SALMODIA. -
I. DEFINIZIONE
Si chiama s. il canto dei salmi e dei cantici della Chiesa. La tradizione liturgica indica tre modi di cantare i salmi, d'onde tre sistemi salmodici: diretto o continuo, responsoriale e antifonico. Il salmo è formato da versetti, ciascuno dei quali consta a sua volta di due membri, separati, nei nostri libri, da un asterisco e rispondenti secondo il parallelismo proprio della poesia ebraica. Il primo membro è a volte diviso in due incisi a causa della sua lunghezza. Ogni versetto è rivestito d'una formula musicale come nel canto strofico, composta di due parti corrispondenti a quelle del verso. La loro struttura consta di tre elementi: intonazione, tenore, cadenza.L'intonazione è un breve disegno melodico che serve ad unire il tenore con l'antifona che lo ha preceduto, o, in mancanza dell'antifona, a dargli una intonazione più o meno solenne. A volte si omette, nella s. semplice dell'Ufficio, p. es., non c'è introduzione che al primo membro del primo versetto. Il tenore è formato da tutte le note dell'unisono comprese fra l'introduzione e la cadenza. Si dice anche dominante. A volte è ornata da podatus d'accento. La cadenza consta della melodia con la quale termina il verso. Incomincia al momento preciso quando la voce si stacca dal tenore. La cadenza con la quale termina la prima parte del verso si dice mediante, ed ha solo una proprietà sospensiva; quella con la quale termina il verso è detta finale, ha generalmente un carattere conclusivo ed è quasi sempre più sviluppata. Nel caso della suddivisione del primo membro la nuova cadenza così introdotta si chiama flexa. Questi tre elementi si trovano in tutte le formole salmodiche, qualunque ne sia lo sviluppo melodico, semplice, neumatico, ornato.
1. Sistema diretto
Tutti i versetti del salmo son cantati di seguito senza interruzione e dai medesimi cantori. Il salmo allora è detto directus, indirectus, tractus. È questa la maniera più semplice di tutte e la più comoda: s. Benedetto la propone per le ore minori e quando la comunità è poco numerosa; ma non precisa il modo di esecuzione. Il salmo è cantato da un solista o dal coro? Il sistema è vario. Presso i monaci egiziani uno solo canta il salmo o la serie dei salmi, mentre gli altri ascoltano in silenzio.Nella liturgia ambrosiana il coro interno canta con voce comune, mentre a Roma l'Ordo Romanus I non indica che un solo cantore, così Amalario a Metz. Propria della s. diretta è dunque la mancanza dell'alternativa e dell'antifona: sine antiphona in directum, dice s. Benedetto. Nell'uso attuale la s. diretta semplice si riduce ad una recita recto tono con una leggera flessione alla cadenza. La forma ornata si trova al Tractus della Messa. Non esistono che due tipi melodici del Tractus: in sol e in re; il primo, forse il più antico, è il più semplice e il più usato, poiché offre al solista una melodia semplice, facile a cantarsi e a ritenersi a memoria. Si riscontrano nel tractus questi caratteri comuni: una formula d'intonazione speciale per il primo versetto: una di cadenza molto più ampia sulle ultime sillabe dell'ultimo verso, un tenore doppio, e, infine, la presenza di più cadenze mediante in ogni verso.
2. Sistema responsoriale
I due altri sistemi appartengono alla s. alternata, dove le voci si rispondono. Qui l'alternativa si realizza fra un solista ed il coro: il solista canta i versetti e il coro intercala una risposta, generalmente breve, di melodia semplice. Questo sistema era comune nei primi secoli e permetteva ai fedeli di partecipare al canto liturgico anche senza una conoscenza perfetta del salterio. I responsori si distinguono per la ricchezza della loro melodia. Fatta eccezione delle melodie semplici come i responsori brevi, o l'Incettatorio, la maggior parte sono ornati: quali i nostri Graduali, gli Alleluia, e ciò si spiega perché queste melodie erano riservate al solista.3. Sistema antifonico
Questo sistema, forse meno antico, prese ben presto un rapido sviluppo, soprattutto nelle comunità monastiche. In Occidente fu introdotto principalmente da s. Damaso e s. Ambrogio. Ai tempi di s. Benedetto era già stabilito definitivamente. Esso consiste nell'alternarsi delle due parti del coro al canto dei versetti del salmo e nel riunirsi al canto dell'antifona al principio e alla fine, a volte anche durante il canto dei versetti. Le formole sono più semplici che nel sistema precedente, ed è questo sistema che porta propriamente il nome di s.Il repertorio gregoriano comprende otto formole salmodiche classificate in otto modi gregoriani (v. CANTO) (con l'aggiunta del « tonus peregrinus » e del « tonus irregularis », ambedue fuori serie, estranei). Questi toni sono determinati soprattutto dal loro tono di recitazione.
Nella s. l'antifona determina il modo e il salmo è cantato nel tono corrispondente. Gli elementi sono identici a quelli degli altri sistemi, benché più semplici. Essi sottostanno a leggi rigorose. a) Nell'intonazione come nelle cadenze i gruppi neumatici sono indivisibili: un gruppo per sillaba. b) Il tenore è unico, ad eccezione del « tonus peregrinus » che ha due tenori. c) Solo le cadenze presentano qualche difficoltà nell'adattamento delle parole alla formula melodica. Il meccanismo ne è tuttavia semplice.
