Enciclopedia Cattolica vol. XI, 1953 Papi, antipapi, documenti pontifici Documenti pontifici : encicliche, bolle, brevi

SERVUS SERVORUM DEI (ἸΟΎΛΙΟΣ ΤΩ͂Ν ἸΟΎΛΩΝ ΤΟΥ͂ ΘΕΟΥ͂)

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SERVUS SERVORUM DEI - Superscriptio con il s. s. D. del Praeceptum di s. Gregorio Magno al suddiacono Felice, rettore del patrimonio dell'Appia, con cui assegna la massa ad « Aquas Salvias » alla basilica di S. Paolo (25 genn. 604) - Roma,
SERVUS SERVORUM DEI - Superscriptio con il s. s. D. del Praeceptum di s. Gregorio Magno al suddiacono Felice, rettore del patrimonio dell'Appia, con cui assegna la massa ad « Aquas Salvias » alla basilica di S. Paolo (25 genn. 604) - Roma,

SERVUS SERVORUM DEI (Ἰούλιος τῶν Ἰούλων τοῦ Θεοῦ). - Formula adoperata in modo costante dalla Cancelleria pontificia nella « superscriptio » o « intitulatio » dei documenti emanati dal Papa dal sec. IX a tutt'oggi.

L'uso della formula di devozione o di umiltà Servus Dei o Jesu, Jesu Christi, Ἰούλιος Θεοῦ ὁ Χριστοῦ, Ἰεσοῦ Χριστοῦ nell'« intitulatio » delle lettere risale agli Apostoli: Paolo (Rom. 1, 1; Tit. 1, 1), Pietro (II Pt. 1, 1), Giacomo (1, 1) e Giuda (1, 1) l'adoperarono e il loro esempio fu poi seguito da altri, come, per ricordare solo alcuni es., dai cristiani di Vienne e Lione, « Ἰούλιος Χριστοῦ » nella loro lettera ai fratelli d'Asia e di Frigia (Eusebio, Hist. eccl., V, 1, 3); da s. Agostino « servus Christi servorumque Christi » (De peccatorum meritis et remissione, III, 1; Ep. 130; PL 44, 185; ibid., 33, 494); da s. Cesario d'Arles « episcopus minimus servorum Dei famulus » (Ep. II alla badessa Cesaria: PL 67, 1128; ed. G. Morin, II, Mared-sous 1942, p. 134); da Lorenzo di Canterbury e dai suoi colleghi Mellito e Giusto « servi s. D. » (Beda, Hist. eccl., II, 4); da Giovanni l'Elemesiniere (m. nel 619) « Ἰούλιος τῶν Ἰούλων τοῦ κυρίου ἡμῶν Ἰεσοῦ Χριστοῦ (Vita, 3; ed. H. Gelzer, Friburgo in Br.-Lipsia 1893, p. 9; PG 93, 1619); da Mauro di Cesena nel 649 che si firma « Maurus s. s. D. episcopus » (Mansi, X, 883), ecc. Inoltre Damaso nella iscrizione in onore di s. Saturnino si sottoscrive « Damasus episcopus servus Dei » (A. Ferrua, Epigrammata Damascena, Città del Vaticano 1942, p. 189) e papa Ilaro si dice « Famulus Christi » nell'iscrizione dedicatoria dell'oratorio di S. Giovanni l'Evangelista nel Battatero Lateranense (v. ripr. alla v. ILARO). Non è qui il caso di elencare i monumenti epigrafici riguardanti vescovi con il « Servus Dei » o « Christi » (cf. E. Diehl, Inscriptiones latinae christianae veteres, I, Berlino 1924, nn. 995, 1797, 1851, 1855) o semplici fedeli, « famulus » o « servus Dei » o « Christi » (cf. ibid., nn. 1419-58; F. Grossi-Gondi, Trattato di epigrafia cristiana latina e greca, Roma 1920, pp. 159-61), « servus sanctorum » (H. Delehaye, op. cit. in bibl., p. 378), perché troppo numerosi. Papa Giovanni VII si chiama « Servus Sanctae Mariae » (v. illustr.); Gregorio II « Apostolorum principum servus » (cf. illustr. in Enc. Catt., VI, coll. 1125 sg.). L'espressione « ill. ecclesiae servus » ebbe lunga durata (cf., ad es., la lettera di Ugo arcivescovo di Lione, del 1099, nel Monasticon Cisterciense, ed. H. Séjalon, Solesmes 1892, p. 56; le lettere 340 e 466 di s. Anselmo d'Aosta: nella lettera 472 lo stesso adopera « minister »; ed. F. Schmitt, S. Anselmi Cantuariensis Opera Omnia, V, Edimburgo 1951, pp. 278, 415, 420).

