SACCHI, ANDREA

SACCHI, ANDREA. - Pittore, n. a Nettuno (Roma) il 30 nov. 1599, m. a Roma il 21 giugno 1661.
SACCHI, ANDREA. - Pittore, n. a Nettuno (Roma) il 30 nov. 1599, m. a Roma il 21 giugno 1661.

La sua grande opera pubblica è la pala d'altare con il Miracolo di s. Gregorio, dipinta per la Basilica Vaticana nella Cappella Clementina, ordinata dal card. Fr. Maria de' Monte nel 1625 e che, forse per accontentare il gusto di costui, è tra le opere del S. quella che più dimostra un certo, se pur lievissimo contatto con il mondo caravaggesco e con quello di Rubens. La pala che rappresenta il Miracolo del Corpolare si trova ora nella sala capitolare del Vaticano, poiché nel '700 fu sostituita con una copia a musica. Altre opere importanti di sicura attribuzione al S. sono le quattro pale d'altare eseguite per i quattro altari dei pilastri della basilica di S. Pietro: S. Veronica, la Decapitazione di s. Longino, L'Invenzione della Croce e il S. Andrea, che ora si trovano anche esse nella sala capitolare della Basilica Vaticana. L'opera riconosciuta quale capolavoro del S. S. Romualdo narrante la sua visione della Pinacoteca Vaticana, dipinta nel 1640. L'ultima sua notevole pala d'altare raffigura il Transito di s. Anna (S. Carlo ai Catinari, Roma). Altri quadri riconosciuti dalla critica sono: l'Ebbrosza di Noè, di cui esistono due esemplari, l'uno nella Galleria Sciarra in Roma (ora proprietà Chimiri a Catanzaro) e l'altro nel Kaiser Friedrich Museum di Berlino; La festa dei Lupercali (Museo del Prado, Madrid), già attribuito a Pietro da Cortona; la Festa del Gesù, in cui è dipinta con vivo realismo la scena della visita del papa Urbano VIII alla chiesa del Gesù in occasione del centenario dei Gesuiti (1630).

Il S., lento nel lavoro, con la sua pennellata larga e pastosa e le sue creazioni di una particolare grandiosità patetica piena di naturalezza, tra l'asciutta severità dei veri e propri caravaggeschi e l'abbondanza decorativa di un Lanfranco e di un Pietro da Cortona, segna un momento di sereno classicismo sia formale che cromatico, interessantissimo per gli ulteriori sviluppi della pittura romana del Seicento e del Settecento.

Figlio ed allievo fu GIUSEPPE, frate conventuale morto nel suo convento a Roma. Dipinse un quadro notevole per la chiesa del SS. Apostoli a Roma. Una tavola a olio con s. Francesco che riceve le stimmate fu rimossa ed alienata con decreto della S. Congreg. dei Vescovi e Regolari del 7 sett. 1703. Una Sibilla a Varsavia, attribuita a Giuseppe Sacconi, potreb'esser sua.

BIBL.: L. Pascoli, Vite dei pittori, I, Roma 1730, pp. 15-20; II, V. indice; G. B. Passeri, Vite dei pittori, Roma 1772, pp. 136-38; H. Voss, Die Malerei der Bauern in Rom, Berlin 1924, pp. 329-33; H. Posse, s. V. in Thieme-Becker, XIX, pp. 289-92. Emilia Durini