RATPERTO di SAN GALLO. — Scrittore tedesco, nativo di Zurigo, vissuto nella seconda metà del sec. IX, m. verso l'1895.
Compose in latino la cronaca del suo monastero dalle origini all'1883, diffondendosi specialmente sulle lotte sostenute fino all'1877 per la libera elezione dell'abate e la subordinazione al re, contro i diritti dei vescovi di Co-
stanza. Scrisse anche
rime metriche e rit-
miche in volgare,
una delle quali, in
onore di s. Gallo, ci
pervenne soltanto in
una traduzione la-
tina eseguita al prin-
cipio del sec. XI
«allo scopo di non
lasciarla cadere in
dimenticanza». La
cronaca di R. fu con-
tinuita da Eccheardo
IV fino al 971 nei
suoi Casus S. Galli.
pp. 606-607; J. M.
Clark, The Abbey of St.
Gall, Cambridge 1926,
pp. 173 sgg., 240 sgg.
Bruno Vignola
RATTRAMNO
di CORBIE. «Teo-
logo benedettino,
n. all’inizio del sec. IX, m. ca. 1875. Monaco a Corbie
verso l’825, Pascasio Radberto (v.), di
Gottescalco di Orbaia e Lupo Servato di Ferrières (v.). Partecipò attivamente alle controversie
religiose del suo tempo, acquistandosi buona fama
di teologo (PL 121, 9-346).
Il De Praedestinatione Dei libri duo (850) è un attacco
caustico, in occasione di una consulta di Carlo il Calvo,
contro CRESIMA (v.) a favore del
predestinazionismo di Gottescalco di Orbaia. Il De nati-
vitate Christi, pur affermando il dogma della verginità
perpetua di Maria, ne presenta una spiegazione (per uteri
manum) respinta da P. Radberto e contraria alla tradizione
cattolica. Di maggior valore è il Contra Graecorum oppo-
sita libri quattuor, a proposito della consultazione fatta
da papa Niccolò I ai vescovi sui nuovi atteggiamenti del-
l’Oriente dopo la rivolta di Fozio (867). R. difende con
erudizione e acutezza il Filioque, il celibato ecclesiastico
e il primato del papa. L’Epistola de cynocephalis (cf. anche
MGH, Epistolae, VI, pp. 149-61: con altre lettere) è una
originale risposta a Rimberto, futuro arcivescovo di Brema,
sui mostri di cui parla s. Agostino nel De Civitate Dei
(16, 8). Nel De Anima (ed. A. Wilmart, in Rev. bénéd., 24
[1931], pp. 207-33), diretto a Carlo il Calvo, dimostra la
spiritualità dell’anima con argomenti personali, che ne com-
promettono l’unione sostanziale con il corpo; l’opera fu
attaccata nell’ambiente teologico di Incamor di Reims.
Perduto è il libro sulla legittimità dell’espressione liturgica
Te trina deitas unaque poscimus (cf. Incamor di Reims,
De una et trina deitate: PL 125, 475, combatte la giusti-
ficazione pubblicata da R.). R. è soprattutto celebre per il
trattato De Corpore et Sanguine Domini, scritto (dopo l’856)
diretto domanda di Carlo il Calvo e a lui dedicato, forse
come contropartita all’opera omonima di P. Radberto,
o, più probabilmente, come personale soluzione al pro-
blema eucaristico emergente da due contrastanti correnti
teologiche idealmente ricostruite: gli uni affermavano che
nell’Eucaristia tutto avviene manifestamente, senza figura
o velo esterno, onde il Corpo di Cristo è palpabile, sog-
getto alla corruzione (concezione materialistica, che pre-
ludeva allo stercoranismo) altri invece ritenevano che
queste realtà sono contenute sotto il velo del mistero
per cui una cosa appare ai sensi e un’altra è creduta dalla
fede (concezione spiritualistica). R., più che P. BERITO (v.), sembra attaccare una teoria grossolana, diffusa
forse tra i fedeli, e pertanto egli inclina verso la concezione
spiritualistica, lasciandosi talora sfuggire affermazioni che
sembrano compromettere la reale presenza. Però un esame
circostantato permette di asserire che R. è rimasto nella
linea dell’ortodossia, poiché ammette una vera e invisibile
mutazione degli elementi eucaristici, per cui divengono,
dopo la Consacrazione, una realtà totalmente diversa, ossia
il Corpo e il Sangue di Cristo, anzi talora dice espressamen-
te che la sostanza del pane e quella del vino divengono
substanzia del Corpo e del Sangue del Signore (PL 121,
140); afferma inoltre, con particolare insistenza, la realtà
oggettiva delle specie esterne e, sotto questo punto di vista,
la sua dottrina è superiore a quella di P. Radberto, sebe-
bene rimanga inferiore nello stabilire l’identità sostanziale
del Corpo eucaristico di Cristo con quello storico; infatti,
pur incidentalmente affermandola, è costantemente preoc-
cupato di dimostrare la diversità accidentale (nel senso
della futura questione scolastica del modus praesentiae).
Quest’oscurità di linguaggio fu l’occasione dell’oscil-
lante giudizio che i posteri diedero del suo insegnamento
eucaristico. Già al sec. Erigero di Lobbes (v.) vide in
R. un avversario di Pascasio e nel sec. XI la sua opera,
sotto il nome di Scoto Eriugena, Tours (v.) e respinta come eretica dagli scrittori anti-
berengariani. Nel secolo seguente Sigeberto di Gembloux
ritenne R. difensore della fede eucaristica, e come tale fu
loda dal Trimento (sec. xv) e da s. G. Fischer (sec. xvi).
Con l’edizione di Ecclampadio (Basilea 1532) cominciò
l’accaparramento protestante, che provocò l’inserzione del-
l’opera nell’Indice del Concilio di Trento (1559); rea-
girò nel 1571 i teologi di Lovanio (detti ducenses)
e soprattutto il Boileau, che ne difese con erudizione e
acume l’ortodossia (1712). La teologia odierna è stata
sfavorevole a R. soprattutto dopo il Geiselmann, seguito
dal Guadel, Amann e Peltier (v. BIBLICA). Una convincente
riabilitazione è stata fatta dal p. Gliozzo (v. BIBLICA).