RAZZI, SILVANO. - Umanista e agiografo canaladolese, fratello di Serafino, n. a Marradi di Mugello nel 1527, m. a Firenze il 15 ott. 1611. Discepolo affezionato del poeta e storico Benedetto Varchi, scrisse tragedie, che gli meritarono plauso. Fattosi monaco canaladolese a S. Maria degli Angeli di Firenze, attese assiduamente agli studi sacri.
Fu visitatore generale, abate di S. Maria in Gradi ad Arezzo e primo abate (titolo succeduto a quello antico di priore) di S. Maria degli Angeli in Firenze. Durante il suo governo, il cenobio si arricchì di opere d’arte e riacquistò fama nel campo degli studi; circolò la voce che, per compiacere gli amici, R. avesse defraudato il monastero di molti codici miniati del Quattrocento.
Scrisse: Raccolta di orazioni a Cristo e alla beatissimale Madre Maria (1556); I miracoli della gloriosa Vergine Maria (1599); Corona del Signore in forma di orazioni (1592); Vite dei santi e beati dell’Ordine di Camaldoli (1600); Quadragesimale ovvero meditazioni per ciascun giorno di Quaresima (1607); altre opere di ascetica e agiografia rimasero inedite e forse andarono smarrite.