S. Gregorio Magno, che già si era chiamato s. s. D., ancora diacono, nella donazione al monastero di S. Andrea del 28 dic. 587 (appendice al Registrum, ed. cit. sotto, III, p. 437), fu il primo Papa a fare largo uso del s. s. D. nelle « superscriptiones » delle sue lettere e dei suoi « praecepta » (cf. Paolo Diacono, Vita s. Gregorii, II, 1: PL 75, 87: alcune lettere che hanno conservato il formolario protocollare nel Registrum, I, 14ᵃ, 39ᵃ; IV, 17ᵃ; V, 53ᵃ; VI, 50ᵃ; XII, 16ᵃ; ed. P. Hewald-L. M. Hartmann, in MGH, Epistolae, I, pp. 14, 53, 251, 353, 425; II, p. 363; e il « praeceptum » del 25 genn. 604 per la basilica di S. Paolo inciso su lastra di marmo). Gregorio fu poi imitato in modo sempre più frequente dai suoi successori dei secc. VII e VIII, come si rileva dai documenti pervenuti (cf. C. Silva Tarouca, Nuovi studi sulle antiche lettere dei papi, Roma 1932) e dall'elenco delle « superscriptiones » poste all'inizio del Liber diurnus e nella formula 86 (ed. Th. E. v. Sickel, Vienna 1899, pp. 1-3, 111). A mano a mano che il s. s. D. si avvia a diventare titolo esclusivo del papa, cessa di essere adoperato da altri dignitari ecclesiastici; però gli arcivescovi di Ravenna continuarono ad adoperarlo fino agli inizi del sec. XIII (cf., ad es., il documento emanato dall'arciv. Ubaldo il 12 ott. 1213, perg. n. 4694 dell'Archivio arcivescovile) assieme al pomposo titolo: « Dominus sanctus ac meritis beatissimus atque Apostolicus Pater Patrum » (stesso Archivio, pergamene dei secc. X-XII).

Non è improbabile che la polemica per il titolo di « vescovo o patriarca ecumenico », fattasi vivissima sotto i pontificati di Pelagio II e di s. Gregorio Magno contro i patriarchi di Costantinopoli, che si fregiavano di tale appellativo almeno dal tempo di Acacio (489-519), abbia influito sulla scelta del s. s. D. da parte di s. Gregorio. Nella polemica contro Giovanni il digiunatore, s. Gregorio, pur conscio della sua autorità, spinse tant'oltre la sua umiltà da rifiutare per sé il titolo di « papa universalis » (Registrum, VIII, 28, ed. cit., II, p. 30).

SERVUS SERVORUM DEI - Pluteo con l'iscrizione: « Iohannes Servus Sanctae Mariae » (Giovanni VII, 705-707) - Roma, S. Maria Antiqua.
SERVUS SERVORUM DEI - Pluteo con l'iscrizione: « Iohannes Servus Sanctae Mariae » (Giovanni VII, 705-707) - Roma, S. Maria Antiqua.(da A. Silvagni, Mon. epig. christ., I, Roma, Città del Vaticano III, tav. XII, 1)
SERVUS SERVORUM DEI - Documento dell'arciv. Ubaldo di Ravenna (12 ott. 1213) con la <em>superscriptio</em>: « Hubaldus s. s. D. divina gratia sancte Ravennatensis Ecclesie archiepiscopus » - Ravenna, Archivio arciv., pergamena
SERVUS SERVORUM DEI - Documento dell'arciv. Ubaldo di Ravenna (12 ott. 1213) con la superscriptio: « Hubaldus s. s. D. divina gratia sancte Ravennatensis Ecclesie archiepiscopus » - Ravenna, Archivio arciv., pergamena n. 4694.(per cortesia del can. M. Mazzotti)
Bibliografia10 opere
BIBL.: K. Schmitz, Ursprung u. Gesch. der Devotionsformeln bis zu ihrer Aufnahme in die fränkisch. Königsurhunden, Stoccarda 1913, p. 38 seg.; H. Delehaye, S. s. D., in Strena Baliciana, Zagabria 1924, pp. 371-78; A. de Boüard, Manuel de diplomatique franç. et pontif., I, Parigi 1929, p. 264; L. Levillain, S. s. D., in Moyen âge, 40 (1930), pp. 5-7; H. Leclercq, s. v. in DACL, XV, coll. 1560-63; C. Paoli, Diplomatica, nuova ed. di G. C. Bascapé, Firenze 1942, p. 140. Per la polemica circa il titolo « ecumenico », cf. S. Vailhé, Le titre de patriarche oecum. avant st Grégoire le Grand, in Échos d'Orient, 11 (1908), pp. 65-69; id., St Grégoire le Grand et le titre de patriarche oecum, ibid., pp. 161-71; P. Banifol, St Grégoire le Grand, 3ᵃ ed., Parigi 1928, pp. 204-14; E. Caspar, Gesch. des Papsttums, II, Tubinga 1933, pp. 435-65; Fliche-Martin-Frutz, V, pp. 70-75.

A. Pietro Frutz

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Di Amato Pietro Frutaz

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), coll. 420–422.

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Frutaz, Amato Pietro. “Servus Servorum dei (ἸΟΎΛΙΟΣ ΤΩ͂Ν ἸΟΎΛΩΝ ΤΟΥ͂ ΘΕΟΥ͂).” In Enciclopedia Cattolica, vol. XI, coll. 420–422. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953. https://azioneromana.com/it/article/servus-servorum-dei-ioulios-ton-ioulon-tou-theou.

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Frutaz, Amato Pietro. “Servus Servorum dei (ἸΟΎΛΙΟΣ ΤΩ͂Ν ἸΟΎΛΩΝ ΤΟΥ͂ ΘΕΟΥ͂).” Enciclopedia Cattolica, vol. XI, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1953, coll. 420–422. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/servus-servorum-dei-ioulios-ton-ioulon-tou-theou.

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