RETTÉ, ADOLPHE. - Poeta francese, n. a Parigi nel 1863, m. a Beaune l'8 dic. 1930. Appartenne al primo gruppo simbolista, con Jean Moréas e Gustave Kahn; ebbe parte notevole in due delle molte riviste di quel movimento, La Vogue e L'Ermitage.
Quasi allucinate sono le fantasmagorie delle sue prime raccolte di versi: Cloches en la nuit (1889), Thule des Braines (1891), Une belle dame passa (1893), L'Archipel en fleurs (1895). Dall'eccessivo artificio, cui si accompagnavano pose anarchiche e, forse, anche l'abuso di stupefacenti, R. passò gradualmente ad un'ispirazione attinta direttamente alla libera natura della foresta di Fontainebleau (La forêt bruissante, 1896; Dans la forêt, 1903) e poi all'abiura del simbolismo (Le symbolisme, anecdotes et souvenirs), 1903; Réflexions sur l'anarchie, 1904); poi ad una franca conversione al cattolicesimo, confermata nei due libri, tra i più interessanti: Du diable à Dieu (1907) e La maison en ordre (1923). Dopo la conversione pubblicò libri di edificazione: Le règne de la bête (1908); Un séjour à Lourdes (1909); Notes sur la psychologie de la conversion (1911); Le soleil intérieur (1923); Les rubis du calice (1924), ecc.; e di critica: Léon Bloy (1923); Jusqu'à la fin du monde (1926); En attendant la fin (1933).