SALVIANO DI MARSIGLIA

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SALVIANO di MARSIGLIA. - Scrittore cristiano, n. verso il 400. Dopo pochi anni di matrimonio, entrò nel monastero di Lérins (425); divenuto sacerdote, si trasferì a Marsiglia poco prima del 439 e vi morì poco dopo il 480.

Nel 435 pubblico sotto lo pseudonimo di «Timoteo» i libri Ad Ecclesiam, opera di carattere sociologico, in cui sostiene che, per risolvere la questione sociale, tutti i proprietari, specialmente i chierici, debbono fare donazione dei loro beni alla Chiesa ed ai poveri, almeno alla loro morte. La sua opera principale è il De gubernatione mundi in 8 libri, fonte storica di fondamentale importanza per il periodo di decadenza che segui le invasioni barbariche. In essa ribatte l'obbiezione allora tanto in voga, secondo la quale Dio non si cura di ciò che accade sulla terra, poiché altrimenti non si spiegherebbero le sventure del mondo. Difende l'esistenza della divina Provvidenza, servendosi della ragione, della storia e della Scrittura. Dio inizia il suo giudizio sulla terra già nel tempo presente prima della fine del mondo. E a questo punto descrive in modo realistico l'immoralità e la perversità dei costumi dominanti tra i cattolici romani della Gallia, della Spagna e dell'Africa puniti ora con l'invasione dei bar-

bari. Verso questi ultimi accentuata la sua simpatia e ne elogia alcune virtù: « Mutuo amant, omnes paene Romani se mutuo persequuntur » (5, 15); vivono nella castità (7, 64; 107); non conoscono le atrocità del circo e del teatro (6, 35); ritengono crimine la fornicazione, che è invece una gloria per i Romani (7, 24). Come meravigliarsi, dunque, che piovano sventure su di noi (7, 62)? « Ideo (Deus) nos perferre haec mala patitur, quia meretur ut ista patiamur » (4, 54). Si devono incolpare i Romani anche delle eresie dei barbari. Invece ben si dovrebbe riconoscere nei barbari un mezzo salutare di emenda per le nostre turpitudini: « barbari ad emendandam nostramur turpitudinum labem exstiterunt » (7, 94).

Di S. inoltre restano 9 lettere. Le sue opere di correttanza classica, benché con tracce di decadenza latina, sono una testimonianza della sua formazione umanistica.

BIBL. : ediz. PL 53, 25-238; F. Pauly, in CSEL, 8, Vienna 1883; C. Halm, in MGH, Auct. antiqu., I, 1, 1887. Studi di: G. Bardy, s. V. in DThC, XIV, 1056-58; C. Sternberg, Das Christentum des V. Jahr. im Spiegel der Schriften des Salvianus von Massilia, in Theol. St. und Krit., 82 (1909), 29-78, 163-205 (sul cristianesimo nel sec. VI); U. Moricea, S. e la data del De gubernatore Dei, in Riv. filos., 10 (1918), pp. 241-55 (per la cronologia delle opere); L. Rochus, La latinité de Salvien, Bruxelles 1934; M. Iannelli, La caduta di un impero nel capolavoro di S. Napoli 1948.