Il medesimo tono salmodico ha più cadenze finali, salvo il secondo e il sesto, i quali non ne hanno che una. Le finali variate sono dette « differentiae » e son destinate a facilitare la ripresa dell'antifona dopo il verso del salmo; e siccome le antifone non incominciano tutte allo stesso modo, è stato necessario modificare la finale delle cadenze per adattarle alle diverse intonazioni delle antifone. Il numero di queste « differentiae » è molto ristretto nell'uso attuale del canto gregoriano; il tono più ricco non ne conta che dieci. Nel canto ambrosiano, invece, sono più numerose; tuttavia ciascuna di esse può essere comune a più toni. Da notare che in questo canto ogni tono ha più tenori possibili, ma non mediante.
II. USO NELLA LITURGIA
La s. diretta si usa nella sua forma semplice alle Ore minori dell'Ufficio del
Alla Messa è usata nel canto del Tractus in una forma ornata. Il Tractus segue una lettura o il canto del Graduale (in seguito alla soppressione della lettura intermedia). Si canta fra la Settuagesima e la Pasqua tutte le domeniche, nelle feste dei Santi e nelle ferie della Quaresima; durante l'anno si trova nel sabato delle Quattro Tempora e nelle Messe dei defunti. Oggi il Tractus non è più cantato da un solista, ma alternativamente, come negli altri sistemi. Non è lecito sopprimerlo né abbreviarlo, non è neppure permesso di recitarlo semplicemente, a meno che l'organo durante il tempo non lo accompagni.
III. S. RESPONSORIALE. - La sua forma più semplice si trova nelle Ore minori dell'Ufficio, dopo il Capitolo: è il responsorio breve, molto corto, quasi sillabico. Il cantore canta il responsorio, il coro lo ripete appresso; poi il cantore dice il versetto e il coro ripete la seconda parte del responsorio, il cantore dice il versetto e il coro ripete tutto il responsorio.
L'Antifonario romano ha conservato melodie diverse per i vari tempi dell'anno. S. Benedetto ha stabilito il responsorio breve non alle Ore minori, ma a quelle maggiori: le Lodi e il Vespro. Lo stesso sistema, un po' più ornato, si ritrova nell'invitatorio e nell'inno Benedictus es del sabato delle Quattro Tempora.
La forma ornata si trova nei grandi responsori del Mattutino, composti come i responsori brevi, ma con un testo più lungo ed una melodia molto più ornata. Questi responsori si cantano dopo ogni lezione. Alcune liturgie monastiche hanno anche un grande responsorio del genere ai Vespri delle feste solenni, al Graduale, all'Offertorio e all'Alleluja delle Messe solenni. Tali brani hanno perduto, oggi, quasi tutta la loro forma di s. Il Graduale è intonato dal solista e continuato dal coro; poi il solista canta il verso e il coro si unisce a lui per cantare la fine del verso a guisa di ritornello. L'Alleluja segue il canto del Graduale ad eccezione del tempo di penitenza. Il solista intona l'Alleluja che è ripreso dal coro e prolungato da un lungo melisma o jubilus, esprimente la gioia; il versetto è poi cantato dal solista e termina con un
jubilus cantato da tutti: poi di nuovo il solista canta Alleluja e il coro continua il jubilus. Il canto dell'Offertorio accompagnava in antico l'offerta del pane e del vino da parte dei fedeli; oggi di questo salmo non resta che una antifona. Solo l'Offertorio della Messa dei defunti ha conservato la forma responsoriale.
IV. S. ANTIFONICA. - Costituisce la parte più importante dell'Ufficio divino. La forma più semplice è usata per i salmi delle differenti Ore. Cantata o semplicemente annunciata l'antifona, il cantore intona il primo versetto del salmo, continuato poi dal primo coro; poi il secondo coro canta il secondo versetto, e così di seguito alternativamente sino alla fine. Solo il primo versetto ha una intonazione, gli altri cominciano con il tenore. Nei cantici evangelici però l'intonazione si fa ad ogni versetto. Esiste negli otto toni una modulazione più ornata per la prima parte del verso, della quale si può far uso nei cantici delle feste solenni.
Questo sistema si trova anche all'Introito e alla Comunione nella Messa. Dell'Introito non resta oggi che l'antifona, il primo verso del salmo e il Gloria. I toni sono più ornati di quelli della s. semplice dell'Ufficio: sono anche i meglio conservati nei manoscritti. Vi si riscontra una intonazione a tutti i versetti ed anche a ciascuna parte del verso; le cadenze hanno un disegno melodico più complesso, la cadenza finale del Gloria Patri è ancora più ornata per preparare la ripetizione dell'antifona.
Le cadenze finali hanno anche la particolarità di non esser toniche ma sillabiche e si adattano al numero delle sillabe e non agli accenti, come nei versetti dei responsori. Il salmo della Comunione, cantato sullo stesso tono dell'Introitus, è oggi completamente scomparso, eccetto che nella Messa dei defunti.
V. S. NELLA POLIFONIA. - Il canto dei salmi ha ispirato anche i polifonisti. Non si parla delle grandi composizioni in forma di cantate o di oratori, che non fanno parte dell'Ufficio liturgico. « Psalmi igitur symphoniaci (di concerto) excluduntur prorsus ac vetantur » (motu proprio di Pio X del 22 nov. 1903). La s. responsoriale ha dato origine ai magnifici responsori del Palestrina, Ingegneri, Vittoria, per non citare che alcuni fra gli antichi. La stessa s. antifonica ha ispirato i musicisti che hanno armonizzato le formole salmodiche in falso bordone. Il canto polifonico è permesso nelle feste solenni: le basiliche romane ne danno un bell'esempio. Pio X nel suo motu proprio
permette di alternare il canto gregoriano del coro con falsi bordoni dei quali esistono numerose formole adattate ai diversi toni dei salmi. Lo stesso Papa permette anche che tutta la s. possa essere cantata in musica, a condizione che sia conservata l'alternativa dei cori.