SALVE REGINA. - La più nota e popolare delle quattro Antifone maggiori, che si recitano in onore della S.ma Vergine al termine delle Ore canoniche. Leone XIII (6 genn. 1884) l'ha prescritta anche come prece finale nella celebrazione privata della S. Messa (Leonis XIII Acta, IV, Roma 1885, pp. 5-6).
Il testo e l'autore. - Sembra che l'autore del testo sia quello stesso della melodia antica. Come struttura, la S. R. è una prosa ritmica e può considerarsi una sequenza con unica rima in e (1. «misericordie»; 2. «salve»; 3. «Heve»; 4. «valle»; 5. «converte»; 6. «ostende»), salvo le due righe di chiusa (in origine due senari) a rima baciata («pia», «Maria»). Ma per la ricchezza del ritmo, la breve lirica può essere disposta in vari modi, e tutti parimenti armoniosi (cf. J. de Valois, in La Tribu de St-Gervais, 18 [1912], pp. 10-12). Secondo la melodia antica, illustrata da dom Pothier (v. BIBLICA), la S. R. si può dividere in sette membri di ineguale lunghezza, con vari incisi:
1. Salve, Regina / Mater misericordiae,
2. Vita, dulcedo / et spes nostra, salve!
3. Ad Te clamamus / exules filii Hevae
4. Ad Te suspiramus / gementes et fientes
In hac lacrimarum valle.
5. Eia ergo / advocata nostra,
Illos tuos misericordes oculos / ad nos converte.
6. Et Iesum, / benedictum fructum ventris tui,
Nobis post hoc exilium ostende.
7. O Clemens, / o pia,
O dulcis / Virgo Maria.
Le due parole: Mater, nel primo verso (doppio quarino), e Virgo, nell'ultimo (senario), costituiscono una aggiunta posteriore, dovuta probabilmente, almeno per Mater, ad influsso cluniacense, essendo l'espressione mariana Mater misericordiae assai cara ai primi abati di Cluny, dove la S. R. fu accolta con molto onore (cf. P. Cousin, cit. in bibl.). Tale interpolazione risale almeno al sec. XIII (cf. H. Thurston, in Rev. Clerg. fr., 1917 [cit. in bibl.]), p. 501. Il testo critico della S. R. è dato da G. M. Dreves, Anal. hymn., L, Lipsia 1907, p. 318 seg.).
L'autore della gloriosa antiphon, come vien detta da un anonimo del sec. XIII (cf. H. Thurston, p. 510), rimane incerto. Caduta l'attribuzione a S. Bernardo (cf. Giovanni I'Eremita, Vita s. Bern., 7: PL 185, 444), trovato invece ancora credito le attribuzioni a S. Pietro di Mezzano, vescovo di Compostella (986-1000), sostenuta dall'autorità del Durando (Ration., IV, 22), da Eladio Oviedo Arce e da S. Navarro (v. BIBLICA), e ad Ademaro di Monteil, vescovo di Le Puy-en-Velay (delegato pontificio nella I Crociata, m. il 1° ag. 1098 ad Antiochia) prefeita dagli autori della Histoire litt. de France (VII, Parigi 1747, pp. 468-72) e dal Vacandard (v. BIBLICA). In favore di Ademaro sta infatti l'esplicita testimonianza del cronista Alberico di Trois-Fontaines (m. nel 1240) che, a spiegare il nome di Antiphon de Podio («Antifona del Puy») dato alla S. R., la dice precisamente composta dal vescovo Ademaro (Chron., a. 1130: MGH, Scriptores, XXIII, p. 828). Ma il Blume (v. BIBLICA) ha dimostrato che l'autore probabile, se non proprio certo, della S. R. Contratto (v.), monaco di Reichenau, m. nel 1054 (cf. Ioan. Ego, De vir. ill. Augiae Div., PL 143, 9). Certo è che nel cod. Augiensis 55, del sec. IX (Landesbibliothek di Karlsruhe), al f. 42 un monaco della metà del sec. XI (contemporaneo quindi di Ermanno) ha fatto esercizio di scrittura (probatio pennae) riproducendo l'«incipit» dell'antifona (Salve, regina misericordiae) e facendo solo seguire da un tropus per la prima parte della medesima: segno evidente che il «tropo» scelto era allora familiare ai monaci di Reichenau, e molto più doveva esserlo la S. R. Che questa abbia come luogo d'origine l'abbazia di Reichenau lo conferma anche il fatto che per il sec. XI non se ne trovano indizi altrove.
