SAN GIOVANNI IN FIORE. - Abbazia fondata nel 1191 dall'abate Gioacchino il quale, abbandonati i Cistercensi (v. GIOACHINO DA FIORE), si ritirò prima con un solo compagno nella grancia di S. Martino di Canale presso Pietrafitta e poco dopo si rifugiò tra le montagne della Sila florense, dove riunì un piccolo gruppo di monaci sotto la rigidissima Regola florense che risulta già approvata con la bolla di papa Innocenzo III nel 1196.
Una diversa ipotesi è stata affacciata di recente, ma non suffragata da sufficiente corredo documentario (S. Faglia, 1947): essa ritarderebbe la costruzione dell'abbazia al 1223 e l'assegnerebbe ad un fra Giuliano maestro fabbro e che avrebbe importato in Calabria le forme architettoniche già affermatesi a Fossanova e a Casamari.
La chiesa, dedicata al Battista, sorse contemporanea mente al convento, ambedue affiancati sulla riva sinistra del fiume Neto: ma non fu completata secondo i granidosi disegni originari, percepibili oggi in integro nell'abside e nel presbiterio. Di chiaro impianto gotico, dipendente dalle forme borgognone e cistercensi, la costruzione è una grande navata con coro quadrato, illuminato da un complesso di monofore e rosoni disposti a formare una croce, e rappresenta una delle tipiche manifestazioni dell'architettura gotica nella regione. La facciata della chiesa, rimasta verosimilmente incompiuta, è di tipo normanno con portale archiautoc; all'interno, la navata fu totalmente alterata nel Seicento con sovrastrutture barocche. Sul braccio destro del transetto una cappella con vòlte a crociera immette per una ripida scaletta nella sottostante cripta, scoperta e restaurata nel 1931, dove, in un arcologio, furono raccolte le reliquie mortali del protabate. Dell'antico cenobio restano pochi avanzi, in parte rimessi in luce e restaurati alcuni anni or sono. Importanti studi sull'originale iconografia, sulla struttura e sull'importanza artistica del complesso monumentale sono attualmente in corso.