SUPPLICA. - Come termine diplomatico è la petizione indirizzata al sovrano per ottenere una concessione graziosa. Anche le concessioni di vario genere fatte dal papa e le nomine dei benefici minori riservati alla S. Sede erano precedute da una s.
In un primo tempo le s. pontificie erano redatte direttamente dalle persone interessate, ma già nel sec. XII si ha notizia di scrittori che tenevano il loro banco presso il Palazzo Lateranense per preparare le s., e nel sec. XIII si hanno le prime raccolte di formulari: cominciano ordinariamente con «Supplicat Sanctitati Vestrae devotus orator vester», che ne diventa formola caratteristica. Nel sec. XIV le s. assumono carattere ufficiale, il loro testo è redatto secundum etium Curiae e lo stesso vicecancelliere o un referendario le presenta al papa, che le approva con la formola autografa «fiat ut petitur», seguito dall'iniziale del suo nome di Battesimo; è aggiunta la data, che segna la decorrenza della concessione. Questi particolari sono interessanti per la storia della Curia, perché segnano l'origine di cariche che ebbero poi sviluppo autonomo: i referendari della Segnatura e il datario. Con il sec. XV la procedura si fissò, conservandosi fino al sec. XIX; il testo preparato secondo lo stile a cura del procuratore, che rappresentava in Curia l'interessato, era esaminato e firmato da un referendario, e poi da lui presentato per l'approvazione, che poteva essere fatta o dal papa con la formola ormai tradizionale, o, per certe materie, dal vicecancelliere, che usava la formola «concessum ut petitur» seguita dalla firma, o da un referendario autorizzato, il quale però firmava alla presenza del papa se-

SUPPLICA - S. originale di Lelio di Leone « de Villa Megiane » e Lorenzo di Giovanni Battista « de Villa Aque Castanee » del comitato Spoletino, con cui chiedono a Paolo III di confermare loro immunità e privilegi conseguiti per aver combattuto contro i Turchi (19 dic. 1539). E visibile la doppia segnatura autografa del Pontefice, una sotto la petazione, l'altra a fianco delle clausole: la sigla con cui il Papa si firma è l'iniziale del suo nome di Battesimo (Alexander) - Archivio Segreto Vaticano, Paolo III supplic. orig.
gnando « concessum in praesentia domini nostri Papae »; il datarius aggiungeva la data.
La s. dunque costituisce, dopo l'approvazione, l'originale della concessione, destinato però ad uso d'ufficio, perché era necessaria la spedizione dell'atto solenne definitivo, cioè una bolla o un breve. In certi casi il papa concedeva che la sola signatura, cioè la s. da lui firmata, valesse come documento definitivo, senza che fosse necessaria la spedizione del documento solenne: queste s. si distinguono per le forme esterne accurate, spesso sono decorate con miniature e portano una speciale formula che esprime la loro natura. Altro tipo di s. comincia con le parole matu proprio: con essa si ricorre ad una fictio iuris per concedere facilitazioni procedurali al beneficiario, quasi che la concessione fosse per iniziativa del papa e non a sua richiesta. Le s. vennero copiate fin dal sec. XIV in registri di carattere ufficiale, che formano oggi nell'Archivio Va-
ticano una serie di 7363 voll., dall'a. 1342 al 1899. Anche i nunzi apostolici, per le facoltà che ricevevano, approvavano s. seguendo l'uso dei papi ed ebbero loro registri.