REGISTRI PONTIFICI

REGISTRI PONTIFICI. - S'intendono per r. i libri nei quali la cancelleria faceva copiare per me moria le lettere che essa spediva.

Il nome gesta o regesta era già stato usato per i commentari dell'età romana, in cui il senato e i consoli, poi gli imperatori, le autorità imperiali delle province e i re barbarici, conservavano la copia degli atti da loro emanati. Speciali impiegati curavano la tenuta di questi libri, ma non si deve pensare ad una vera e propria registrazione, regolare e completa, come è concepita nell'età moderna; gli atti erano copiati in ordine cronologico non sempre rigoroso e spesso vi erano inserite notizie d'interesse amministrativo e copie di lettere ricevute. Ad essi attinsero i compilatori delle grandi raccolte giuridiche romane; dai registri della corte di Teodorico derivano le Variae di Cassiodoro, che ebbero piuttosto uno scopo didattico.

A questa tradizione si ricollega l'uso dei r. presso i papi: ad essi pure attinsero principalmente le antiche collezioni canoniche, ad es., la Collectio Dionysiana, la Quenselliana, quella detta di Frisinga, la Collectio Aveliana e più tardi la Collectio canonum di Deusdedit, che indica esplicitamente la fonte dei singoli frammenti. Le copie dei documenti estratte dai r. in forma ufficiale sono state ritenute sempre di valore pubblico.

I. PRIMA DI INNOCENZO III (1198)

L'esistenza di r. p. nel sec. IV è concordemente ammessa, ma non se ne ha una testimonianza perentoria. Un autorevole studio recente (Silva-Tarouca) ha dimostrato l'inconsistenza di quelle che fino ad allora erano considerate prove ineccepibili dell'esistenza dei r., cioè le menzioni littera uniformis, et alia manu e a pari, riferite in una lettera di papa Liberio (355) e in altre di vari papi dei secc. IV-V; però è certo che deriva dal r. la tradizione manoscritta delle lettere di s. Leone Magno.

Risale così a s. Leone I (440-61) la più antica testimonianza dei r. Sembra (Silva-Tarouca) che essi fossero costituiti, invece che da rotoli o da libri, da una serie di politici, in cui le lettere erano raggruppate secondo i destinatari: imperatore, vescovi distinti per regione, cioè Italia, Gallia et Hispania, Oriens, ecc. Si conserva poi un numero rilevante di lettere di s. Gregorio Magno che derivano dai suoi r. Sono ca. 850 lettere tramandate da tre collezioni che risalgono ai secc. VIII-IX, d'indole e di estensione diverse; si sa che nel sec. IX esistevano nell'Archivio Laterano 14 rotoli di papiro che corrispondevano ai 14 anni di pontificato, cominciando però ciascuno con l'inizio dell'indizione, cioè col sett. Non è certo (Posner) che l'insieme delle tre collezioni rappresenti l'intero r.; del resto non si sa come fossero tenuti allora i r., quali lettere contensero e se si conservassero anche, accanto ad essi, minute o copie singole di lettere spedite. Testimonianze di scrittori e di canonisti assicurano l'esistenza di r. per alcuni papi dei secc. VII e VIII. Per il

REGISTRI PONTIFICI - Incipit del 1. VII del Registrum di Innocenzo III (1108-1216) - Archivio Vaticano, Reg. Vat. 5, f. 497.

sec. IX, oltre i frammenti dei r. di Leone IV, Giovanni VIII e Stefano VI contenuti in collezioni canoniche, resta la copia di 314 lettere relative agli ultimi sei anni di Giovanni VIII (872-82) in un codice scritto a Montecassino nel sec. XI, ora conservato nell'Archivio Vaticano. Esse derivano dal r. e sono ordinate per indizioni, come il r. di Gregorio Magno; sembra che il r. originale fosse diviso in tre parti, di cui solo le ultime due sono attestate nel codice Vaticano. Si discute (Steinacker) se questa copia del sec. XI riproduca integralmente l'originale o contenga solo una scelta di lettere fatta per uno scopo particolare. Mancano testimonianze per il sec. X e per la prima metà dell'XI; dopo una lacuna di quasi due secoli si ha nella Collezione Britannica un certo numero di decreti estratte dai r. di Alessandro II (1061-73).

