SFRAGISTICA

SFRAGISTICA. - Dal greco σφραγίς, ο «sigilografia» (lat. sigillum, dim. di signum) è la disciplina che studia i sigilli sotto l'aspetto giuridico, storico, diplomatico, artistico. Assurde a dignità di materia autonoma nel sec. XVIII, per opera soprattutto di Heinecke e di Heumann; costui usò per primo il termine di ars spilagistica nel 1745.

Il sigillo fu per lungo tempo il miglior mezzo di convalidazione dei documenti. Ne fanno menzione le Sacre Scritture, autori greci, latini, ecc. E nei musei si conser-

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(fot. d'ineri)
Sforza, famiglia - Ritratto di Muzio Attendolo S., affresco di B. Luini (sec. xvi) - Milano, Castello Sforzesco.

vano numerosi sigilli assiri, babilonesi, fenici, egizi, ellenici, romani, ecc. Soprattutto nel medioevo il sigillo fu il segno con cui le autorità corroboravano i loro atti e giunse a sostituire in molti casi le sottoscrizioni autografe. Riservato dapprima ai sovrani, ai principi, ai grandi signori, alle gerarchie ecclesiastiche, nel sec. XII venne adottato dai Comuni, indi da corporazioni, collegi, enti e privati, con diverso valore giuridico.

Col termine sigillo si indica tanto la matrice incisa «in negativo», quanto l'impronta positiva impressa in cera (rare le impronte metalliche, dette bolle). La matrice può essere una pietra incisa, montata ad anello (e tali sono per lo più i sigilli dell'antichità; V. ANELLO; MONOGRAMMA). Ovvero un marchio o conio di metallo inciso: bronzo, acciaio, raramente oro o argento. Le impronte, cioè i suggelli ceri, si dividono in aderenti e pendenti: nel primo caso la cera veniva fusa e colata direttamente sul documento e poi pressata, a caldo, col marchio; nel secondo caso la cera veniva colata e impressa sopra cordoni, nastri, strisce di pergamena o di carta pendenti dal documento; i sigilli appesi recano talvolta, impressa sul tergo, una seconda impronta, generalmente più piccola, detta controsigillo. Si usò cera naturale o colorata. La fragilità dei suggelli pendenti rese necessaria una protezione (borse di stoffa o di pelle, teche di legno o di metallo). Le forme prevalenti dei sigilli sono la circolare, l'ogivale, l'ovale; rari sono gli esemplari a scudo, ad ottagono, ad esagono, ecc. Nel sigillo si distinguono la figura e la leggenda (se questa manca, il marchio si dice anepigrafo). Vi sono ritratti, figure sacre, profane, mitologiche, allegoriche, ovvero vedute (città, castelli, chiese, monti); disegni di piante, di animali araldici o simbolici, ecc. Le leggende esprimono per lo più il nome ed i titoli della persona, dell'ufficio, della città; talvolta recano motti, invocazioni, versi leonini (ad es.: Roma caput mundi - regit orbis frena rotundi). L'importanza del sigillo si rileva anche dal fatto che i sovrani ne affidarono la custodia a dignitari di assoluta fiducia, sicché quella del guardasigilli divenne una delle cariche più alte. Nei vescovi il sigillo fu custodito dal vicario generale o dal cancelliere, nei Comuni medievali dal po-destà, dal notaio del sigillo o da altra persona di provata onestà. Speciali norme regolavano l'impiego dei sigilli e comminavano pene per la falsificazione, gli usi indebiti, ecc.

I sigilli si dividono, in base al loro carattere giuridico, in tre categorie principali: pubblici, privati, ecclesiastici.

I. SIGILLI PUBBLICI

Limitando l'esame al medioevo, si nota che i diplomi dei primi Carolingi sono convalidati con impronte di pietre incise romane, poi con sigilli recanti il busto del re rozzamente scolpito. Nei secc. XI e XII l'incisione si perfeziona, finché l'arte gotica, nel suo rigoglioso sviluppo, raggiunge anche questi piccoli oggetti d'uso giuridico e li arricchisce e li raffina. I sovrani vengono rappresentati in trono (col capo coronato, le mani reggono lo scettro o il globo, o la spada, o il giglio) oppure a cavallo in armatura; le regine sono in piedi o a cavallo (con abiti da caccia e col falcone), raramente sul trono. In casi eccezionali furono usate bolle d'oro: ad es., quella di Federico I presenta il busto dell'Imperatore uscente da una cerchia di mura; sul rovescio una veduta di Roma (v. BOLLA). Limitando i sovrani anche i dignitari, principi, duchi, feudatari, assunsero sigilli, ora con il ritratto (per lo più equestre), ora con stemmi; e via via li seguirono gli uffici, le diverse autorità, infine i giudici, i notai, ecc. I Comuni italiani, che fino alla metà del sec. XII non si ritenevano enti politici dotati di autonomia, e pertanto dovevano fare convalidare gli atti civici da notai di nomina imperiale, incominciano poi, a loro volta, ad assumere il sigillo, che costituisce uno dei segni dell'indipendenza, la quale sarà formalmente sancita dopo la Pace di Costanza. I sigilli cittadini presentano quasi sempre figure allegoriche: il cavaliere designa il ceto nobile che dapprincipio esercitò un certo predominio in varie città; le torri e le mura simboleggiano la potenza e soprattutto l'indipendenza; le immagini dei santi distinguono la «pars populi» e dopo il 1250 il Comune popolare; vi sono infine le insegne gule e ghibelline, i simboli di alleanza, di soggezione, ecc.
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Spragistica - Sigilli ecclesiastici : 1. della Congr. dei monaci dell'Osservanza di S. Giustina, $1^{\circ}$ metà sec. xv (Museo di Bologna); 2. di Nicola + Egiecopatus Bovanensis Administratos, ca. 1340 (ivi); 3. di Stefano, vesc. di Amelia, metà del 1300 (ra