L'uso liturgico originario. - La S. R. dovette essere accolta, appena composta, come antifona ad canticum (Magnificat o Benedictus) e come canto processionale. Negli Statuti di Pietro il Venerabile, abate di Cluny, redatti ca. il 1135, la si prescrive infatti per la processione solita a farsi nella festa dell'Assunta e nel recarsi della comunità alla chiesa di S. Maria (Statuta Congr. Cluniacensis, 76: PL 189, 1048). I Cistercensi fin dalla metà del sec. XII l'usarono come antifona, al Magnificat ed al Benedictus, per le quattro feste maggiori della Vergine; dal 1218 ne praticarono la recita quotidiana e nel 1251 l'adottarono come canto dopo Compieta. Però i Domenicani la cantavano regolarmente dopo Compieta, a Bologna, verso il 1230, per disposizione del generale b. Giordano di Sassonia, e poi in tutto l'Ordine (Capitolo gen. di Limoges, 1250). Per suggerimento, forse, di Raimondo di Peñafort, nel 1239 il papa Gregorio IX ne ordinò il canto nelle chiese di Roma, dopo Compieta, nei giorni di venerdì (Vita Greg. IX, in RIS. 1ª ed., III, 1, p. 582; cf. P. Godet [V. BIBLICA.], p. 475). Verso questo tempo la S. R. si cantava, dopo Compieta, anche nella Cappella del re di Francia, s. Luigi IX (cf. S. Bäumer [V. BIBLICA.], I, p. 375).
I Francescani l'adottarono, insieme alle altre Antifone mariane, verso il 1249 (Wadding, Annales, III, 208 seg.; cf. Anal. Franc., 3 [1807], p. 275). L'uso di diffuse un po' ovunque. Così il Concilio di Peñafort (1302) la prescrisse per la provincia di Valladolid, «tutti i giorni, dopo Compieta, con le orazioni per la Chiesa, il Papa e il Re» (can. 12: Mansi, XXV, 105). Secondo le Rubricae novae, messe in luce da Giovanni Mercati (Rass. Greg., 2 [1903], coll. 436-40), la consuetudine francescana fu introdotta nel Breviario romano nel 1350 da papa Clemente VI. La riforma di Pio V (1568) ne ha definitivamente disciplinato l'uso: dalla domenica della Trinità alla prima di Avvento.
La musica. - La melodia originale di Ermanno Contratto, nella forma più libera di sequenza (testo in H. Beseler, Die Musik d. M. A., Potsdam 1931, p. 87 [es. 49]), ha subito molte varianti (le forme principali sono: la «domenicana» e la «cistercense»). Nel sec. XVI e sgg. sorgono nuove melodie, specie per effetto dell'Oratorio filippino. Quella semplice, quasi sillabica, di V. tono, ormai popolare, sembra dovuta al p. F. Bourgoing (forma originaria in A. Gastoué, Cours de plain-chant, Parigi 1904, p. 85 seg.; cf. J. de Valois, in La Trib. de St-Gervais, 18 [1912], p. 80). Quella più ornata, di 1 tono, è di Enrico Du Mont, oratorio, m. nel 1684 (cf. Eph. Lit., 60 [1946], p. 86). La melodia antica è però superiore per sentimento e per arte.
Sviluppi vari. - Come antifona dopo Compieta, la S. R., unita a preci ed altri canti religiosi, diede origine, fin dal sec. XIII, ad offici di devozione, extra-liturgici, chiamati, dall'antifona che ne era il centro, Salve (in Francia Salut), cioè saluto vespertino alla Madre di Dio. In certi luoghi tale esercizio di pietà mariana si svolgeva con musica ed organo; verso il Cinquecento si concludeva anche con l'esposizione del S. mo Sacramento. Costumana analoga vige tuttora nel santuario di Einsiedeln.
Ancora oggi a Lione si canta la S. R. nel rito dell'assoluzione dei morti, con i tropari medievali.
Dopo l'Ave maris stella, la S. R. un tempo era il canto preferito dei marinai: così, ad es., per i compagni di Colombo. Famoso è ancor oggi il suggestivo canto vespertino della S. R., con musica polifonica, nell'abbazia di Einsiedeln (già propagandato di Reichenau), ove fu istituito da Giovanni di Lenzingen, cistercense, l'11 a. 1547. Così pure nella celebre abbazia di Monserrato in Spagna.
Valore letterario e religioso. — Per l'invocazione iniziale è da ricordare l'inno di Giovanni il Geometra (sec. x): Χαίρει μου, ὁ Βασίλεχος (Hymni in Deipar., IV: PG 106, 864). V'è, in esso, anche un certo riscontro di pensieri; ma «il S. R. occidentale è di gran lunga superiore per lo slancio del sentimento che supplica fiducioso» (G. Prampolini, Storia Univ. della Lett., II, Torino 1934, p. 298). Tanto dal punto di vista delle parole che della melodia, la S. R. è una di quelle composizioni che equivalgono a tutto un poema» (Pothier [V. BIBLICA.], p. 147), e Dante ne fa riecheggiare la divina dolcezza nel suggerito sfondo della «valletta amena» (Purg., VII, 82).
Commenti. — I quattro sermoni in antiphonaan S.R. (PL 184, 1059-78), attribuiti sia a S. Bernardo di Clairvaux, sia a Bernardo arciv. di Toledo (m. nel 1124), come pure la Meditatio in S. R. (PL 184, 1077-80, e, con varianti in PL 149, 583-90) attribuita ad Anselmo di Lucca (m. nel 1083), sono testi preziosi, ma di dubbia autenticità e di data incerta. Commenti celebri: s. Pietro Canisio, De Maria Virgine, Ingolstadt 1577 (pp. 616-25); Francesco Coster, De cantico S. R., Anversa 1587; s. Alfonso M. de' Liguori, Le glorie di Maria (parte 1°).