Il primo r. originale rimasto è quello di Gregorio VII (1073-85), conservato nell'Archivio Vaticano. Contiene 381 lettere ed è diviso in libri secondo gli anni del pontificato, non più secondo le indizioni; tale partizione sarà poi sempre osservata nei secoli seguenti. In esso, a somiglianza degli antichi commentari, si trovano inserite anche notizie, ad es., relative a concili del tempo, e il famoso testo noto come Dictatus Papae. Per Urbano II (1088-99), Pasquale II (1099-1118) e Gelasio II (1118-19) si hanno solo menzioni ed estratti. Un frammento del r. dell'antipapa Anacleto II, con 38 lettere appartenenti la maggior parte al maggio 1130, si conserva a Montecassino in copia del sec. XIII. Il r. di Alessandro III (1159-81) era diviso in 12 libri raggruppati in quattro volumi (Holtzmann); molti r. del sec. XIII si conservavano ancora nella Cancelleria di Onorio III (1216-27), ma si sono poi perduti.

II. Da Innocenzo III (1198) - Con il 1198 cominciano i r. conservati nell'Archivio Vaticano; la serie non è completa perché molti volumi sono andati perduti ed alcuni sono dispersi in varie biblioteche. Per il sec. XIII sono riuniti in una serie unica (Reg. Vaticana) che giunge, con lacune, fino all'anno 1597 (vol. 2042); per il sec. XIV sussiste, accanto alla precedente, una seconda serie (Reg. Avenionensia) formata dai r. dei papi di Avignone e di alcuni antipapi fino all'anno 1415 (vol. 349); con il 1389 s'inizia una terza serie (Reg. Lateranensia), che giunge fino al 1897 (vol. 2467). Si conservano poi nell'Archivio Vaticano i r. dei segretari, che spedivano bolle e brevi: i r. della Secretaria Camerae, voll. 222 dal 1470 al 1796; r. più antichi dei brevi nell'Arm. XXXIX (sec. XV); i r. dei Brevia Lateranensia, voll. 852 dal 1490 al 1800; la grande serie della Segreteria dei Brevi, voll. 5660 divisi in vari gruppi per materie, dal 1566 al 1846. Un gruppo a parte è costituito dai r. dei Brevia seu epistolae ad principes, voll. 292 dal 1560 al 1836 (volumi anteriori si trovano negli Arm. XLIV-XLV). Oltre i r. delle lettere si conservano i r. delle Suppliche, voll. 7365 (1342-1899).

In tanta varietà di serie sorgono molteplici problemi sui loro rapporti e, innanzi tutto, sul carattere di ciascuna di esse e dei singoli r., sulle modalità della registrazione e sulla provenienza dei vari gruppi dai diversi uffici od organi che, nell'evoluzione della Curia, si sono venuti aggiungendo all'ufficio più antico, la Cancelleria, nell'emanazione e nella registrazione dei documenti pontifici.

Almeno per il sec. XIII, appena una parte delle lettere spedite si trova inserita nei r.: anche questo è un problema non bene spiegato finora, che investe il significato stesso di r. n. Si è pensato (Heckel) che si registrassero di regola i documenti che interessavano la Curia, e, per gli altri, si procedesse solo a richiesta degli interessati, ma il fatto non è provato. Lo studio accurato dei r. di Innocenzo III (Kempf) ha messo in evidenza che essi, nella loro formazione, presentano insieme il carattere di «libro d'ufficio», di «raccolta di lettere d'interesse storico» e di «raccolta di decreti». Nei secoli tardi, invece, prevale un concetto più rigoroso: ciascun ufficio o anche certi particolari impiegati conservano la copia dei documenti spediti con presunzione di regolarità e di completezza, pur seguendo criteri e modalità diverse.

