RIPARAZIONE. - Nell'uso ascetico, oltre la reffettiva (ristabilimento dell'uomo nell'integrità originale, passaggio dalla corruzione all'incorruzione), suole indicare il principio meritorio che, associando gli uomini all'esposizione (v.) SODDISFAZIONE VIGARIA (v.) offerta da Gesù Redentore, tende alla compensazione della gloria di Dio oltraggiati dal peccato (r. formale).
All'amore di Dio misconosciuto dal peccatore corrisponde l'offerta espiatrice, nella quale l'uomo abbraccia per amor di Dio il castigo temporale del peccato. Detta r. raggiunge il grado di sacrificio nell'immolazione, per cui l'uomo si offre alle sanzioni divine. Nell'elettore della Grazia il peccato porta con sé un mistero di malizia e di decadimento che non può essere riparato come conviene se non dal sacerdozio, ministero (Hebr. 8, 2) ed immolazione dell'Uomo-Dio (ibid. 2, 10-15). Vero è che l'atto capitale della r., Redenzione (v.), rimarrà esclusivamente personale al Verbo Incarnato; ma, organizzati in luì, tutti i fedeli contribuiranno personalmente alla r. complementare della Chiesa, sposa dell'Agnelo (Col. 1, 24; Phil. 2, 17). Questa partecipazione è simboleggiata dalla goccia d'acqua versata nel vino destinato al S. Sacrificio (Conc. Trid., sess. XXII, cap. 7). Per essere idonei a detta r. i cristiani ricevono, nel carattere sacramentale, una graduata partecipazione al sacerdozio di Cristo (per Christum; Sum. Theol., 3° q. 63, a. 3); per essere ben disposti, ricevono nell'incorporazione sacramentale (Sum. theol., 3° q. 62, a. 1) un'associazione spirituale al ministro di Cristo (cum Christo), e nella Grazia sacramentale (Sum. Theol., 3° q. 62, a. 2) ricevono l'energia sufficiente per poter immolare se stessi (in Christo).
Sostanza della r. (sia effettiva, sia formale) è la carità «sovrabbondante» (Eph. 2, 4), compensatrice, vittoriosa, che dal cuore aperto del Divin Redentore si riva verso la tutela la struttura della vita ecclesiastica, per formarla sull'esemplare consumato dell'azione riparatrice (Eph. 4, 11-16; Gal. 6, 14). La volontà riparatrice trova la sua espressione verbale negli «atti» o formole di r. (Act. 4, 24-31), e la sua espressione affettiva nella compensazione per le sofferenze di Cristo (I Cor. 12, 26): for-mole e sentimenti coltivati nella devozione al S. Cuore.
e inculcati dalle encicli. Miserentissimus Redemptor (8 maggio 1928; AAS, 20 [1928], pp. 165-78) e Caritate Christi compulsi (3 maggio 1932; AAS, 24 [1932], pp. 177-194). Cf. Concilio Trid., sess. VI, cap. 7; sess. XIII, cap. 8.