SAHAK (ISAAC) I, il GRANDE. - Celebre katholikós armeno, n. ca. la metà del sec. IV e m. probabilmente il 7 sett. 439. Fu figlio del katholikós Nerses il Grande e vero patriarca delle lettere armeno. Sotto la sua protezione e quella di Mesrop i «santi traduttori» fecero la versione della S. Scrittura e di notevoli scritti greci e siriaci.
S. divieto katholikós dell'Armenia ca. il 390 e vi restò fino al 420 finché fu deposto dall'imperatore persiano Lezdegard I per motivo dell'ortodossia mantenuta da S. sia contro il paganesimo sia contro l'eresia. S. restò però, come prima, il capo spirituale dell'Armenia. Alcuni anni più tardi S. fu avvertito dal vescovo di Edessa Rabbula del pericolo della dottrina di Teodoro di Mopsuestia, mentre altri vescovi gliela raccomandavano. Un sinodo nazionale armeno, probabilmente nel 435, decise di domandare precise informazioni a Proclo di Constantinopoli, provocando il suo Tomus ad Armenios. S. rispose a Proclo e ad Acacio di Melitene pieno di entusiasmo per l'ortodossia e riconoscendo alla Madonna il titolo di Theotokos. Gli armeni venerano S. come santo.
Sembra che S. non sia stato un autore molto fecondo, benché Koriun gli attribuisce «molti commenti biblici». Mosè di Choren ne ha conservato 3 lettere (Storia Arm. 3, 57). Quelle indirizzate a Proclo e ad Acacio si trovano nel Libro delle lettere (Tiflis 1901); quella a Proclo fu anche edita da A. Vardanian in Wiener Zeitsch. für die Kunde des Morgenlandes, 27 (1913), pp. 415-411. Una costituzione canonica attribuita a S. (cf. F. C. Conybeare, The armenian Canons of St. S., in The American Journal of Theol., 2 [1898], pp. 838-438) contiene probabilmente un nocciolo autentico.