Altri problemi, ricchi di conseguenze per lo storico, sono se le lettere siano state copiate nei r. dagli originali o dalle minute, se prima della spedizione o dopo; talvolta le stesse minute erano conservate in pacchi o rilegate in volumi con valore di r.

C'è dunque diversità fra r. dello stesso pontificato e un'evoluzione nel concetto della registrazione, nel quadro tuttavia di una persistenza tenace di forme tradizionali.

I Reg. Vaticana (= RV.) costituiscono la serie più antica e più importante. I volumi sono ordinati secondo la successione dei papi e, per ogni pontificato, in gruppi cronologici; ma la composizione della serie è ineguale, perché fu formata nel sec. XVII mettendo insieme gruppi di r. che appartenevano ad uffici diversi. I primi 3 voll. sono in certo senso estranei alla serie: il RV. I è copia del r. di Giovanni VIII (v. SORA), il RV. 2 è l'originale del Gregorio VII (id.; V. riproduzioni alle V. GREGORIO VII e PAPA) e il RV. 3 è copia moderna del precedente. Con il RV. 4 comincia la serie più o meno regolare, con le lettere distinte secondo gli anni di ciascun pontificato. Per il sec. XIII e grande parte del XIV i r. sono attribuiti nel loro insieme alla Cancelleria; però alcuni, isolati o a gruppi, appartenevano alla Camera Apostolica, che interveniva nella spedizione e nella registrazione delle lettere di particolare interesse amministrativo o politico. Le lettere della Cancelleria vennero poi distinte per classi secondo il contenuto (litterae communes); quelle della Camera vennero dette litterae secretae; litterae de curia si trovano tanto nella Cancelleria quanto nella Camera. Alla metà del sec. XIV entrano in funzione, nell'ambito della Camera Apostolica, i segretari, che ebbero presto r. propri.

Gran parte dei r. del tempo avignonese non sono originali, ma copie ufficiali contemporanee, eseguite in bella forma e su pergamena, dei r. originali cartacei che oggi formano la serie dei Reg. Avenionensia; però un certo numero di voll., cartacei e originali, appartengono addirittura a quella serie. Pochi altri dei sec. XIV-XV apparvero invece ai Reg. Lateranensia.

Molti volumi dei sec. XIII-XIV hanno un carattere speciale o non sono veri: i. il RV. 6 è il R. super negotio Romani Imperii di Innocenzo III; i RV. 29 A, 30 A e 33-36 contengono lettere segrete di particolari noti pontifici da Urbano IV a Onorio IV (1261-87); il RV. 46 A

Article illustration
(Int. Enc. Catt.)
Registri Pontifici - Incipit del 1. VII del Registrum di Innocenzo III (1198-1216) - Archivio Vaticano, Reg. Vat. 5, f. 495.

è un copiario; il RV. 62 è una raccolta di lettere relative ai Tartari (1198-1355); i tredici voll. RV. 244 A-N sono costituiti da minute originali da Clemente VI (1342-52) a Gregorio XI (1370-78); i RV. 308-309 sono della Camera Apostolica ma non contengono lettere pontificie; il RV. 332 contiene lettere segrete spedite sub signo.

I r. da Martino V (1417-31) in poi sono più regolari e segnano un progresso nel sistema della registrazione; sono tutti cartacei ed appartengono a alla Camera Apostolica (p. es., i voll. Officiorum) o a segretari determinati (p. es., di Poggio Bracciolini) o a segretari in comune, o, dopo il 1487, alla segreteria istituita in collegio. La serie regolare termina con s. Pio V (1572); gli ultimi tre voll. sono misti e giungono al 5° anno di Clemente VIII (1505). Un prospetto cronologico dei voll. è pubblicato in Sussidi per la consultazione dell'Archivio Vaticano (Studi e testi, 45), Roma 1926, pp. 49-125.