che fino alla metà del sec. XII non si ritenevano enti politici dotati di autonomia, e pertanto dovevano fare convalidare gli atti civici da notai di nomina imperiale, incominciano poi, a loro volta, ad assumere il sigillo, che costituisce uno dei segni dell'indipendenza, la quale sarà formalmente sancita dopo la Pace di Costanza. I sigilli cittadini presentano quasi sempre figure allegoriche: il cavaliere designa il ceto nobile che dapprincipio esercitò un certo predominio in varie città; le torri e le mura simboleggiano la potenza e soprattutto l'indipendenza; le immagini dei santi distinguono la «pars populi» e dopo il 1250 il Comune popolare; vi sono infine le insegne gule e ghibelline, i simboli di alleanza, di soggezione, ecc.

II. SIGILLI PRIVATI

Hanno, sotto il profilo giuridico, caratteri ben diversi da quelli pubblici: si limitano alla funzione di segni di riconoscimento e garantiscono, con la chiusura della lettera, il segreto epistolare. Recano incisi stemmi, emblemi, allegorie, monogrammi, immagini relative al nome (dette «parlanti»). O all'arte, alla professione, ad una divizione, ecc. La figura del titolare appare soltanto su certi marchi di nobili (tipi equestri) e di dottori di leggi, professori, ecc., raffigurati sulla loro cat-

e quello della diocesi, del Capitolo, dell'abbazia. Per ospitare tante figure il sigillo si amplia fino a toccare le dimensioni massime nel '500. Ma accanto ai tipi solenni si usano anche modelli più semplici, con una sola figura, un simbolo o uno stemma (sigillum mediocre, minus, secretum, ad causas, ecc.). Imitano l'alto clero i vicari, gli arcidiaconi, gli arcipreti, i parroci, i canonici, i preti (sigilli personali o di dignità) nonché le curie, i Capitoli delle cattedrali, i vicariati foranei, le plebanie, le chiese, infine gli enti soggetti a giurisdizione ecclesiastica (ospedali, ricoveri, pie fondazioni) nonché tutto il clero regolare. Negli Ordini religiosi la Curia generalizia, il maestro generale assumono per lo più nei loro sigilli l'immagine del santo fondatore o del patrono, ovvero un suo simbolo, o lo stemma dell'Ordine; ogni «provincia» sceglie un santo particolare, che non è quasi mai il fondatore e talvolta non appartiene all'Ordine; i visitatori, i provinciali, i titolari d'altre cariche hanno sigilli propri, ora con l'arme di famiglia, ora con simboli sacri o immagini di santi; le abbazie, i priorati, le commende, i conventi, ecc. mostrano nei sigilli i patroni delle rispettive chiese. A partire dal sec. XV, sia nell'uso del clero secolare che di quello regolare, i suggelli con insegne araldiche o simboliche prevalgono su quelli figurati. - Vedi tavv. XXVI-XXVII.

Bibl.: G. A. Seyler, *Abris der Sphragistik*, Vicenna 1884; id., *Gesch. der Siegel*, Lipsia 1894; Th. Ilgen, *Sphragistik*, Lipsia 1906 (ristampa 1912); W. De Gray Birch, *Seals*, Londra 1907; J. Roman, *Manuel de sigillogr. franc.*, Parigi 1912; W. Ewald, *Siegelkunde*, Monaco-Berlino 1914; E. F. V. Berchem, *Siegel*, Berlino 1918 (nuova ed. 1923); A. Coulon, *Eléments de sigillogr. ecclés. franc.*, in *Rev. d'hist. de l'Egl. de France*, 18 (1932), pp. 30-59, 163-88, 341-68; G. C. Bascapé, *Somm. di diplomatica*, Milano 1947, pp. 49, 78, 122, 151.