ANELLO del Pescatore - Sigillo di Niccolò III. Museo Sacro della Biblioteca Vaticana.

Il suo uso passò nella liturgia cristiana dall'antichità
romana.
Enrico Dante
A. DEL PESCATORE. - È usato come sigillo nei brevi
pontifici, di cui costituisce una delle principali caratteristiche, e in altri atti redatti dai segretari apostolici,
come le cedole e le sentenze concistoriali. Il nome deriva
dalla figura dell'impronta, che rappresenta s. Pietro
pescatore.
La sua origine si ricollega con l'origine stessa dei brevi.
La prima menzione si trova in due lettere di Clemente
IV del 1265 e del 1266 (Potthast, 1905; e 1938) come
sigillo segreto usato nelle lettere di carattere privato in luogo
della bolla plumba, che era il sigillo ufficiale e solenne.
Il primo esemplare è costituito da un sigillo di Niccolò III
(1277-80) in cera rossa, di forma ovale, alto circa cm. 2,5,
appeso ad un reliquiario del Sancta Sanctorum al Laterano,
ora conservato nel Museo Sacro della biblioteca Vaticana;
in esso si scorge un giovane imberbe in piedi, che sorregge
una canna da pesca con un pesce all'estremità della lenza, ed intorno si legge: † SECRETUM NICOLAI PP. III.

dell'antipapa Clemente VII (1378-94) conservato pure
al Vaticano, porta il suo stemma sormontato dalla tiara
e dalle chiavi; e il sigillo di Eugenio IV (1431-47) usato
in alcuni brevi presenta le teste dei Principi degli Apostoli
(«anulus capitum Principum Apostolorum»). Nei brevi di
Bonifacio IX (1389-1404) l'a. piscatorio è detto «anulus
fluctuantis naviculæ».
Con Niccolò V (1447-55) il tipo divenne costante: ovale
impresso su cera rossa, alto circa 2 cm., con la figura di
s. Pietro chino nella navicella in atto di tirare la rete, e
nel cielo il nome del Papa seguito dal numero ordinale.
Intorno alla cera (tranne nella parte inferiore) era attaccata una treccia di pergamena per proteggere il sigillo dallo
strofinio.
Nel 1842 il sigillo di cera aderente è stato sostituito
da un timbro rosso rotondo, che conserva la rappresentazione dell'a. piscatorio.
A. NELL'ARTE. - All'avvento del cristianesimo i
simboli e le figurazioni pagane che ornavano il sigillo
cedono il posto ad altre di soggetto sacro che sono in
stretto rapporto con il repertorio iconografico delle
catacombe; nella massima parte degli esemplari - interessante per varietà di tipi la raccolta del British
Museum di Londra - l'esecuzione è piuttosto sommaria e rozza. L'a. del vescovo trae origine dalla necessità che egli aveva di apporre il proprio sigillo ad
atti ufficiali; in processo di tempo acquista il significato di suggello della vera fede e diviene simbolo di
unione fra il pastore e la sua diocesi. Già nel sec. VII
era in Spagna un normale attributo vescovile e tale
divenne in Francia nel IX e poco più tardi in tutte le
altre regioni dell'Occidente. In relazione col nuovo significato e col diverso orientamento del gusto, al sigillo inciso si sostituì di regola il castone con una
pietra colorata talvolta incisa; non di rado vennero
usati anche cammei o pietre lavorate dell'antichità pagana. Durante il Rinascimento l'a. raggiunge un elevato grado di arte anche per l'unione di varie tecniche
come il niello e lo smalto; più massiccio nel castone
appare durante l'età barocca. Merita particolare menzione l'a. piscatorio la cui forma è invariata almeno
dal sec. XV; è un a. generalmente di bronzo dorato
con cristallo di rocca inciso con la rappresentazione
della navicella e il nome del Pontefice che di esso
si serve per apporre il sigillo ai brevi; subito dopo la
morte viene distrutto.