ROMANICA ARTE ROMANICA, ARTE

ROMANICA ARTE
ROMANICA ARTE

ROMANICA, ARTE - Capitello del chiostro dell'antica cattedrale di Lèrida, scoperto nel 1925.

rispetto alla Francia. Ciò soprattutto per quanto nella cultura plastica è allora il riflesso del vivacissimo gusto figurativo ottoniano.

Anche per la pittura, ciò che fu fatto nelle regioni europee, a settentrione delle Alpi ed in Spagna, sembra più che altro il logico preludio allo sviluppo delle forme gotiche. Le pitture che rivestivano interi ambienti e che per una serie di eventi sono in minima parte giunti fino a noi erano, specie nel sec. XI, dipinti a tinte piatte ed unite in un numero molto limitato di colori distribuiti entro campi ben definiti da precisi contorni. In tali pitture spessissime il fondamento, e non solo iconografico, sono le miniature, fossero esse di provenienza orientale o derivassero dai maggiori centri di produzione carolingia o ottoniana. In Spagna le pitture di Tahul ora nel Museo di Barcellona, in Francia quelle della chiesa abbaziale di St-Savin (Vienne), in Germania quanto rimane di antiche pitture nelle chiese della Renania testimoniano la medesima tendenza a ridurre ogni espressione entro un ritmo narrativo, entro un arcesso che presto, nella seconda metà del sec. XII, s'annuncerà dei nuovi spiriti del gusto gotico. La civiltà figurativa italiana, pur mantenendo nei secoli dell'alto medioevo un suo logico modo di evolversi ed una sua individuale intonazione, si era venuta principalmente configurando a seconda dei contributi che ad essa civiltà avevano portato le varie culture contemporanee, fossero esse di impronta bizantina, barbarica o carolingia, con le quali era venuta a contatto. Giunti tuttavia al sec. XI, tale civiltà figurativa, pur non rinunciando affatto all'apporto di ogni nuovo elemento che potesse rappresentare un suo arricchimento, assume anche rispetto a quanto si faceva nelle altre regioni di Europa, nuova indipendenza. Allora infatti in Italia (v. Arte, 3) mentre le forme architettoniche lentamente per secoli depresse si riunivano nella quasi improvvisa e diffusa ripresa attività edilizia, pittura e scultura, divenute pur esse attivissime, assumevano intonazioni decisamente nuove e sempre più aderenti, nei modi diretti dell'espressione, al carattere ed al temperamento degli Italiani.

In architettura allora in Italia si possono individuare due distinte correnti. Le regioni della pianura padana (il Piemonte, la Lombardia, parte del Veneto, l'Emilia) come, per molti aspetti, le regioni a oriente dell'Appennino, partecipano, per quanto con accenti e spiriti diversi, agli stessi orientamenti architettonici che sono propri delle regioni del centro Europa; mentre le regioni che s'affacciano sul Tirreno, specie la Campania, gran parte del Lazio e della Toscana rielaborano, con nuova mentalità e nuovo spirito chiarificatore, alcune forme che scaturivano dall'intimo della tradizione classica spesso umiliata e tuttavia mai spenta nei secoli immediatamente precedenti. Così, mentre nelle regioni settentrionali e in quelle del versante adriatico si manifesta l'uso o l'aspirazione costante di elevare edifici complessi con pilastri su cui s'impostano volte costolonate, logge e matroni, che sottolineano, in un complesso giuoco d'ombre e luci, i nuovi valori di spazio architettonico, allora in via di definizione appunto nel cuore d'Europa, nelle regioni del versante tirreno prevale, con l'amore per le chiare armonie di colonne e archi e trabeazioni inseguentesi verso le absidi alte e luminose, quello delle ampie liscie pareti, ove pittori, intarsiatori, musicisti distendono le loro belle fantasie cromatiche. Ma insieme a queste due tendenze, talvolta fusa con esse, talvolta pura con indipendenza di forme e d'accenti, specie nei centri maggiori delle coste, nelle città marinare, ecco affermarsi ancora, e con straordinaria ricchezza di motivi, anche l'arte d'Oriente nelle sue varie gradazioni. Così in Sicilia, in Puglia, in Campania, a Pisa e soprattutto a Venezia in quel prodigio che è la basilica di S. Marco.

Non meno vivace e mosso è il profilo dell'attività scultorea. In essa si assiste dapprima come ad un'approfondita chiarificazione e distinzione degli schemi decorativi dell'alto medioevo poi, anche per la progressiva eliminazione della vecchia simbologia, si giunge ad una visione concreta della realtà per cui la figura umana come nuova espressione di bellezza si libera intera dal marmo.

VILGELMO (v.) agli inizi del sec. XII, Antelami (v.) e il maestro dei Mesi della cattedrale di Ferrara testimoniano allora l'intensa vitalità della

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romance, sia orientali che nordiche, ma è pur vero che quegli stessi elementi che talora sembrano dominativi, nell'atto stesso in cui vengono assunti dagli Italiani per narrare con vivacità e chiarezza, mutano di intonazione, si fanno aderenti essi stessi alla mentalità di chi con essi si esprime con spontaneità completa. Appare allora evidente come l'atteggiarsi delle varie correnti pittoriche dell'età romantica abbia in Italia il valore e l'importanza che ebbe nel campo letterario il «dolce stil novo», per cui proprio da forme dialettali doveva scaturire la nuova lingua di Dante.

Pietro Cavallini, Duccio di Buoninsegna, Cenni di Pepi detto Cimabue sono le tre formidabili individualità che concludono il grande ciclo della pittura romanica in Italia. Concludono un'epoca ma ne annunciano anche una nuova. E le loro gigantesche figure dominano allora il grande ciclo dell'arte quali quelle dei veri patriarchi di quella moderna pittura che riconosce in Giotto il suo primo maestro. - Vedi tav. LXXIX-LXXXII.

BIBL.: cf. la sezione arte alle voci: Francia; Germania: Ingilterra; Italia: Spagna ecc., nonché le storie dell'arte di contenuto anche più vasto nei capitoli dedicati all'arte del medioevo. Di utilissima consultazione anche, per un quadro delle varie contemporanee attività delle diverse regioni europee, A. Michel, Hist. de l'art, Paris, 1905 sig.; P. Tusca, S. V. ENOCH. Ital., XXX, pp. 41-55; P. Lavadán, Hist. de l'art universel, París, 1946. Emilio Lavagnino