I Reg. Avveniensia sono cartacei ed originali nel senso più stretto; cominciano con Giovanni XXII (1316-1334), probabilmente r. anteriori sono andati perduti. La formazione attuale dei volumi è irregolare, e spesso vi sono inseriti elementi estranei; i singoli libri furono copiati in miglior forma in volumi pergamenacei che oggi fanno parte dei Reg. Vaticana (v. SORA), però la corrispondenza tra i volumi cartacei (stato attuale) e quelli in pergamena non è assoluta. Nei primi volumi le singole lettere sono annullate con tratti di penna, eseguiti a mano a mano che procedeva la copia; nell'insieme questi r. sono più autorevoli delle copie perché il testo è più corretto specialmente nella grafia dei nomi propri. Contengono litterae communes e litterae secretae.

I Reg. Lateranensia contengono le lettere spedite dalla Cancelleria e costituivano il Registrum commune; sono la continuazione delle litterae communes dei Reg. Avveniensia in stretta relazione, per l'oggetto delle lettere, con i r. delle Suppliche. La serie è omogenea ed uniforme; i r. sono tutti cartacei e dello stesso formato, le lettere sono raggruppate per materia. Molti volumi sono andati perduti nel sacco di Roma e più ancora nel trasporto a Parigi ordinato da Napoleone; si calcola che la consistenza attuale rappresenti poco più della metà e per alcuni pontifici giunga ad appena un terzo di quella originaria. Per notizie particolari sulle serie più recenti, V. K. A. Fink (cf. bibl.).

III. Edizioni

I r. p. entrano nella storiografia momentanea con gli Annales ecclesiastici del card. Baronio (1578-1583) e dei suoi continuatori. L'apertura dell'Archivio Vaticano nel 1881 ha determinato in ogni nazione l'interesse per lo studio dei r., che fino a tutto il secc. XIV costituiscono la fonte più importante per la storia europea. La ricerca si è svolta secondo due direttive: pubblicazione sistematica e generale delle lettere, per intero o in forma abbreviata, e pubblicazione limitata a quelle che interessano un determinato paese. Nel primo senso si sono resi benemeriti specialmente: i Monumenta Germaniae historica per i r. di Gregorio I, Giovanni VIII, Gregorio VII ed estratti dei r. del sec. XIII; la Scuola Francese di Roma per i r. dei secc. XIII e XIV fino al 1378. Gli altri istituti storici di Roma si sono dedicati piuttosto a pubblicazioni d'interesse nazionale. Un prospetto generale delle edizioni dei r. per ciascun papa si trova nell'opera di K. A. Fink (cf. bibl.). - Vedi tav. XXXIV.
Bibl.: una trattazione generale sui r. p. in H. Breslau, Handbuch der Urkundenlehre, I, 2a ed., Lipsia 1912, pp. 104-24, dove sono indicati gli studi particolari precedenti. Ad essi aggiungi: E. Caspar, Studien zum Register Gregors VII., in Neues Archiv, 38 (1913), pp. 143-226; R. V. Heckel, Untersuch. zu den Registern Innocenz III., in Hist. Jahrbuch, 40 (1920), pp. 1-43; E. Posner, Das Register Gregors I., in Neues Archiv, 41 (1923), pp. 243-315; W. M. Peitz, Regestum d. Innocenti III Papae superregni Romani Imperii (Reg. Vat. 6), Roma 1927 (ed. fototip., con introductio.); C. Silva-Tarouca, Sulle antiche lettere dei papi, in Gregorianum, 12 (1931), pp. 3-56, 349-425, 547-98; H. Steinacker, Das Register Papst Johannis VIII., Ein Beitrag zum Problem des älteren Papstl. Registernes, in Miscell. d'estudis literaris, historici i linguistis, Barcellona 1936 (estr.); diversi articoli di F. Bock e G. Opitz, in Quellen und Forsch. aus italien. Arch. u. Biblioth., 28 (1937-38); 29 (1938-39); 30 (1940); F. Bock, Einführung in das Registernes des Avignonensischen Papsttums, in Quellen u. Forsch., cit., 31 (1941), con 39 tavv.; F. Kempf, Das Register Innocenz III. (Miscell. Hist. Pontif., 9), Roma 1945.