 57),
cui deve aggiungersi Nutarnje stanje Hrvatske prije XII. stoljeća (Rad. 70, 79, 91, 99, 105, 115, 116). Altri lavori
nel Popis izdanja Jugoslavenske Akademije 1867-1950
(Zagabria 1951). Fondamentale la raccolta Documenta
historiae Chroaticae periodum antiquum illustrantia (Za-
gabria 1877, pubbl. come VII vol. della coll. Monumenta
spectantia historiam Slavorum meridionalium).

BIBL.: T. Smičiklas, Život i djela dra. Franje Račkoga, Zagabria 1895; Vl. Zagorsky, F. R. et la renaissance scienti- fique et politique de la Croatie (1828-94), Parigi 1909; F. Šišić, Priručnik izvora hrvatske historije (Enchiridion fontium historiae croaticae), I. 1, Zagabria 1914, pp. 98-100; Korespondencija Rački-Strossmayer, Uredio F. Šišić, I-IV, ivi 1928-31; Proslava stagodišnjice rođenja Franje Račkoga, ivi 1929. Ivan Vitezić
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“RACINE, JEAN.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 268. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/racine-jean.