SEVERIANO. - Vescovo di Gabala, m. dopo il 408, fu uno dei principali nemici di Giovanni Crisostomo (Socrate, Hist. eccl., VI, 11; Sozomeno, Hist. eccl., VIII, 10; Palladio, Dialogus de vita s. Joannis Chrysostomi, passim). Gennadio, De vir. ill., 21, lo dice «in divinis scriptoribus eruditus et in homiliis declamator admirabilis». Come predicatore andò a Costantinopoli e cominciò gli intrighi contro Giovanni Crisostomo.
Gennadio conosce di lui una Expositio in epistulam ad Galatas. In realtà però S. ha commentato tutte le epistole paoline: di questi commentari si sono conservati molti frammenti nelle «catene» (v. K. Staab, Pauluskommentare der griechischen Kirche, Münster 1933, pp. 213-351). Come esegeta è rappresentante della scuola antiochena e s'avvicina spesso al suo maestro Diodoro (ibid., p. xxxi). La sua opera esegetica esisteva in due recensioni (ibid., p. xxxiii; H. Emonds, Zweite Auflage im Altertum, Lipsia 1941, p. 372). Una raccolta completa dei suoi sermoni non esiste ancora, molti di questi sono nella tradizione falsamente attribuiti a s. Giovanni Crisostomo, p. es.: sei prediche sull'Hevaemeron vanno sotto il nome del Santo (PG 56, 429 sg.: molti frammenti presso Cosma Indicopleuste). 9 Sermoni si sono conservati in lingue armena (ed. Aucher, Venezia 1827, le omelie 10-15 non sono opera di S.), e alcuni di questi sono stati rintracciati tra le opere del Crisostomo. Sarebbe inutile voler indicare tutte le omelie che gli sono state attribuite con più o meno ragione, bisogna però menzionare l'importanza di S. per l'omiletica occidentale, specialmente per Pietro Crisologo, e forse anche per Vittore di Capua (v. A. Siegmund, Die Überlieferung der griechisch-christlichen Literatur in der lateinischen Kirche, Monaco 1939, p. 130 sg). Del resto Gennadio attesta la traduzione latina di opere di G. (v. P. Courcelle, Les lettres grecques en Occident, Parigi 1943, p. 222). S., che per il suo atteggiamento verso s. Giovanni Crisostomo era rimasto un po' nella penombra (l'Altaner tratta di lui in un paragrafo, che parla degli avversari di Giovanni Crisostomo), in seguito agli studi recenti è diventato una persona di maggiore importanza. S. fu un uomo colto, un teologo ortodosso e un carattere forse ambiguo.

SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia, scritta nel 511 dal suo discepolo Eugippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriose gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però
gesch. Österreichs, I. Innsbruck-Vienna 1935, pp. 47-56; D. Mallardo, Il Calendario Marmoreo di Napoli, Roma 1947, pp. 58 sg., 183 sgg.; Martyr, Romanum, p. 12. Agostino Amore