SEDULIO. - Di S. (Caelius o Coelius Sedulius) è incerto il luogo di nascita e il periodo in cui visse.
Dalle «subscriptiones» agli antichi codici Piteano e Lirense, il documento più accreditato della biografia seduliana, si apprende che egli visse al tempo degli imperatori Teodosio II e Valentiniano III; sarebbe nato in Italia, ma in Grecia avrebbe trascorso parte della sua vita. Fu presbitero e forse anche vescovo. Morì con ogni probabilità verso il 449-50 d. C.
L'opera maggiore di S. è il Paschale carmen, o Mi-rabilium divinorum libri (sottotitolo che talora, nei codici più tardi, funge da titolo) in 5 l. (gli antichi studiosi parlano anche di quattro e di tre, ma si tratterà di semplici sviste), una rielaborazione alquanto libera (molto più che in Giovenco) dei quattro Evangelii (II-V II.), cui fa da introduzione il primo libro di carattere apologetico-formativo con larga esemplificazione di episodi miracolistici tratti dal Vecchio Testamento. Allegorie, simbolismi, sovrabbondanza di ornamenti retorici comprimono spesso l'ispirazione poetica, ma non mancano episodi e tratti di un certo interesse (Invocazione a Maria, II, 63-69; Tempesta sedata, III, 46-69; Pesca miracolosa, IV, 109-24). Il Paschale Carmen è in esametri, tranne i vv. 1-16 del I. I. la Praefatio all'opera, ricca di tutti i «topoi» della retorica cristiana. Di scarso rilievo poetico è la Collatio Veteris et Novi Testamenti, in 55 distici di struttura epanaletica; gli antichi studiosi ed editori erano anzi resti ad attribuirla a S.; i moderni invece, pur giudicandola ben povera cosa, hanno comunque optato per l'attribuzione. L'inno ambrosiano A solis ortus cardine è invece, pur nella sua brevità, il capolavoro di S. La Chiesa ne ha riconosciuto i meriti introducendone nella liturgia due brani significativi (strofe I-VII e strofe VIII, IX, XI, XIII). L'attribuzione a S. di un Carmen de Verbi Incarnatione, tentata su prove storiche invero alquanto malferme, urta decisamente contro stridenti divergenze di lingua e di stile. L'unica opera in prosa di S., il Paschale opus, nacque dalla necessità di difendere l'ortodossia del poeta, messa a dura prova dai detrattori della sua opera poetica. Artisticamente è ben povera cosa, ricca com'è di tutti i difetti e di ben pochi dei pregi dell'autore.
S. da «scholasticus» com'era, attinse largamente al mondo classico: Virgilio fu il suo modello preferito; molto imitati Lucano e Persio, l'uno per il gusto dell'orribile, l'altro per i suoi interessi didascalici; seguono nell'ordine Ovidio, Orazio, Tibullo; fra i cristiani solo Prudenzio e Giovenco lasciarono un'eco distinta nella poesia seduliana.
Scarsi consensi suscitò il Paschale Carmen al suo primo apparire. Ma il tempo capovolse il primitivo giudizio della critica. In tale clima ormai favorevole S. si apprestava a ripubblicare la sua opera, quando fu colto dalla morte. Il Paschale Carmen comunque uscì, curato, in questa seconda edizione, dal console Asterio. La fortuna di S. andò poi crescendo nei secoli e oggi si tende a giudicarlo il più rappresentativo dei parafrasi del Vangelo del sec. V. BIBLICA.: edizioni generali: PL 19, 433 sgg.; J. Huemer, Sedulii opera omnia, Vicenna 1885 (CSEL). Studi: J. Huemer, De S. poetae vita et scriptis commentatio, Vienna 1878; J. Candel, De clausulis a S. in eius libris qui inscribuntur Paschale Opus adhibitis, Tolosa 1904; T. Mayr, Studien zu dem Paschale Carmen des christlichen Dichters S., Diss. Monaco-Augusta 1916; C. Weyman, Beiträge zur Geschichte der christlich-lateinischen Poesie, Monaco 1926, p. 121 sgg.; id., La poesia di S., Catania 1945; F. Corsaro, L'opera poetica di S., Catania 1949 e La lingua di S., Catania 1949.