SALIMBENI, LORENZO E JACOPO. - Pittori. Le
notizie su questi due artisti, n. a Sanseverino (Marche) ed attivi nella prima metà del sec. XV, sono assai scarse.
Lorenzo è il più anziano e con ogni probabilità il più qualificato del due. Il suo nome compare per la prima volta nel trittico della Pinacoteca di Sanseverino del 1400 nel quale egli dichiara di avere 26 anni, sicché la sua data di nascita viene fissata attorno al 1374. La sua formazione non è chiara. Non è possibile pensare ad influenze da parte di Gentile da Fabriano, la cui educazione fu se mai parallela, proprio per ragioni di età; né ad Alegretto Nuzi che, pur avendo potuto esercitare su lui qualche ascendente, non può, per ragioni stilistiche, aver determinato l'orientamento verso i modi del gotico internazionale, che appaiono in Lorenzo ben sentiti e compenetrati già dalla sua prima opera, e cioè il trittico predetto. Sicché bisogna convenire con A. Venturi che a tali modi L. sia pervenuto attraverso la visione di codici miniati provenienti dal settentrione e, fors'anche, in seguito a contatti con artisti veneti che s'incontrano assai di frequente nella regione, agli inizi del sec. XV. Nei primi anni del 1400 sostò nelle Marche, p. es., Jacobello del Fiore e vi fu con tutta probabilità anche Zanino di Pietro. Nel 1404 L. eseguì affreschi nella chiesa della Misericordia a Sanseverino, dove è visibile in un sottorco una figura di Cristo, firmata e datata; nel 1407 una Crocifissione, nella sagrestia della chiesa di S. Lorenzo in Doliolo.
Nelle Storie di s. Giovanni Evangelista, affrescate nel Duomo vecchio della città, appaiono per la prima volta i due fratelli; ed accanto ad essi un enigmatico e maestro Oliviero. Certo che da questo momento Lorenzo e Jacopo mostrano chiaramente di essere orientati maggiormente verso i modi del gotico internazionale, con una spiccata tendenza per il gusto narrativo, che riappare nelle decorazioni della cripta del S. Lorenzo in Doliolo, dove rifugge, tra le altre, una fragile ed elegantissima figura di s. Lucia.
Il ciclo pittorico più rappresentativo del due fratelli sono senza dubbio i celebri affreschi dell'Oratorio di S. Giovanni in Urbino che recano la loro firma e la data del 1416. L'intera parete di fondo contiene una grande Crocifissione, mentre su quella di destra si svolgono le Storie del Battista in una serie di riquadri, disposti a doppio ordine. Mentre la Crocifissione è improntata ad una drammaticità di un realismo talora esasperato, nella parete laterale tutto si placa e diventa piacevole e raffinata sequenza di storie fantastiche del Battista, nelle quali accanto alle piacevoli espressioni dell'elemento naturalistico e del dettaglio aneddotico, propri del gotico internazionale, interviene una tendenza ad un decorativismo quanto mai raffinato ed attuato con colori sommessi, di una rara preziosità. Tanta è l'unità artistica di questa parete che invano si è tentata (dal Colasanti e da altri) una divisione dell'opera tra i due fratelli, mentre le differenze stilistiche con la Crocifissione sono tanto notevoli da sollevare il problema dell'intervento di un'altra mano (dato che la firma e la data si trovano al di sotto della Crocifissione), cui attribuire le Storie. Ma molto più probabilmente coteste evidenti e già note differenze si debbono all'influsso esercitato sui pittori della visione di opere di artisti settentrionali e probabilmente da arazzi, cui persino le qualità coloristiche di detti affreschi sembrano collegarsi (Longhi). All'arte del S. si ricollegano anche gli affreschi dell'Oratorio di S. Monica a Fermo, mentre ad essi sono assegnati altri dipinti - due sentì nella Galleria di Urbino - di attribuzione, però, tutt'altro che certa. Sembra che Lorenzo fosse morto già prima del 1420, mentre Jacopo era ancor vivo nel 1427. - Vedi tav. CIV.